La palestra del Cairoli sotto la lente della procura: acquisiti documenti sul progetto
Pavia. Tante e tali furono le polemiche che alla fine, a seguito di un esposto, l’attenzione della procura della Repubblica di Pavia si è concentrata sulla nuova palestra in corso di realizzazione nel cortile del liceo Cairoli, in corso Mazzini. Personale della polizia giudiziaria ha acquisito la documentazione inerente il progetto pensato all’interno del settecentesco palazzo Olevano sede, appunto, della scuola. Sotto la lente degli inquirenti, il rispetto delle distanze all’interno del cortile.
Due architetti
A presentare l’esposto all’autorità giudiziaria, nel novembre dello scorso anno, erano stati due architetti: Vincenzo Nicolaio, capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale, nella maggioranza che sostiene il sindaco Michele Lissia e Italo Maroni, candidato alle ultime elezioni comunali nella lista civica Pavia a colori.
Nella denuncia, gli esponenti rammentarono che il Consiglio comunale, con una deliberazione del 13 luglio 2023, quando la maggioranza di centrodestra era guidata dal sindaco leghista Fabrizio Fracassi, aveva approvato il rilascio di nulla osta in deroga agli strumenti urbanistici comunali e che, proprio in seguito a questa decisione di Consiglio, «risulterebbero sanate le difformità progettuali alle norme di attuazione vigenti in tutto il territorio comunale e, in particolare, le norme proprio a tutela del centro storico». Nonostante ciò, nell’esposto si richiamava l’attenzione sul fatto che la delibera adottata in Consiglio si era concentrata su due aspetti: la superficie lorda di pavimento e l’altezza della palestra da realizzare «concedendo le deroghe richieste». «Sembra invece – proseguiva l’esposto – che altri significativi parametri urbanistici siano stati tralasciati; in particolare ci si riferisce alla distanza dai confini del giardino, dalle strade e dagli edifici esistenti limitrofi all’edificio stesso». E ancora: «Appare infatti evidente che tali distanze, considerati gli edifici esistenti nei tre lati d’intorno est, sud (a sud addirittura esiste un immobile residenziale a confine con il giardino pensile) e ovest e con la stessa facciata posteriore di palazzo Olevano, non siano rispettose delle norme vigenti in particolare per quanto disposto dal decreto 1444 del 1968 che prevede appunto le distanze minime tra i confini del lotto e tra i fabbricati, trattandosi di un nuovo edificio. La distanza minima della nuova palestra in progetto è una media tra una minima di 1,65 metri e una massima di 3,45 metri dalla facciata posteriore di palazzo Olevano».
distinzioni
Sulla questione delle distanze si era aperta nei mesi scorsi una discussione di carattere tecnico. Per legge, infatti, le distanze che si devono rispettare nella ristrutturazione di edifici esistenti sono diverse rispetto ai fabbricati di nuova realizzazione. E la palestra nel cortile di palazzo Olevano è evidentemente un edificio di nuova costruzione. Per questo gli uomini del nucleo di polizia giudiziaria della procura nei giorni scorsi si sono presentati nell’ufficio del dirigente del settore Urbanistica, Giovanni Biolzi, e hanno acquisito della documentazione che riguarda l’opera in corso di realizzazione. Spetterà alla procura analizzare i documenti e verificare eventuali illeciti. Al momento dell’accesso non risulta che siano stati notificati avvisi di garanzia e l’indagine, al momento, dovrebbe ancora essere aperta nei confronti di ignoti. Sul piano politico, l’attuale amministrazione di centrosinistra, guidata dal sindaco Michele Lissia, già in passato aveva chiarito di non avere condiviso il progetto relativo alla palestra, ma di non avere la possibilità di interrompere i lavori senza esporsi al rischio di una pesante richiesta di risarcimento dei danni da parte dell’aggiudicataria dell’appalto.