Gli 11 anni che hanno sconvolto il clima (e la vita) sul pianeta. I dati del 2025 e l’allarme lanciato da Copernicus | Le infografiche
L’apparenza inganna. E anche se in queste ultime settimane, in molte aree del mondo si combatte contro il freddo e l’Italia non ha fatto eccezione, la verità è che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati. La temperatura media globale del 2025, di 14,97°C, è stata la terza più alta mai registrata. Dunque lo scorso anno è stato solo lievemente (di 0,01 °C) più freddo del 2023 e di 0,13 °C più freddo del 2024, il più caldo di sempre. Ma soprattutto: le temperature globali degli ultimi tre anni (2023-2025) sono già state in media superiori di oltre 1,5 °C rispetto al livello preindustriale (1850-1900). È la prima volta che la media di un triennio supera quella soglia, anche se questo dato non rappresenta ancora il superamento del limite ‘a lungo termine’ imposto dall’Accordo di Parigi. Non ancora, appunto. Perché a pochi giorni dall’annuncio del ritiro degli Stati Uniti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc), firmata nel 1992 a Rio e che conta tra i suoi membri tutti i paesi del mondo e dall’Ipcc, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, Copernicus racconta a suon di dati che il limite di 1,5 °C fissato dall’accordo di Parigi per il riscaldamento globale a lungo termine potrebbe essere raggiunto entro la fine di questo decennio. Dunque gli Stati Uniti annunciano di ‘abbandonare’ una nave che, però, non possono abbandonare. A tutto questo va aggiunto l’incalcolabile. I ghiacciai dei due poli, infatti, sono ai minimi storici, con tutto quello che comporta in termini di rischio di ‘tipping point’, ossia i punti di non ritorno che, se raggiunti, farebbero innescare cambiamenti rapidi e irreversibili.
Sono i dati principali appena pubblicati dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) che gestisce i servizi di Copernicus relativi ai cambiamenti climatici (C3S) e di monitoraggio atmosferico (Cams) per conto della Commissione europea. Il gennaio 2025 è stato il gennaio più caldo mai registrato. Marzo, aprile e maggio sono stati ciascuno i secondi mesi più caldi per il periodo dell’anno. Ogni mese dell’anno, ad eccezione di febbraio e dicembre, è stato più caldo rispetto al mese corrispondente di qualsiasi anno precedente al 2023. “Questo rapporto conferma che l’Europa e il mondo stanno vivendo il decennio più caldo mai registrato” spiega Florian Pappenberger, direttore generale dell’Ecmwf.
Per metà del globo aumentano i giorni di forte stress da calore
Hanno lavorato al monitoraggio del clima globale anche Nasa, National Oceanic and Atmospheric Administration, UK Met Office, Berkeley Earth e l’Organizzazione meteorologica mondiale. Nel 2025, secondo i dati ERA5, la temperatura dell’aria superficiale a livello globale è stata la seconda più calda, di 0,20 °C più fredda rispetto al 2024 e di 0,01 °C superiore al 2023. Quindi la temperatura dell’aria superficiale è stata di 1,47 °C superiore a quella del livello preindustriale, dopo i 1,60 °C del 2024. Questi dati hanno fatto in modo che nel 2025, metà della superficie terrestre mondiale registrasse un numero di giorni superiore alla media con almeno un forte stress da calore, definito come una temperatura percepita pari o superiore a 32 °C. E lo stress da calore è riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come la principale causa di morte a livello globale legata alle condizioni meteorologiche. E l’Italia è tra i Paesi europei più vulnerabili.
Riscaldamento globale: entro il 2030 potrebbe essere superata la soglia di 1,5°C
Sulla base dell’attuale tasso di riscaldamento, spiegano gli esperti, il limite di 1,5 °C fissato dall’accordo di Parigi per il riscaldamento globale a lungo termine potrebbe essere raggiunto entro la fine di questo decennio, oltre dieci anni prima in anticipo rispetto a quanto previsto in base al tasso di riscaldamento al momento della firma dell’accordo. “Il fatto che gli ultimi undici anni siano stati i più caldi mai registrati fornisce un’ulteriore prova dell’inconfondibile tendenza verso un clima più caldo” spiega Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus. E aggiunge: “Il mondo si sta rapidamente avvicinando al limite di temperatura a lungo termine fissato dall’accordo di Parigi. La scelta che abbiamo ora è come gestire al meglio l’inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali”. Anche per quanto riguarda l’Europa, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 10,41 °C, di 1,17 °C superiore alla media del periodo di riferimento 1991-2020 e di 0,30 °C inferiore all’anno più caldo, il 2024. “Il superamento della media triennale di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali è un traguardo che nessuno di noi avrebbe voluto raggiungere, ma che rafforza l’importanza della leadership europea nel monitoraggio del clima per informare sia la mitigazione che l’adattamento” aggiunge Mauro Facchini, direttore dell’osservazione della Terra presso la Direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio della Commissione europea.
L’accumulo di gas e le temperature superficiali del mare
Gli ultimi tre anni sono stati eccezionalmente caldi per due motivi principali: l’accumulo di gas serra nell’atmosfera (dovuto alle continue emissioni e alla riduzione dell’assorbimento di anidride carbonica da parte dei pozzi naturali) e il raggiungimento di livelli eccezionalmente elevati della temperatura superficiale del mare in tutti gli oceani, associato al fenomeno El Niño e ad altri fattori di variabilità oceanica, amplificati dai cambiamenti climatici. Di fatto, la temperatura superficiale del mare a livello globale (extra-polare) è stata di 20,73 °C, la terza più calda proprio dopo il 2024 e il 2023. El Niño tende ad avere un effetto di riscaldamento sulle temperature globali, che si sovrappone al riscaldamento globale a lungo termine causato dall’uomo, mentre La Niña tende ad avere l’effetto opposto. Di conseguenza, come nel 2023 e nel 2024, anche nel 2025 una parte significativa del globo è stata molto più calda della media. Le temperature superficiali dell’aria e del mare ai tropici sono state sì inferiori rispetto a quelle (influenzate da un intenso fenomeno di El Niño) del 2023 e del 2024, ma comunque molto al di sopra della media in diverse aree al di fuori dei tropici.
Cosa è avvenuto nel mondo e il ruolo delle attività umane
Ma cosa ha comportato tutto ciò nelle varie aree della terra? Nelle zone con condizioni climatiche secche e spesso ventose, le alte temperature hanno anche contribuito alla diffusione e all’intensificazione di incendi boschivi eccezionali, che producono carbonio, inquinanti atmosferici tossici come il particolato, e l’ozono, con ripercussioni sulla salute umana. È accaduto in alcune zone dell’Europa, come l’Italia e che hanno registrato il più alto livello annuale di emissioni totali dovute agli incendi boschivi e del Nord America. Queste emissioni hanno deteriorato in modo significativo la qualità dell’aria e hanno avuto impatti potenzialmente dannosi sulla salute umana sia a livello locale che su scala più ampia. Le condizioni eccezionali del 2025 si sono verificate, tra l’altro, in un anno caratterizzato da eventi estremi notevoli in molte regioni, tra cui ondate di calore record, forti tempeste in Europa, Asia e Nord America e incendi boschivi in Spagna, Canada e California meridionale. “I dati atmosferici del 2025 dipingono un quadro chiaro: l’attività umana rimane il fattore dominante delle temperature eccezionali che stiamo osservando. I gas serra atmosferici sono aumentati costantemente negli ultimi 10 anni. L’atmosfera ci sta inviando un messaggio e noi dobbiamo ascoltarlo” commenta Laurence Rouil, direttrice del Servizio di monitoraggio atmosferico di Copernicus presso l’Ecmwf.
I record in Antartide e in Artide e l’allarme sui ghiacciai
Nel corso del 2025, le temperature più elevate nelle regioni polari hanno in parte compensato le temperature più basse osservate nelle regioni tropicali. Le medie annuali hanno raggiunto il loro valore più alto mai registrato nell’Antartide e il secondo valore più alto nell’Artide. Ma temperature annuali record sono state osservate anche in diverse altre regioni, in particolare nel Pacifico nord-occidentale e sud-occidentale, nell’Atlantico nord-orientale, nell’Europa nord-occidentale e nell’Europa orientale e nell’Asia centrale.
A febbraio 2025, la copertura combinata di ghiaccio marino di entrambi i poli è scesa al valore più basso almeno dall’inizio delle osservazioni satellitari, alla fine degli anni ’70. Nell’Artide, l’estensione mensile del ghiaccio marino è stata la più bassa mai registrata per il periodo dell’anno a gennaio, febbraio, marzo e dicembre, e la seconda più bassa a giugno e ottobre. Marzo ha segnato il minimo annuale più basso mai registrato, mentre il minimo di settembre si è classificato solo al 13° posto tra i più bassi. Nell’Antartide, l’estensione mensile ha raggiunto il quarto valore minimo annuale a febbraio e il terzo valore massimo annuale più basso a settembre. Proprio in Antartide, tra l’altro, di recente un gruppo di scienziati ha lanciato l’allarme per il Ghiacciaio Thwaites, noto come “Ghiacciaio dell’Apocalisse”, che mostra un nuovo e preoccupante cedimento.
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