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Referendum, a Castellammare di Stabia il faccia a faccia tra il giudice che condannò Berlusconi e il magistrato che si candidò nel centrodestra

Chi ha avuto l’idea di organizzare un dibattito tra le tesi del No e del Sì al referendum sulla riforma della giustizia tra Nicola Russo, il giudice che condannò Silvio Berlusconi, e Luigi Bobbio, il giudice che si candidò con Silvio Berlusconi? Eccolo, in vestito e cravatta scura, il presidente del circolo nautico di Castellammare di Stabia, Giovanni De Angelis. Sorride felice per la sala stracolma di spettatori consapevoli dell’eccezionalità dell’evento. Presidente, come ci è riuscito? “Senza difficoltà, li ho invitati qui e hanno accettato in breve tempo, sono due cari amici e di Bobbio sono stato pure assessore a Castellammare”.

Senza volerlo De Angelis tira in ballo uno dei motivi che ha reso piccante l’attesa dell’appuntamento serale del 26 febbraio: i marcati trascorsi politici di Bobbio che ne fanno un’ultrà della riforma Nordio. Senatore del centrodestra nel 2001 (fu autore dell’emendamento anti-Caselli alla Dna), presidente provinciale di An, sindaco di Castellammare nel 2010 e riproposto al tavolo Fdi-Forza Italia-Lega nel 2024 (dovette rinunciare per i vincoli della riforma Cartabia), l’ex pm della Dda di Napoli Bobbio, ora giudice civile a Nocera, è uno che a Giorgia Meloni dà del tu dal 2008. Da quando ne era capo di gabinetto al ministero delle Politiche giovanili.

Di Russo invece si sa che nemmeno trentenne aderì a un comitato per l’Ulivo e Romano Prodi premier. Circostanza che segnalò in una lettera al presidente del Tribunale di Napoli, quando si ritrovò nel collegio del processo a Berlusconi per la compravendita dei senatori. Il presidente gli rispose che non c’era materia per astenersi, non era ancora entrato in magistratura. Nel 2024 qualche sito locale pubblicò la notizia, rimasta nell’alveo delle indiscrezioni senza riscontri, che il centrosinistra lo aveva sondato per candidarlo a sindaco: aveva da poco concluso la sua esperienza al dipartimento affari generali del Ministero di giustizia.

Questa lunga premessa solo per ricordare che il tema dei rapporti tra politica e magistratura è uno dei nervi scoperti di questo referendum, e che Russo e Bobbio hanno distanze siderali anche su questo punto. E per farli sedere uno accanto all’altro, il giornalista Vincenzo Lamberti ha vestito i panni del ‘moderatore’ nel senso più letterale: regole d’ingaggio fissate in anticipo, domande concordate ed uguali, tempi contingentati.

Ne è venuto fuori un confronto di buon valore tecnico-giuridico e di scarso mordente polemico. Chi era venuto coi popcorn per vederli azzuffare, si è dovuto ricredere. Ed accontentarsi di ascoltare poche frecciatine. Succede quando Bobbio, che ricorda di aver provato a legiferare sui due concorsi distinti per pm e giudice, dice di essere in disaccordo con l’Anm che lamentò “le interferenze della politica sulla magistratura, quando noi all’epoca (ministero Castelli, ndr) subimmo, come stiamo subendo adesso, una pesante interferenza della magistratura sulla politica”. E quel “noi” diventa un assist a Russo che parla di lapsus freudiano e chiede: “In che veste interviene, da politico o da magistrato”? Bobbio: “In veste di sostenitore del comitato per il Sì”. Ineccepibile.

Il Bobbio ‘politico’ non è infatti uno sprovveduto. Si vede nell’appello finale, quando ritiene “inaccettabile che questo sia un referendum pro o contro il governo, è una battaglia che il governo si intesta per un principio di civiltà, avere la certezza della totale estraneità tra chi emette la sentenza e chi fabbrica l’accusa”. L’odore del rischio di sconfitta suggerisce di mettere al riparo l’esecutivo.

Russo invece “invita ad andare a votare in maniera libera, comunque votate sarete persone per bene”, parole che Bobbio interpreta come una critica al procuratore Nicola Gratteri. “Gratteri intendeva dire altro”, precisa il giudice del No, che conclude con un elogio della Costituzione baluardo dei diritti civili e dell’uguaglianza dei cittadini “quale che sia il loro colore e il loro orientamento sessuale e religioso”, una Costituzione grazie alla quale “è cresciuto il catalogo dei diritti, dei lavoratori, del fine vita, del cambiamento del proprio sesso”. Qui Bobbio, che su questi argomenti ha una sensibilità marcatamente di destra, non riesce a trattenersi: “Peccato che deve essere il parlamento…”. “Taci, non rovinare questo dibattito”, l’unico attimo in cui Russo pare perdere la calma. Troppo poco per chi era venuto coi popcorn.

L'articolo Referendum, a Castellammare di Stabia il faccia a faccia tra il giudice che condannò Berlusconi e il magistrato che si candidò nel centrodestra proviene da Il Fatto Quotidiano.

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