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“La riduzione della forza lavoro non renderà l’America più prospera”: il Wall Street Journal tra dati sulla popolazione e stretta sull’immigrazione

Il Wall Street Journal ha pubblicato i dati sulla popolazione del Census Bureau (l’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti) per il periodo dei 12 mesi che vanno fino al giugno 2025. Ed è interessante non solo leggere i dati ma anche le opinioni e le reazioni che suscitano negli editorialisti e nei lettori. Cosa sta succedendo negli Usa in questa fase di forte restrizione delle politiche dell’immigrazione? Il giornale della destra liberista (non sempre in linea con la destra estremista e sfascista di Trump) sintetizza così il senso ‘economico’ del dato: “La crescita della popolazione degli Stati Uniti ha rallentato in modo significativo nell’ultimo anno con livelli più bassi di immigrazione. I restrizionisti esulteranno per la notizia, ma una forza lavoro che si affievolisce non renderà l’America più prospera”. Nel periodo giugno 2024-giugno 2025, il saldo tra chi entrava e usciva dai confini Usa è stato positivo ma meno dei dodici mesi precedenti. E il Wall Street Journal, che guarda a questi numeri positivi ma in discesa come fossero delle opportunità calanti di futura crescita economica, non scrive come farebbe un giornale di destra italiano “nonostante Trump ci sono 1,3 milioni di immigrati in più”. Scrive all’opposto che c’è ‘solo’ un saldo positivo di un milione e 300 mila persone immigrate negli Stati Uniti durante i 12 mesi. L’aumento della popolazione Usa prosegue ma va riducendo la sua forza rispetto ai + 2,7 milioni dell’anno precedente che includevano gli ultimi sei della presidenza Biden.

Il WSJ individua un nesso politico che accomuna la frenata nell’immigrazione legale e il contrasto scriteriato a quella illegale: “Il presidente Trump ha chiuso l’immigrazione illegale e frenato i percorsi legali per entrare e lavorare negli Stati Uniti”. La testata conservatrice analizza il fenomeno usando categorie opposte a quelle care alla destra estrema italiana, tipo la ‘sostituzione etnica’. L’editoriale argomenta: “i conservatori dicono che gli americani dovrebbero sfornare più bambini, ma indipendentemente dalle virtù dell’educazione dei figli, il governo non può costringere le persone a procreare. Il rallentamento dell’immigrazione e l’invecchiamento della popolazione presentano gravi sfide sul tema della forza lavoro, come qualsiasi datore di lavoro sa. L’intelligenza artificiale e i robot possono aumentare la produttività ma l’America avrà ancora bisogno di lavoratori per tutti i tipi di lavori vitali, dai servizi sanitari, all’impiantistica idraulica e alla riparazione elettrica, alla costruzione di case o al lavoro nei laboratori biotech”.

Il WSJ usa i numeri per argomentare freddamente nel mezzo dell’incendio politico che ha come fronte più caldo la Minneapolis dove sono stati uccisi dagli agenti del famigerato ICE due trentasettenni innocenti, Renee Nicole Good e Alex Jeffrey Perry. Per il Wsj il punto è che la popolazione statunitense è cresciuta ‘solo’ dello 0,5 per cento dal 30 giugno 2024 al 30 giugno 202, di 1 milione e 800 mila persone fino a un totale di 341 milioni e 800 mila persone nell’anno che termina il 30 giugno 2025 non tanto per l’andamento del saldo tra nascite e morti ma per il saldo tra ingressi e uscite dai confini Usa.

Tra il 2021 e il 2024, nell’era Biden, c’era stata un’ondata migratoria molto forte. Già nella fase finale del suo mandato l’ex presidente democratico avviò politiche restrittive ma è con Trump, come è evidente a tutti, che sono successe cose impressionanti che avranno un effetto sui flussi dei migranti anche più evidente nei prossimi mesi dell’anno.

Nell’articolo pubblicato dal WSJ, arricchito da grafici e approfondimenti on line si legge che “i restrizionisti alla Casa Bianca valuteranno questo come un successo, un segno di progresso sulla strada verso l’obiettivo (…) ‘zero immigrazione’. Ma il declino dell’immigrazione – legale e illegale – si sta verificando in particolare in un contesto di calo dei tassi di fertilità e di un invecchiamento della popolazione. La crescita della popolazione naturale lo scorso anno è stata di 519 mila (…) in calo rispetto a 1,1 milioni nel 2017 e rispetto all’aumento tra 1,6 milioni e 1,9 milioni durante gli anni 2000”.

La sezione riservata ai commenti è un buon sismografo del terremoto in corso nell’opinione pubblica americana. Alle 19 ora italiana si sfioravano i 1800 commenti, un numero non usuale anche per un quotidiano con tanti abbonati come il WSJ. Bryan K. scrive: “Gli immigrati che fanno il lavoro difficile, indesiderabile o meno retribuito (…) nascondono il declino del nostro tenore di vita (…) senza manodopera a basso costo per nasconderlo, penso che tutti voi che siete a favore di una minore immigrazione cambierete la vostra musica. Quando starai su un letto (…) senza assistenza infermieristica di base nei tuoi ultimi giorni, forse allora ti renderai conto che questo paese di immigrati aveva avuto l’idea giusta fin dall’inizio”. Ted H non la vede così: “Mi rendo conto che la carenza di lavoratori è un problema enorme, ma la soluzione non può essere l’immigrazione illegale o le frontiere aperte e una stanza con aiuto gratuito per ogni nuovo entrante”. Mentre Cristoforo O. guarda lungo: “Buon articolo. (…) I bambini nati in America poi non vogliono fare il lavoro di cui abbiamo bisogno. Non vogliono prendersi cura della popolazione che invecchia; non vogliono fare lavori idraulici ed elettrici; non vogliono fare lavori di costruzione. Vogliono una laurea di 4 anni per ottenere un lavoro da colletti bianchi. Quei lavori stanno finendo. Quindi, non è una benedizione che le nascite di persone nate in America stiano rallentando?”.

L'articolo “La riduzione della forza lavoro non renderà l’America più prospera”: il Wall Street Journal tra dati sulla popolazione e stretta sull’immigrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

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