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Cristina Bucsa, la campionessa senza social (o quasi)

Cristina Bucsa è la voce fuori dal coro per eccellenza all’interno del circuito WTA. E lo è per diversi motivi, che avremo modo di snocciolare via via. Prima, però, rimaniamo sull’attualità, anche perché la spagnola – nella notte italiana tra domenica 1 e lunedì 2 marzo – nel giro di poche ore ha vinto il titolo sia in singolare che in doppio al Mérida Open Akron 2026, WTA 500 che si svolge nella città dello Yucatan. In ordine cronologico ha superato 6-1 4-6 6-4 la polacca Magda Linette – assicurandosi la prima affermazione in carriera all’età 28 anni – e in coppia con la cinese Xinyu Jiang ha battuto il sodalizio anglo-neerlandese composto da Maia Lumsden e Isabelle Haverlag. Per farla breve, una giornata da sogno per la classe 1998, che a coronamento di tutto ciò festeggia anche il best ranking al n. 31.

I miglioramenti di Cristina Bucsa sono sotto gli occhi di tutti e non è un caso che nel giro di pochi mesi abbia raggiunto due finali, compiendo un percorso in crescendo. A novembre del 2025 si è arresa nell’ultimo atto all’Hong Kong Open (torneo di categoria 250) contro Victoria Mboko, riuscendo comunque a strapparle un set, mentre a Merida ha vinto il titolo in un ‘500’ con tanto di primo successo contro una top 10. Che nel caso specifico, purtroppo, è stata Jasmine Paolini in semifinale. Chi segue questa ragazza da diversi anni, però, sa benissimo come il cammino sia stato tortuoso e complicato – anche per alcune sue scelte particolari – e conoscendo la sua storia non nascondiamo di aver fatto il tifo perché finalmente potesse mettere la propria bandierina sulla mappa del circuito WTA.

Cristina Bucsa, la nascita in Moldavia e l’assurda richiesta alla WTA

E nel caso di Cristina Bucsa è proprio il caso di parlare di bandiera. Da più di 10 anni – in particolare dal 2015 – rappresenta la Spagna, suo Paese d’adozione, a cui ha anche portato in dote la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024 in coppia con Sara Sorribes Tormo contro Karolina Muchova/Linda Noskova (Repubblica Ceca). La sua terra natia, però, è la Moldavia (o Moldova per dirla in lingua originale), nazione per cui ha giocato dal 2013 al 2015, in attesa di ricevere il passaporto iberico.

Nata il 1° gennaio 1998 a Chisinau, capitale della Moldavia, all’età di 3 anni si sposta con la madre Tatiana in Spagna, dove il padre Ion – figura che ritornerà più e più volte in questo racconto – si era trasferito qualche mese prima per lavorare come custode presso la tenuta del Palacio de Los Hornillos di Las Fraguas, teatro del celebre film ‘The Others’ con Nicole Kidman. La famiglia successivamente si trasferisce a Torrelavega, in Cantabria, dove tutt’ora fa base.

L’integrazione è ottima da parte di tutto il complesso familiare, al punto che Ion si fa chiamare Ivan da quando si è trasferito in Spagna, ma la stessa Cristina Bucsa sembra quasi aver ‘tagliato i ponti’ con la Moldavia. La certificazione arriva nel 2024, quando la ragazza, allora impegnata in Australia al Brisbane International, manda una mail alla WTA per chiedere che il suo cognome durante il commento venga pronunciato esattamente come si scrive, quindi con la S e non in romeno con la ș (che si leggerebbe ‘sh’).

Ion Bucsa, da olimpico di Biathlon a ‘tuttofare’ per la figlia

Dicevamo del padre. Ion Bucsa, prima di trasferirsi in Spagna – ma per la verità anche durante la sua presenza nella penisola iberica – è stato un atleta olimpico. Per la Moldavia, infatti, ha fatto il portabandiera alle Olimpiadi Invernali di Nagano 1998 e Salt Lake City 2002, gareggiando rispettivamente 10 km e nella 20 km di Biathlon (71° e 70°) e nella 30 km di Sci di Fondo (67°). Poi, però, si è dedicato totalmente alla causa di Cristina e da autodidatta – conoscendo il giusto sul tennis, che in questo caso probabilmente equivale al nulla – è diventato il suo allenatore.

Il rapporto tra i due è sempre stato idilliaco e Cristina Bucsa – nelle innumerevoli interviste rilasciate nel corso degli ultimi anni – lo ha sempre sottolineato. Ion ha applicato le sue conoscenze, apprese da altri sport, al tennis. Lei invece, si è totalmente affidata al padre, rinunciando anche a rimanere al Centre d’Alt Rendiment de Sant Cugat a Barcellona per tornare a Torrelavega, a casa sua. Il ribattezzato Ivan è passato dal tenerle i conti per il punteggio quando era troppo piccola per farlo, al diventare allo stesso tempo coach, personal trainer, osteopata, fisioterapista, massaggiatore, preparatore fisico e nutrizionista. E di fatto è anche colui il quale si occupa della ‘comunicazione’.

Cristina Bucsa, senza social (quasi)

E qui arriva un altro punto di rottura tra Cristina Bucsa e il resto del mondo del tennis (ma verrebbe da dire dello sport in generale). Proprio sulla comunicazione. Sì, perché la classe 1998 – in un mondo in cui c’è una dipendenza dai social e ormai si dà il telefono in mano ai bambini di pochi mesi – vive tranquillamente senza alcun media. O meglio, non ha un account ‘Instagram’ e nemmeno un profilo ‘X’, rimanendo lontana da qualsiasi tipo di distrazione. L’unico ‘strumento’ di cui si serve è ‘Facebook’, che utilizza per contattare altre tenniste per cercare compagne di doppio. E lei stessa ha ammesso in più interviste di poter vivere tranquillamente senza uno smartphone.

Cristina Bucsa, senza sponsor (per tanto tempo)

E non finisce qui. Per tantissimi anni, infatti, Cristina Bucsa non ha avuto uno sponsor, neanche quando ha scalato il ranking WTA. Prima erano i vari marchi che non la consideravano e che magari le promettevano di inviarle delle racchette ma poi non si facevano più sentire. Poi, quando il padre Ion – sì, sempre lui – è stato contattato da diverse aziende, in comune accordo con la figlia hanno gentilmente declinato le varie offerte arrivate sul tavolo. Per lungo tempo ha fatto affidamento su 3-4 racchette e ‘7 gonne e 7 magliette’ che le duravano qualche anno.

Cristina Bucsa – WTA Merida 2026 (@MeridaOpenAkron)

Al suo esordio a Wimbledon 2019 si presentò addirittura senza scarpe, perché le ordinò online, ma arrivarono un paio di occhiali. E allora ebbe la grande idea di andare alla Decathlon a prenderne un paio da golf. Per la verità, da qualche mese a questa parte collabora con il marchio di abbigliamento County Club by Dasha, che ha base a Singapore ed è stato fondato dall’ex giocatrice Dasha Berezhnaya. Ma solo perché è in linea con i suoi gusti, dal momento in cui è specializzato in abbigliamento di ispirazione asiatica e lei è appassionata dell’Hanbok (il tradizionale vestito coreano).

Cristina Bucsa, poliglotta e appassionata della cultura coreana

Quanto abbiamo detto di Cristina Bucsa basterebbe per scrivere un libro, e invece ci sono altre curiosità che vale la pensa raccontare. Innanzitutto è poliglotta, dal momento in cui parla fluentemente spagnolo, romeno, inglese e francese. E sta studiano il coreano, anche per la sua passione per l’Hanbok e per il K-Pop. Con la madre Tatiana è solita fare ‘scommesse’, che spesso vince anche perché sono collegate con i suoi risultati in campo: una di queste ha portato ad un aggiunta in famiglia, quella del gatto Jerry.

La sua superficie preferita è l’erba, come ha spesso dichiarato nelle interviste rilasciate nel corso degli anni, anche se curiosamente non ci ha mai raggiunto finali né in singolare né in doppio. Infine, uno dei suoi modelli di riferimento è Kim Clijsters, che si è presentata sugli spalti durante il suo match contro Danielle Collins allo US Open 2022 e successivamente le ha detto di ricordarle sé stessa da giovane.

E il futuro? Cintura nera di Karate e (magari) psicologa

Cristina Bucsa per la verità è ancora giovane e di fronte a sé ha parecchi anni di carriera, ma può darsi che abbia già pensato a cosa fare dopo il ritiro. A precisa domanda, qualche anno fa rispose che, avendo già praticato karate da giovane ed essendo cintura blu, vorrebbe continuare in questo percorso per provare a prendere anche la cintura nera. O magari potrebbe avere un futuro da psicologa, dal momento in cui è la mental coach di se stessa, anche grazie agli studi che sta portando avanti parallelamente alla carriera da tennista. Quel che sarà della 28enne spagnola non lo sa nessuno, forse nemmeno lei, ma quel che è certo è che il presente è roseo e una vita così ‘particolare’ non può che regalarci altri colpi di scena.

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