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Pd e M5S puntano il dito per un selfie, ma dimenticano la loro «galleria degli orrori»

Dalla criminalità organizzata al terrorismo, non manca nulla nell’album dei selfie della sinistra. In alcuni casi si tratta di foto estemporanee, di quelle che ai politici capitano, ahiloro, spesso e volentieri. In altri, di scatti che raccontano una storia, che va al di là del momento. Una «galleria degli orrori», come la definisce FdI sulle proprie pagine social, che dovrebbe suggerire maggiore prudenza – e onestà intellettuale – nel commentare i selfie altrui come avvenuto con quello di Giorgia Meloni con Giuliano Amico, una foto cui la premier si è prestata nella totale inconsapevolezza di chi la stesse chiedendo.

La foto di Gualtieri con il boss di Ostia

In un caso simile è incorso qualche tempo fa il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che fu fotografato con Roberto De Santis, detto er Nasca, considerato uno dei boss della malavita di Ostia poi condannato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La foto fu scattata in campagna elettorale e poi rilanciata qualche tempo dopo da Repubblica. Gualtieri, giustamente, ne rimase indignato annunciando querele perché «non consento – disse – di accostare la mia figura ai poteri criminali». Finì lì. Lo stesso non si può dire di quello che sta accadendo in questi giorni nei confronti della premier, che si trova coinvolta suo malgrado in una situazione analoga: il ventilatore azionato grazie al selfie con Amico non accenna a spegnersi, con la sinistra ben contenta di cavalcare l’onda di fango.

L’ironia di FdI sulla «nuova ossessione della sinistra»

Sul tema dei selfie FdI ha ironizzato con una serie di post sulle proprie pagine social, postando un collage di scatti in cui la premier stringe mani e viene immortalata in situazioni pubbliche: «Nuova ossessione della sinistra: il Presidente del Consiglio riferisca in Aula sui selfie scattati con ogni persona che ha incontrato. Giorgia Meloni chiarisca».

Da Boldrini a Decaro, chi è senza selfie scagli la prima pietra

I toni si fanno un po’ più sfidanti quando si passa ad altre foto: «La sinistra vuole fare il gioco delle foto. Allora perché tace su tutto questo?», si legge a corredo di un collage in cui si vedono una foto della dem Laura Boldrini e una del pentastellato Gaetano Pedullà con Mohammed Hannoun, il presidente dell’associazione palestinesi d’Italia arrestato con l’accusa di finanziare Hamas con i fondi raccolti per iniziative benefiche; di Antonio Decaro abbracciato alla sorella di un boss di Bari Vecchia; di Gualtieri con il già citato De Santis. Nel post si ricorda inoltre una foto in cui si ritrovano insieme Ilaria Salis e un boss della ‘ndrangheta.

La «galleria degli orrori» di Pd e M5S

«Basterebbe che la sinistra aprisse l’album della propria famiglia per scoprire, forse con sorpresa, la sua personale galleria degli orrori», si legge in un altro post di FdI su Facebook, in cui vengono rilanciate in particolare le foto di Decaro, quella di Hannoun e, sullo sfondo, di uno striscione per Alfredo Cospito. Perché, mentre alcuni selfie non raccontano niente, ci sono altre foto che raccontano storie. Nello specifico, lo scatto di Decaro rimanda alla storia raccontata da Michele Emiliano, che disse di aver “affidato” il futuro sindaco di Bari alla sorella del boss, scatenando una comprensibile bufera che necessitò poi di alcune precisazioni sullo spirito di quella frase. Un incidente quindi superato e rispetto al quale nessuno si sogna di appiccare a Emiliano o Decaro l’etichetta di collusi.

Più complicata politicamente la faccenda di Hannoun, coccolato in molti modi dalla sinistra parlamentare e non, finché non è stato arrestato. Lecito in quel caso chiedere conto sul piano politico di certe frequentazioni, che comunque sono state “condonate” dopo alcune tardive prese di distanza. Perché, è noto, della buona fede e dell’ingenuità della sinistra non si può dubitare, mentre per la destra vale sempre il “non poteva non sapere”.

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