Antonella di Ielsi e la figlia Sara morte per avvelenamento da ricina: ascoltati per ore tre familiari
Scendono sempre più in profondità le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara, entrambe avvelenate con la ricina: per oltre 10 ore sono stati ascoltati l’8 aprile, nella Questura di Campobasso, il marito della donna Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice di 19 anni.
L’interrogatorio è iniziato alle 10 del mattino e si è protratto fino alle 20: le versioni del padre e della figlia sarebbero coincidenti anche se alcuni passaggi non avrebbero convinto del tutto gli investigatori. L’uomo si è detto “tranquillo” e ha sottolineato l’immenso dolore per la perdita della moglie e della figlia. Una terza persona è stata poi interrogata dalle 20 alle 23: si tratta di una cugina di Di Vita del cui colloquio non trapela nulla. Tutti e tre potrebbero essere riascoltati nelle ore successive.
L’indagine, inizialmente partita come duplice omicidio colposo, ha cambiato rapidamente la natura dell’inchiesta dopo i primi dubbi sul quadro clinico. La presenza di tracce di ricina nel sangue delle due vittime, morte tra il 27 e il 28 dicembre, ha dato il via a nuove fasi d’indagine. Entro dieci giorni arriverà la relazione finale dal Centro nazionale antiveleni di Pavia diretto da Carlo Locatelli mentre intanto è stata messa sotto sequestro l’abitazione della famiglia.
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