«Per me era l’ultima speranza ora sono il più longevo d’Europa»
la storia
Aveva 20 anni Gian Mario Taricco quando ricevette un cuore nuovo. Ora, dopo 40 anni, è il trapiantato più longevo in Italia e in Europa. Allora abitava a Dogliani, in provincia di Cuneo, ed era uno studente di Giurisprudenza. Ora risiede a Mondovì, fa l’avvocato, è sposato e ha due figli, di 27 e 24 anni. Nel mezzo, una malattia, la miocardiopatia dilatativa, che lo stava annientando, la paura e l’angoscia di non avere un futuro, un trapianto che rappresentava l’unico faro, un nuovo trapianto di rene e poi tanti farmaci e molti controlli. «La patologia mi è stata diagnosticata a giugno 1985 – racconta Taricco ricordando quei momenti -. In sostanza, è causata da un virus che provoca un ingrossamento del cuore e un assottigliamento delle pareti, fino a farlo cedere. Ero iscritto al primo anno di università, ero uno sportivo, stavo bene. Poi ho iniziato a stare male, non avevo fiato, mi sentivo sempre più debole. È stata sufficiente una lastra per accertare la malattia. Ma allora in Italia i trapianti non erano consentiti e così speravo nella Francia dove ero entrato in lista a Lione. In attesa di essere chiamato, sono stato ricoverato a Pavia». Le sue condizioni continuano a peggiorare, le sue forze continuano a diminuire. «Stavo molto male, mi hanno ricoverato in terapia intensiva. Vivevo grazie ad un’infusione di flebo e da un mese non potevo alzarmi dal letto – spiega Taricco, che ora ha 60 anni -. Quando, poco dopo le 21 del 17 novembre, i medici sono venuti ad annunciarmi che stava arrivando il nuovo cuore e che mi avrebbero portato subito in sala operatoria, ricordo di aver provato un grande sollievo». Nessun timore? «Avevo paura, perché sapevo che era stato eseguito un solo trapianto qualche giorno prima a Padova. Quindi non c’erano precedenti e non si sapeva cosa sarebbe potuto accadere. Ma peggio di così non potevo stare. Per me, e per i miei genitori, quello è stato un momento di gioia e di speranza». L’intervento è iniziato verso mezzanotte e si è concluso intorno alle 7 del 18 novembre.
«Al risveglio, la mia prima impressione è stata quella di riuscire a respirare – racconta ancora Tarico -. Solo dopo qualche ora è arrivato il professor Mario Viganò con la sua equipe e sono stato rassicurato sulle mie condizioni». In ospedale Taricco resta ricoverato un anno. «Dopo il trapianto ho avuto un’infezione ai polmoni e alla colonna vertebrale. Il periodo di riabilitazione è stato molto lungo. A febbraio, finalmente, sono stato dimesso e ho iniziato di nuovo a vivere. Anche se sempre sotto stretto controllo medico e con una lista di farmaci da prendere. Nel 2016 sono stato sottoposto ad un trapianto di rene proprio per l’accumulo di medicinali nell’organo. Ora sono seguito alle Molinette di Torino. Il primario di Cardiochirurgia è Mauro Rinaldi, che era aiuto del professor Viganò».St.Pr.