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Comunicare la gentilezza nel frastuono del web: il paradosso di Nicola Pesce, che fa dei social un’arma di costruzione di massa

Sono i numeri a dirlo: Nicola Pesce è una delle star dei social, campione di reel e compagno di interminabili scrollate notturne. Non chiamatelo però influencer, dicitura che c’entra poco – anzi pochissimo – con la sua storia personale. Prolifico scrittore best seller, che si definisce prima di tutto lettore, e editore che regala libri ai bambini per promuovere l’amore per la lettura, Pesce è custode di una diagnosi che non nasconde affatto, tutt’altro. Il nome è la sindrome di Asperger e siamo nel campo dello spettro autistico. Una condizione – se così possiamo chiamarla – che spesso, nella vita delle famiglie, arriva come un macigno pesantissimo. E per molti aspetti lo è davvero, sebbene siano tantissimi i genitori in grado di affrontare tutto ciò che essa comporta con spirito energico.

La capacità di entrare in relazione con chiunque si metta in ascolto

Il caso Nicola Pesce – sempre se è lecito parlare di caso – stupisce perché il cuore della sua narrazione sta proprio nella capacità di stabilire relazioni anche alla lontana, mediate dai libri o dagli smartphone, con chiunque si metta in ascolto. Di emozionare, grandi e piccini. Un paradosso per chi ha vissuto una sindrome che il più delle volte emerge proprio dall’incapacità di stabilire connessioni empatiche con gli altri. Tra i suoi libri, il recentissimo Il Piccolo Principe delle Tenebre (Bruno Edizioni, 2025) è una fiaba tenera, scritta con una semplicità disarmante, senza filtri ideologici o ammiccamenti di maniera. Un libro, però, capace di ridestare una valanga di emozioni.

“Il Piccolo Principe delle Tenebre”: la fiaba al buio che parla di luce

È la storia di una bambina, Bluetta, andata a vivere in un piccolo villaggio della Scozia. La madre è morta da poco, mentre il rapporto con il padre è interrotto dal dolore. Lei è infelice, ma curiosa. Sarà questo che la porterà dentro una chiesa abbandonata e le farà conoscere un bambino senza nome, di appena un migliaio di anni, costretto a vivere nelle profondità, senza vedere la luce del giorno. Un vampiro, cioè. E proprio con lui condividerà tantissimo, persino qualcosa di più.

Il resto dell’intreccio non lo racconteremo, perché il lettore ne resterebbe profondamente irritato – assieme all’autore, del resto. Possiamo, semmai, mettere a disposizione qualche frammento. Eccolo: «Ho mantenuto per anni i migliori artisti, purché mi dipingessero il Sole. Volevo vederlo! E questi pittori dipingevano, e gli scultori scolpivano. Non avevo mai capito prima d’ora che, se vuoi vedere veramente una cosa, devi chiederlo a un bambino, di disegnartela». Quanto ha compreso è raccontato nel libro.

L’incontro con Nicola Pesce

A chi vi scrive, Pesce ha raccontato – con una leggera flessione campana – tutto lo stupore provato a quarant’anni di età nell’aver visto per la prima volta La Vocazione di San Matteo di Caravaggio, dentro la chiesa di San Luigi dei Francesi. Una breve deviazione mentre era in corso la fiera editoriale “Più libri Più liberi” a Roma. E intanto sorrideva, placido, mentre dentro la Nuvola era in corso la rumorosa bagarre su quali case editrici estromettere e quali accettare.

La crociata gentile contro l’odio in rete

Di Pesce non sappiamo se sia di destra o di sinistra. E forse non sarebbe neanche utile saperlo. Sappiamo invece che, attraverso i social, ha avviato una crociata gentile contro coloro che hanno reso la rete una piazza d’odio: un luogo per offendere attraverso l’uso improprio delle parole, trasformate in armi tarate per sparare nel mucchio. Che altro è possibile sapere di lui? Che vive in un bosco, legge libri, scrive di notte e spacca legna. E a chi gli ha chiesto come lenire le ferite dei nostri tempi cupi ha consigliato la lettura del Signore degli Anelli. Una storia che sa parlare del bene, del male e del coraggio dei piccoli.

(Foto dalla pagina Facebook di Nicola Pesce)

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