Moise Kouamé: “Ora inizia la parte più difficile, spero già di avere il livello per giocare gli Slam”
Il nuovo prodigio del tennis francese, la stellina in fasce che già brilla di luca tennistica propria e autonoma. Moise Kouamé è molto più di una speranza per la Francia, è una concretezza di futuro che vede finalmente risplendere e intonare la Marsigliese nei campi da tennis più scintillanti come fu in passato. Se poi le ambizioni dichiarate verranno rispettate, e la personalità esondante venisse tutta fuori, ci sarebbe da divertirsi parecchio.
Dopo l’esordio rumoroso a sedici anni nell’ATP 250 casalingo di Montpellier, con le qualificazioni superate brillantemente prima del KO con Kovacevic per (5)6-7 6-2 6-2, il giovanissimo ragazzo francese – nato il 6 marzo del 2009, primo della sua classe anagrafica a conquistare punti ATP – si è concesso una chiacchierata con l’Equipe. Nell’intervista, Moise ha descritto le sensazioni emotive di questa prima volta tra i grandi. Oltre a cesellare un accurato programma d’intenti ideato per i prossimi mesi e puntellato in vista delle successive stagioni. Fondamentali per plasmare la sua vita futura nel mondo professionistico.
Una crescita che parte inevitabilmente anche dall’accettazione dei bassi. Con cui bisogna gioco forza fare i conti quando si è agli inizi: “C’è stata molta intensità fisica nel primo set. Entrato in campo, ero davvero felice di poter ricevere ancora una volta un tale incoraggiamento e così tanto supporto dai tifosi. Con l’andare della partita però ho fatto molta più fatica sul piano fisico, gli ultimi due set sono stati veramente duri. D’ora in avanti, tuttavia, quello che ci aspetta è semplicemente bello. Un lavoro che non vedo l’ora di scoprire dove mi porterà prossimamente“.
La gestione del pubblico
L’atmosfera caldissima che ha accompagnato la triplice performance di Moise non lo ha lasciato indifferente, spingendolo a dare ulteriormente il massimo: “Quando le energie si stavano esaurendo mi sono detto che dovevo spingermi al limite, per divertirmi e galvanizzare il pubblico. Ho provato a restituire loro qualcosa, a regalargli un luccichio negli occhi con qualche colpo spettacolare“. Ed è unicamente grazie alla carica assorbita dagli spalti che Kouamé è riuscito a cancellare due match point e procurarsi l’unica palla break della sua partita, proprio mentre Kovacevic stava servendo per il match. Nonostante poi il risultato finale non sia stato quello auspicato, il modo in cui ha gestito il rapporto con i tifosi lo rende orgoglioso: “Alla fine non ha funzionato, ma ho amato le dinamiche vissuto in campo. L’ambiente in cui ho giocato è stato fantastico. Nel primo set, il pubblico mi ha spinto oltre le mie attuali possibilità. Mi hanno incoraggiato ad esprimermi al meglio, per cui volevo avere un atteggiamento positivo fino all’ultimo perché non avevo intenzione di deluderli“.
Un apporto dagli spalti così imponente, quando si è molto giovani e poco avvezzi a vivere certe esperienze, cela il rischio che si sprigioni un’eccessiva carica divenendo controproducente. Una probabilità sempre dietro l’angolo, come gli è puntualmente successo nel secondo turno delle quali (vittorioso sul connazionale Chidekh) quando ha scaraventato una racchetta sui teloni di fondocampo. Ma saper riprendere la retta via quando si è commesso un piccolo inciampo, a sedici anni è molto più complesso che commettere un banale errore. Eppure Kouamé ha immediatamente compreso la devianza: “Ero rimasto profondamente deluso da quel comportamento, sono orgoglioso di essermi rifatto“.
Il sentimento di naturalezza nell’appartenere ad uno specifico percorso
Quando dentro di te avverti qualcosa di speciale, di diverso, in un certo senso unico a determinate latitudini. Ma soprattutto, quando sai che lavorando in una certa maniera abbinata alle tue qualità atletiche e tecniche, raggiungerai traguardi di rilievo, la sorpresa di certe prestazioni non è poi così sorprendente: “La mia prestazione nel primo set è mi è piaciuta tanto, ma non mi ha sorpreso perché mi alleno ogni giorno per arrivare a fare queste partite in questi tornei. Ho approcciato alla partita con una tattica chiara ed efficace, oltre ad una grande fiducia accumulata durante l’ultimo periodo” – prima di Montpellier era reduce da 10 vittorie consecutive – Non sono rimasto così sbalordito dalla mia prestazione, ma è chiaro che ho osservato nitidamente le principali aree dove devo migliorare. Cosa ho fatto meglio, cosa invece peggio. Ho tutte le informazioni per tornare a lavorare ancora più forte e diventare una versione migliore di me“.
Dove migliorare
La resistenza sembra la prima importante fase di progresso che il francese sta ricercando, per implementare il suo tennis verso l’alto: “Fisicamente non devo durare uno, due set o presto tre, ma ogni volta che scendo in campo deve essere capace di reggere quattro o cinque set. Dovremo ancora lavorare per portare la mia capacità di gioco ad esprimersi dopo tre, quattro o cinque ore di gioco. E questo passaggio passa per forza di cose da un miglioramento fisico perché dovrò essere pronto per ciò che mi attende“. Se quindi bisognerà lavorare tanto sul fisico, non è che la parte mentale sia già perfetta. Anch’essa necessita di un processo di progressione: “Mentalmente devo migliorare ulteriormente in termini di atteggiamento. L’abbiamo visto con il secondo turno delle qualificazioni. Ci sono partite in cui riesco a controllarmi un po’ meno“. Infine la parte tecnica che tuttavia è direttamente collegata alla precedente aree di sviluppo: “Nell’ultima partita penso che mi sia mancato un po’ il servizio, soprattutto nel secondo e nel terzo set Le mie seconde palle sono state troppo morbide, ma credo sia dovuto anche al calo fisico“.
L’imminente futuro
Del domani non v’è certezza, come disse in un passato remoto un nobile esponente della signoria fiorentina, ma ciò che Kouame riconosce con assoluta sicurezza è il l’imminente domani: “So che la parte più difficile inizia ora. Adesso dovrò lavorare ancora più duramente e ancora più a lungo. L’intera stagione non è stata ancora pianificata. Sicuramente giocherò due Challenger, a Pau e Lille, poi spero di avere il livello per giocare i 250, i 500, i 1000 e chissà magari anche gli Slam. Ma se voglio giocare questi eventi, devo lavorare per essere pronto a farlo“.