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Meloni, la tentazione del Board su Gaza di Trump per stare in mezzo a autocrati e criminali di guerra

Giorgia Meloni, ovvero l’arrampicatrice sugli specchi di Palazzo Chigi. Solo una stampa asservita, compiacente, parodia malriuscita del mussoliniano Istituto Luce, può spacciare il maldestro equilibrismo della premier come capacità diplomatica che le ha fatto conquistare punti di credibilità nei consessi internazionali.

Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto il grande Totò. Il cerchiobottismo elevato a visione internazionale. Fantasmatiche costruzioni narrative spacciate come piani epocali – il “Piano Mattei” per l’Africa – un asservimento a Trump declinato come abilità negoziale. E poi Gaza. Qui siamo all’apogeo dell’arrampicatura sugli specchi. Alle supercazzole vendute dagli aedi mediatici come verità conclamate.

Al giornalista che le chiedeva conto, nella conferenza d’inizio anno, del perché l’Italia non si era unita agli altri Paesi europei che avevano protestato pubblicamente, con una dichiarazione comune, contro l’espulsione di 37 Ong internazionali dalla Palestina decretata dal governo fascista di Tel Aviv, l’ingegnosa presidente del Consiglio se l’’è cavata parlando di altro. Esaltando il fatto che l’Italia sta addestrando 50 – CINQUANTA – agenti di polizia palestinesi in Giordania!

E ora la sua uscita sul Board of Peace congegnato dal Nobel per la Pace mancato Donald Trump. Per motivare le sue perplessità, Meloni ha scomodato l’articolo XI della Costituzione. Ma che c’azzecca, avrebbe tuonato Antonio Di Pietro. 

Perché non ammettere che sarebbe stato alquanto imbarazzante per la premier di un Paese europeo (ancora) democratico partecipare ad un consesso a fianco di satrapi, autocrati di mezzo mondo. Avendo a fianco il criminale di guerra che ha ridotto Gaza a un cumulo di macerie: Benjamin Netanyahu. 

L’immaginifica presidente del Consiglio ritiene di essere molto furba. E così per non fare brutta figura di fronte all’invito dell’amato Trump, Meloni si è inventata l’impossibilità di accettare a causa di quell’articolo della Costituzione tanto caro ai pacifisti-comunisti. Insomma, vorrei ma non posso.

Se fosse per lei, sarebbe già nel Board. Felice, sorridente, a proprio agio tra immobiliaristi, petro-emiri e dittatori di ogni specie e latitudine. 

Gentile presidente del Consiglio, tanto per capire: l’articolo XI le impedisce di riconoscere lo Stato palestinese? O di trattare Netanyahu per quello che la Corte penale internazionale, della quale l’Italia è socia fondatrice, lo ha definito e sanzionato? 

L’Italia non deve far parte di quel Board perché con la Pace, quella giusta, vera, tra pari, non ha nulla a che fare. Ma ammetterlo sarebbe una mission impossible per Lei. Uno sforzo di sincerità che non le si addice.

L'articolo Meloni, la tentazione del Board su Gaza di Trump per stare in mezzo a autocrati e criminali di guerra proviene da Globalist.it.

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