Speed skating, Olimpiadi 2026: le speranze di medaglia dell’Italia
Farebbe comodo una sfera di cristallo per prevedere cosa accadrà sull’anello di ghiaccio del Milano Speed Skating Stadium, futura casa del pattinaggio di velocità su pista lunga alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. La domanda, però, è una sola e rimbalza da mesi negli ambienti azzurri: quali sono le reali speranze di medaglia dell’Italia? A vent’anni esatti dalle imprese di Enrico Fabris e dello storico team pursuit maschile, la tentazione di sognare un bis è forte. Ma sognare, si sa, non basta.
Il fil rouge di allora e di oggi risponde al nome di Maurizio Marchetto. Era lui al timone quando Fabris e il “trio delle meraviglie” portarono l’Italia dove non si era mai spinta; ed è ancora lui il direttore tecnico chiamato a guidare la Nazionale in questa nuova avventura olimpica. I punti di riferimento non mancano: Davide Ghiotto, Francesca Lollobrigida, la squadra dell’inseguimento e Andrea Giovannini rappresentano le carte migliori da giocare.
Ghiotto arriva da una stagione complicata, segnata da un infortunio alla schiena occorso a pochi giorni dalla prima tappa di Coppa del Mondo a Salt Lake City. Un contrattempo che ha inevitabilmente rallentato la marcia del veneto, tanto che l’unico podio stagionale è arrivato nell’unico 10.000 metri disputato quest’anno, sulla pista sacra della Thialf di Heerenveen. Proprio lì, però, l’azzurro ha conosciuto di nuovo la sconfitta sulla distanza regina, interrompendo una striscia di imbattibilità che durava dal 28 gennaio 2023 e che comprendeva 13 gare di ogni livello. Il tre volte campione del mondo ha dovuto fare i conti con l’ascesa del ceco Metoděj Jílek, serio candidato alla doppietta 5.000-10.000 a Milano Cortina. Il bronzo olimpico di Pechino resta comunque in piena corsa per il podio, con l’obbligo di guardarsi anche dal polacco Vladimir Semirunniy, dal francese Timothy Loubineaud e dal norvegese Sander Eitrem, primo uomo della storia ad abbattere il muro dei 6′ nei 5.000 metri a Inzell.
Discorso diverso per Francesca Lollobrigida. La condizione attuale non sembra quella scintillante che quattro anni fa le consentì di lottare stabilmente ai vertici sui 3.000 metri, distanza che le regalò l’argento olimpico in Cina. Più plausibile che la romana concentri le proprie ambizioni sulla Mass Start, gara caotica e imprevedibile per definizione, dove tutto può cambiare in un attimo. L’argento europeo offre una solida base di fiducia, ma la concorrenza è di primissimo livello: l’americana Mia Manganello, l’olandese Marijke Groenewoud e le canadesi Ivanie Blondin e Valérie Maltais non fanno certo dormire sonni tranquilli.
Sempre nella Mass Start, Andrea Giovannini può davvero sparigliare le carte. Campione del mondo in carica, secondo nella classifica di specialità alle spalle dell’olandese Jorrit Bergsma e vincitore nella tappa di Calgary, il trentino ha tutte le credenziali per puntare in alto. Il percorso, però, è disseminato di ostacoli chiamati Bart Swings – campione olimpico ed europeo – e Jordan Stolz, talento statunitense che incute rispetto a chiunque.
Ultime, ma solo per ordine di apparizione, le ambizioni del team pursuit. Qui le speranze di medaglia sono tutt’altro che velleitarie: i podi mondiali e il recente trionfo agli Europei hanno rilanciato con forza le quotazioni del trio Ghiotto, Malfatti, Giovannini. Restano gli Stati Uniti nel ruolo di favoriti per l’oro, ma l’Italia, questa volta, non parte certo per fare da comparsa. E forse, alla fine, la sfera di cristallo non servirà davvero.