“Non si poteva dire meglio di così”: Potapova e il post ‘copiato’ per il cambio di nazionalità
Il debutto all’Australian Open 2026 di Anastasia Potapova non è stato semplice. La 24enne ha rimontato Suzan Lamens da una situazione disperata – un set e 1-5 sotto – imponendosi 3-6, 7-5, 6-2 grazie a quella che lei stessa ha definito una scelta mentale precisa: «Non pensavo a nulla. Ed è stata proprio questa la chiave. Ho lasciato andare tutto. Mi sono completamente rilassata. Ho iniziato a colpire più libera».
A rendere ancora più strabiliante il successo è la condizione fisica tutt’altro che ideale: Potapova sta giocando con un dito fratturato, un infortunio rimediato ad Adelaide. Impugnatura adattata, dolore costante, ma nessuna intenzione di fermarsi.
«Mi dà fastidio, sì. Mi ferma? No», ha spiegato con estrema nonchalance. «Il dolore c’è, ma chi non gioca con qualche dolore?».
Parole copiate, polemica finita: Potapova minimizza
«A chi importa dei post, giusto?». Anastasia Potapova sorride, scrolla le spalle e chiude così una storia che ha fatto chiaccherare. Il riferimento è al messaggio con cui a dicembre ha annunciato il cambio di nazionalità, finito sotto la lente dei social per la somiglianza (era di fatto identico) con quello pubblicato mesi prima da Daria Kasatkina. Nel suo post, Potapova aveva definito l’Austria «un Paese che amo, incredibilmente accogliente e in cui mi sento totalmente a casa», le stesse parole usate dalla connazionale per descrivere l’Australia la quale, tra l’altro, aveva ribatuttuto con ironia: “No, non siamo della stessa agenzia”. Un dettaglio che ha suscitato sconcerto, ma che a Potapova non sembra pesare: «Non ci vedo nulla di sbagliato. Erano parole perfette. Credo che i media abbiano ingigantito la cosa», ha spiegato in conferenza stampa, prima di chiudere il caso con pragmatismo. Per lei, il futuro è altrove: sul campo, sotto un’altra bandiera.
Perché l’Austria
Dietro il cambio di bandiera non c’è una scelta improvvisa e Potapova – che vive da un paio di anni a Vienna – non è un caso isolato, visto che dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina ben 11 (ex) atleti russi hanno cambiato nazionalità. «Non è successo tutto all’improvviso. Ci abbiamo lavorato a lungo. Mi piace davvero l’Austria, Vienna è diventata la mia casa». Un legame che si è manifestato anche durante il match: sugli spalti di Melbourne, una bandiera austriaca le ha provocato un’emozione inattesa. «Quando l’ho vista ho avuto la pelle d’oca. Mi sento orgogliosa di rappresentare questo Paese».