Terremoto nel governo: Delmastro e Bartolozzi si sono dimessi. Meloni mette alla porta Santanchè ed è scontro con La Russa
La valanga di No al riforma della giustizia scatena un terremoto riportando a galla tutti i problemi che il governo aveva cercato di nascondere sotto il tappeto nell’ultimo anno e mezzo. Inchieste, gaffe, affari opachi e processi ignorati esplodono tutti insieme nel giro di quattro ore che fanno ballare l’esecutivo provocando una scossa che ha come epicentro il ministero della Giustizia e arriva a quello del Turismo. Alla fine, si contano le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, e l’invito pubblico di Giorgia Meloni a Daniela Santanchè a seguirne l’esempio. Una sfiducia senz’appello che ha provocato non poche tensioni tra la presidente del Consiglio e il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’uomo più vicino alla ministra del Turismo. E nel pomeriggio, per ore, è circolata l’ipotesi – poi rientrata – che anche Nordio facesse un passo indietro. È la cura da cavallo con la quale la presidente del Consiglio tenta di rianimare un esecutivo e una leadership uscite a pezzi dalle urne per la prima volta durante la legislatura. Un repulisti ritenuto necessario per tentare di riavviare un motore inceppatosi improvvisamente, per giunta in un momento delicatissimo sotto il profilo della politica internazionale e del quadro economico.
Un terremoto di quattro ore
Succede tutto tra le 16 e l’ora di cena. Sono quattro ore e mezza di passione, riunioni tesissime, tentativi di chiudere la partita. L’input arriva da Palazzo Chigi e dai vertici di Fratelli d’Italia: devono lasciare tutti e tre. Delmastro e Bartolozzi eseguono dopo un incontro con il ministro Nordio, che ha tentato in tutti i modi di convincere la “zarina” della Giustizia a restare. Di fronte a una scelta presentata come irrevocabile anche il Guardasigilli ha evocato, per qualche ora, la possibilità di un suo addio. Mentre i vertici di FdI, su ordine di Meloni, hanno iniziato un pressing per spingere anche Santanchè al passo indietro. Di fronte alla resistenza della ministra, Meloni è venuta allo scoperto con una nota ufficiale nella quale ha ringraziato i due dimissionari auspicando che “sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa” dalla ministra.
Il braccio di ferro Meloni-La Russa
Sulla posizione di Santanchè, in serata, è esploso un braccio di ferro tra la premier e il presidente del Senato La Russa sulle dimissioni di Santanchè, apprende il Fatto da una fonte a conoscenza della questione. L’invito pubblico alla titolare del Turismo è frutto delle resistenze per non dimettersi. Così intorno alle 20 è partito un vero e proprio scontro anche istituzionale tra la premier e La Russa, la persona più vicina a Santanchè e a cui sarebbe stato affidato il compito di convincere la ministra a dimettersi.
Pomeriggio di fuoco al ministero
Un uragano che arriva, tra l’altro, alla vigilia del question time del ministro della Giustizia – stasera doveva al Tg1, ma la sua intervista è saltata – che è stato chiamato da Pd e Avs a rispondere in Parlamento sul caso Bisteccherie d’Italia sollevato da Il Fatto. Una richiesta, quella dei vertici del governo recapitata a Nordio sul vice e la sua “zarina”, che però ha provocato tensioni al ministero della Giustizia: nel pomeriggio è stato duro lo scontro all’interno di via Arenula. Delmastro infatti non avrebbe voluto fare un passo indietro e Bartolozzi ha fatto resistenza, difendendolo e chiedendo al Guardasigilli di fare un’uscita pubblica per blindare il sottosegretario. È andata diversamente e potrebbe non essere finita: Santanchè, in attesa della pronuncia sul rinvio a giudizio per il caso della truffa all’Inps in periodo Covid, è ormai messa alla porta. Mentre dopo una lunga giornata di riunioni, tira e molla e tensioni al ministero, il Guardasigilli ha fatto sapere che non si dimetterà: andrà avanti fino alla fine della legislatura. Ma è fortemente azzoppato dopo il passo indietro di Bartolozzi e del sottosegretario meloniano.
L’input di Meloni, ma Santanchè fa resistenza
La presidente del Consiglio, all’indomani del voto, ha chiesto di “stringere i bulloni” nel governo. In via della Scrofa è andata avanti a lungo una riunione con i big e i vertici di Fratelli d’Italia. Sono state fatte pressioni fortissime per far dimettere anche la ministra del Turismo. Ma lei ha fatto resistenza: non ha intenzione di fare un passo indietro. E ha fatto sapere che la sua agenda dei prossimi giorni è confermata. Come a dire: non mi muovo. Così alla fine è arrivata la reazione di Palazzo Chigi con una nota irrituale e irremovibile: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.
Delmastro all’angolo per lo scoop del Fatto
“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza”, ha detto Delmastro annunciando il passo indietro dopo che Il Fatto aveva raccontato di come avesse fondato una società insieme alla figlia di Mauro Caroccia, condannato con l’accusa di essere il prestanome del clan Senese, e altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia. “Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto – ha aggiunto – che nutro verso il governo e verso il presidente del Consiglio”.
I guai della zarina
Con lui, lascia anche la capa di gabinetto Bartolozzi. Era finita nella bufera per le frasi pronunciate durante la campagna referendaria, quando aveva definito la magistratura “un plotone d’esecuzione”. A fine febbraio, aveva anche ricevuto l’avviso di conclusione indagini per la vicenda Almasri: l’accusa nei suoi confronti è quella di false informazioni ai pm rese quando, nel marzo 2025, aveva spiegato al Tribunale dei ministri la sua versione della liberazione e del rimpatrio del capo della polizia giudiziaria libica, avvenuto a gennaio.
E quelli di Santanchè
Intanto, come detto, la scossa decisa dalla presidente del Consiglio potrebbe abbattere anche la posizione di Santanchè, invischiata in diversi guai giudiziari da molto tempo. La richiesta di processo per truffa all’Inps per la ministra risale a quasi due anni fa, al maggio 2024. Ci sono state più sospensioni e rinvii: eccezioni varie, cambio di avvocato e infine atti alla Consulta sull’inutilizzabilità di alcuni atti. Lo scorso 20 febbraio la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha deciso un ulteriore rinvio a ottobre perché non è stata ancora fissata udienza. Santanchè, nel frattempo, è già a processo per false comunicazioni sociali nel caso Visibilia. Ed è indagata per bancarotta per il crac Bioera. Meloni, orientata verso una strambata pesante dopo la bocciatura della riforma della giustizia, di fronte alle resistenze della ministra è arrivata all’ultimatum pubblico: una sfiducia totale, un invito ad andarsene. A mollare la presa della resistenza.
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