Corteo per Askatasuna, in 50mila sfilano per il centro di Torino. Scontri in corso Regina Margherita
Si è aperto con lo striscione “Torino è partigiana. Askatasuna vuol dire libertà” il corteo che ha sfilato per le vie del centro città nel pomeriggio di sabato 31 gennaio in solidarietà con lo sgombero del centro sociale di corso Regina Margherita 47 avvenuto lo scorso 18 dicembre.
Circa 50 mila persone sono scese in piazza tra studenti, comitato di quartiere “Vanchiglia insieme”, sindacati, il fumettista Zerocalcare, qualche politico tra cui il deputato Avs Marco Grimaldi e rappresentanti di realtà provenienti da tutta Italia e dall’estero che dal primo pomeriggio si sono radunati in tre punti diversi, le due stazioni di Porta Susa e Porta Nuova e la sede universitaria di Palazzo Nuovo, per poi ricompattarsi sul lungo Po Cadorna e marciare verso Vanchiglia.
“Oggi è una giornata importante come abbiamo detto in queste settimane non è una giornata di fine anzi è una giornata di inizio”, dichiarano al microfono alla partenza del corteo. “Un inizio per costruire un’opposizione reale al governo Meloni che parta dai quartieri come quello di Vanchiglia che si estenda a tutta l’Italia. L’obiettivo del corteo è di essere tantissimi e riuscire a sfilare per le strade della nostra città, nonostante abbiamo visto in queste settimane da parte della prefettura e del governo proprio l’impossibilità a voler farci attraversare le strade del centro”.
Già dalle ore precedenti al corteo la Questura di Torino ha intensificato i controlli su strade, autostrade, ferrovie e aeroporto, nonché il valico di frontiera terrestre del Frejus e del Monginevro. Con un bilancio di dieci persone, tre provenienti dalla Francia, 8 dall’autostrada Torino – Milano e due in treno da Genova, accompagnate in ufficio perché trovate in possesso di maschere antigas, passamontagna e oggetti atti al travisamento.
“Fin dalle prime ore del mattino la polizia ha fermato a tutti i caselli come se Torino fosse invasa dai violenti. Vogliamo rispedire al mittente questa violenza. Perché la violenza è militarizzare un quartiere e impedire che le persone vadano a scuola e al lavoro serenamente”, hanno aggiunto i manifestanti a margine del concentramento di Palazzo Nuovo.
Il corteo ha sfilato lungo corso San Maurizio per poi svoltare verso corso Regina Margherita dove un fitto cordone di forze di polizia e mezzi blindati presidiava l’area attorno all’immobile che per quasi trent’anni è stato la sede del centro sociale dell’Autonomia e Contropotere torinese. Qui è iniziato un fitto lancio di fuochi di artificio, bottiglie, pietre, fumogeni e bombe da parte dei manifestanti a cui la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni, in un faccia a faccia che ha superato l’ora e mezza. Fiamme sono salite dai cassonetti, masserizie ai lati delle strade ed è stato dato fuoco a un blindato della polizia. Mentre sul corso principale gli scontri proseguivano, reparti della forze dell’ordine hanno fatto incursioni con cariche e lacrimogeni anche nelle vie interne di Vanchiglia, tra i locali della movida ancora aperti per l’aperitivo del sabato, dove chi c’era osservava i gruppi di manifestanti farsi scudo con i cassonetti.
Sono le otto di sera passate quando in corso Regina Margherita torna la calma. I manifestanti si disperdono lungo corso Regio Parco e sull’asfalto restano solo i segni della battaglia, i cocci di bottiglie su cui si riflettono le luci blu dei mezzi della polizia e delle ambulanze. I vigili del fuoco spengono i resti di un incendio, mentre il mondo della politica ha già iniziato a digitare sui tasti per condividere commenti e post.
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