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Migranti non idonei ai Cpr, l’esperto sui medici indagati: “Mai successo per i malati finiti nei centri, morti compresi”

A Ravenna sei medici sono indagati per aver certificato la non idoneità di alcuni stranieri irregolari all’ingresso in un Centro di permanenza per il rimpatrio. L’ipotesi è quella di falso ideologico in atto pubblico. In altre parole, avrebbero attestato consapevolmente una cosa non veritiera, cioè una patologia o un rischio per la salute inesistenti. L’Ordine dei medici ha ricordato che “il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica”. La Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), ha evidenziato che “la patogenicità dei Cpr è un dato scientifico, non un’opinione”. Della SIMM fa parte anche l’infettivologo Nicola Cocco, che dentro i Cpr d’Italia ci è stato tante volte. “I medici del Servizio Sanitario Nazionale sono chiamati a una valutazione complessa, che nel nostro Paese si risolve con la sola esclusione di eventuali patologie infettive nel 95% dei casi”, spiega il medico, che oggi fa parte della rete Mai più lager – NO ai Cpr. “Le vere valutazioni non conformi sono state semmai quelle che, negli ultimi anni, hanno dichiarato idonee tante persone con gravi patologie mentali o fisiche”. Ma per quelle nessuno è mai stato indagato.

Dottor Cocco, cosa pensa dell’indagine di Ravenna?
La questione centrale è come venga messa in discussione l’autonomia di giudizio di medici che hanno il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza. I colleghi di Ravenna, ai quali va tutta la mia solidarietà, hanno espresso un parere clinico che evidentemente non è conforme agli obiettivi dell’amministrazione sull’immigrazione. Ma il Codice Deontologico della professione sancisce l’indipendenza del giudizio clinico, che deve rimanere fondato su competenze mai subordinabili ad altre esigenze.

Cosa dice la normativa vigente per queste valutazioni?
La direttiva ministeriale del 19 maggio 2022 richiede una valutazione d’insieme, per escludere problemi di salute o rischi per la salute prima dell’ingresso nel centro. Non devono esserci malattie infettive, disabilità, disturbi psichiatrici o patologie cronico-degenerative che non possano ricevere le cure adeguate nei Cpr. Dove, ad esempio, non c’è un vero ambulatorio medico, ma un presidio sanitario con infermieri e un medico presente poche ore al giorno. Valutate le vulnerabilità fisiche, psichiche e sociali del soggetto, il medico si esprime sulla sua compatibilità con il regime di vita ristretta.

Come si fa a provare il falso ideologico?
Ah, questo non lo so. Ma credo che i magistrati abbiano davanti un compito difficile. Immagino servirà una controperizia, ma non so quanto attendibile visto che si tratta di valutazioni riferite a un preciso momento della vita della persona e difficilmente ripetibili. A meno di rilevare reati o atti contrari al codice deontologico non mi pare una strada percorribile.

Cosa significa valutare l’idoneità a un Cpr in “scienza e coscienza”?
Significa utilizzare le conoscenze medico-sanitarie integrandole con la consapevolezza dei luoghi di destinazione. Se un medico conosce l’evidenza scientifica sulla patogenicità della detenzione amministrativa, non può ignorarla nell’atto clinico. La letteratura internazionale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche in pubblicazioni recenti, confermano da anni che i centri di detenzione per migranti sono di per sé patogeni.

Che vuol dire?
Che sono luoghi che generano attivamente malattia, anche mentale. All’interno dei Cpr italiani assistiamo a una sommatoria di degrado igienico-sanitario, violenza e autolesionismo. È una realtà che ricorda lo stato di abbandono dei manicomi descritto da Franco Basaglia. L’OMS definisce la detenzione dei migranti come “harmful”, dannosa per la salute anche a lungo termine dopo il rilascio. Altri studi hanno definito certi contesti come “luoghi torturanti”.

Lei ha partecipato a ispezioni in in otto diversi Cpr, più volte. Cosa ha visto?
Ho incontrato persone con scabbia, diabete scompensato gestito in maniera inadeguata, traumi incompatibili con le barriere architettoniche di luoghi dove le stampelle non sono ammesse perché considerate pericolose. Poi una quantità incredibile di soggetti con problemi di salute mentale fortemente sedati per l’ormai noto abuso nella somministrazione di psicofarmaci. Nel Cpr di Bari mi è capitato un cieco assoluto con un’idoneità firmata da un oculista. Per dire quanto i medici siano consapevoli di cosa sia veramente un Cpr. A Macomer ho seguito per oltre un anno la vicenda di un uomo che credeva di essere Richard Nixon, che era lì perché lo imponeva la Bibbia e che i suoi familiari lo aspettavano su una barca nel porto. Sempre confermato come idoneo, per 12 mesi, nonostante il quadro psicotico evidente.

Nel Cpr di Gjadër, in Albania, hanno dichiarato non idonea una persona che veniva dal centro di Milano
Nel Cpr di Milano quell’uomo per nove mesi non si era mai lavato e parlava da solo; avevamo video che dimostravano il suo stato. Eppure l’idoneità non è mai stata rivalutata in Italia. Solo in Albania la commissione per le vulnerabilità ha accertato in due giorni l’incompatibilità. La cosa più grave è che, una volta dichiarato vulnerabile, non è stato preso in carico dai servizi di salute mentale, ma riportato in Italia, a Bari, e lasciato per strada.

Casi isolati?
No, posso dire che si tratta della norma. Di eccezionale c’è che queste cose si riescano a sapere all’esterno. Ma anche a questo il governo sta provvedendo con una stretta all’uso dei telefoni, già limitato nella maggior parte dei centri.

Ci sono mai state indagini sui medici che hanno dichiarato idonee persone che non lo erano?
Assolutamente no. Non c’è mai stato un medico indagato per aver dichiarato idonee persone che non lo erano. Nemmeno nei casi in cui la detenzione si è trasformata in tragedia, come nel caso di Moussa Balde, il 23enne che si è tolto la vita nel centro di Torino (un anno in primo grado per omicidio colposo alla dirigente, ndr), del 25enne morto pochi giorni fa a Bari per “arresto cardiaco”, si è detto. Spero si indaghi bene sulle cause, che spesso risiedono proprio nelle condizioni dei Cpr.

Il nuovo disegno di legge del governo limita le ispezioni parlamentari.
Non solo: ai consiglieri regionali si vuole impedire del tutto. È un tentativo di chiudere anche quel “mezzo occhio” che ancora filtrava la luce in questi buchi neri del diritto. Impedire l’accesso a parlamentari e consiglieri significa eliminare ogni trasparenza su luoghi di violazione dei diritti. La classe dirigente che ha creato questo “mostro”, e non parlo solo dell’attuale governo, è consapevole di ciò che accade all’interno e non vuole che l’esterno lo sappia.

Esiste davvero una persona “idonea” a posti come questi?
Da infettivologo, da esperto di sanità pubblica, da esperto di medicina penitenziaria e medicina delle migrazioni, la mia risposta è no, non si può essere idonei a un luogo patogeno. Il vero problema non è il dito, ovvero le certificazioni dei medici di Ravenna, ma la luna nera: i Cpr e la stessa detenzione amministrativa, istituti di deumanizzazione e razzismo istituzionale che non possono essere migliorati, riformati o monitorati: possono solo essere aboliti.

L'articolo Migranti non idonei ai Cpr, l’esperto sui medici indagati: “Mai successo per i malati finiti nei centri, morti compresi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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