Opifici cinesi a Vigevano e nelle Marche, Tod's e tre manager indagati per caporalato: «Sapevano delle condizioni di sfruttamento»
PAVIA. vigevano
Vietare per 6 mesi all’azienda Tod’s, ora indagata con tre manager, di fare pubblicità dei prodotti: è la misura interdittiva chiesta dal pm Paolo Storari per limitare «la cecità intenzionale di Tod’s» sullo «sfruttamento di manodopera in stato di bisogno», ovvero i lavoratori cinesi in 6 opifici di fornitori e subfornitori ispezionati dai carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro tra il 15 ottobre 2024 e il 27 maggio 2025 nel milanese, a Vigevano e nelle Marche e che producevano in subappalto divise per i commessi dei negozi del brand e tomaie delle scarpe.
Tre manager di Tod’s spa, Simone Bernardini, Mirko Bartoloni e Vittorio Mascioni, sono indagati per caporalato e la stessa società è stata iscritta per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, in relazione allo stesso reato, nell’inchiesta della Procura di Milano che già nei mesi scorsi aveva portato a chiedere l’amministrazione giudiziaria per il colosso della moda.
La Procura aveva chiesto l’amministrazione giudiziaria dell’azienda, allora non indagata, per aver agevolato colposamente un «pesante sfruttamento lavorativo» lungo la filiera produttiva negli stabilimenti che producevano in subappalto per il marchio. Ora, però, il pm di Milano Paolo Storari, come risulta dalla richiesta al gip Domenico Santoro di interdittiva per Tod’s dal pubblicizzare i prodotti per sei mesi, ha individuato per i responsabili dell’azienda non più solo responsabilità omissive, ma ipotesi dolose. In particolare, negli atti delle indagini del Nucleo ispettorato lavoro dei carabinoieri emerge che i manager della società di Diego Della Valle (legale rappresentante, non indagato), non avrebbero tenuto «conto dei risultati» delle «ispezioni» in sei opifici cinesi tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo e di audit su quei fornitori che davano atto di numerosi indici di sfruttamento dei lavoratori sugli orari di lavoro, le paghe (tra i 2,75 euro e i 4,8 euro all'ora, meno della metà di quanto previsto dal contratto), le norme di sicurezza e le «condizioni alloggiative degradanti». Per la Procura «Tod’s non ha ad oggi modificato in alcun modo il proprio modello organizzativo e continua ad avere come fornitori alcuni soggetti coinvolti nel procedimento, con ciò concretizzando un grave pericolo di reiterazione di reati della spessa specie» si legge nell’istanza di 144 pagine. L’analisi degli audit effettuati da Tod’s «conferma che tutti o quasi i fornitori analizzati presentano carenze alcune delle quali anche gravi». Il presunto sistema illecito «ha generato enormi profitti grazie allo sfruttamento della manodopera cinese (pesantemente sottopagata) ed è stato reso possibile da gravi carenze organizzative».
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Giovedì 20 la Cassazione, sposando il parere del pg Luigi Birritteri e la difesa dell’avvocato Gianluca Tognozzi, ha rigettato il ricorso del pm milanese contro la competenza di Ancona nel valutare la richiesta di amministrazione giudiziaria per Tod’s. Sulla richiesta di interdittiva, con cui Storari chiede che Tod’s per sei mesi non pubblicizzi i suoi prodotti, il gip Domenico Santoro dovrà invece decidere dopo l’udienza di discussione fissata per il 3 dicembre. In una nota «Tod’s S.p.a. prende atto che la Corte di Cassazione ha rigettato le richieste e il ricorso del Dottor Paolo Storari. In merito alle nuove contestazioni sulla medesima vicenda»,ovvero la richiesta di misura interdittiva della pubblicità «la Società sta ora esaminando con la stessa tranquillità l’ulteriore materiale prodotto, con preoccupante tempismo, dal dottor Storari».
Il pubblico ministero aveva parlato di "pesante sfruttamento lavorativo ai danni di numerosi lavoratori cinesi che si trovano a lavorare sotto il minimo etico". I lavoratori si leggeva nel documento, erano pagati tra i 2,75 euro e i 4,8 euro all'ora (meno della metà di quanto previsto dal contratto), il lavoro si svolgeva prevalentemente di notte, nei giorni festivi (Natale compreso) e spesso macchine da cucire e casa sono nello stesso luogo.