Strade e stadi, scontro Fdi-Lega sulle nomine: salta il decreto dal Consiglio dei ministri
Era stato inserito come primo punto del pre-Consiglio dei ministri (cioè la riunione tecnica preparatoria), ma lunedì mattina il decreto Infrastrutture in materia di “commissari straordinari del governo” è saltato dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Nel giro di un mese è il secondo caso che un provvedimento urgente del governo viene prima annunciato e poi rinviato, ancora una volta per uno scontro tra Fratelli d’Italia e Lega. A inizio dicembre il litigio aveva riguardato il decreto che proroga gli aiuti militari all’Ucraina (poi approvato a fine dicembre), stavolta è una norma del ministero delle Infrastrutture che, tra le altre cose, istituiva la figura di un “super commissario” ai lavori pubblici per le strade nazionali al posto di 13 commissari che oggi si occupano di progettazione, affidamento e coordinamento delle singole tratte sulla rete Anas.
Il decreto, anticipato da Repubblica, è saltato lunedì mattina dall’ordine del giorno del Consiglio dei ministri per i veti incrociati tra Fratelli d’Italia e Lega: il partito di Giorgia Meloni, secondo una fonte governativa a conoscenza della questione, si sarebbe messa di traverso alla scelta dell’amministratore di Anas Claudio Andrea Gemme, manager vicino a Matteo Salvini, come nuovo super commissario che avrebbe il potere di gestire i cantieri di 93 tratte nazionali da Nord a Sud per investimenti che valgono circa 30 miliardi. I meloniani non sono convinti di dare così tanto potere – e soprattutto la gestione di questi investimenti – a un manager considerato vicino al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti leghista.
Di fronte alle rimostranze meloniane, secondo le stesse fonti, il partito di Salvini avrebbe contrapposto un veto su un’altra norma del decreto, voluta dal ministro dello Sport meloniano Andrea Abodi, che riguarda il commissario straordinario agli Europei di calcio del 2032 che dovrà gestire circa 650 milioni di euro. A settembre scorso Abodi aveva indicato Massimo Sessa come commissario straordinario per gli stadi in vista della competizione del 2032 ma, come aveva raccontato il Fatto, non è mai entrato in carica per una questione di politica ed economica: Sessa oggi è presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici e Salvini ha spiegato che deve scegliere uno dei due ruoli, non ricoprirli entrambi. Inoltre Sessa al ministero dei Trasporti guadagna più di 180 mila euro l’anno, mentre il compenso del commissario per gli stadi è di 132 mila. La norma inserita nel decreto permetterebbe di sommare i due incarichi aggirando il problema: nella relazione tecnica al decreto, infatti, si specifica che serve “flessibilità” per la “difficoltà di reperire candidati qualificati, disponibili ad assumere l’incarico previo collocamento fuori ruolo o in aspettativa”.
Provvedimento che però non è piaciuto a Salvini e quindi alla fine il decreto è stato rinviato: se ne riparlerà, forse, la prossima settimana, quando la premier Giorgia Meloni tornerà dal suo viaggio in Giappone e Corea del Sud.
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