Correre a più di 90 anni e invecchiare felici
PAVIA. Combattere la sedentarietà, facilitare la pratica sportiva ad ogni età per garantire un invecchiamento più graduale. Sicuramente l’obiettivo è stato raggiunto dalla padovana Emma Mazzenga, che a 92 anni corre i 200 metri piani in poco più di 50 secondi. Ex professoressa di scienze, vanta 11 titoli mondiali, ma anche 31 europei e 115 italiani.
90ENNE SPRINT
Nel gennaio 2024, nella sua città, è diventata la novantenne più veloce del mondo, e a giugno dello stesso anno si è superata correndo i 200 metri in 50"33, abbassando di oltre un secondo il precedente record. Un tempo sensazionale, se si pensa che la 24enne americana Melissa Jefferson-Wooden, ai recenti Mondiali di Tokyo, ha vinto l’oro con 21”68.
Mazzenga è diventato un “caso” scientifico, che meritava di essere approfondito e così è stata coinvolta in uno studio del Laboratorio Human Integrative Physiology of Exercise (Hipe) del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Pavia e del Centro interdipartimentale di Biologia e Medicina dello Sport, con sede alla Fondazione Mondino di Pavia.
«Il progetto è finalizzato a capire meglio quali sono i meccanismi alla base dell’invecchiamento neuromuscolare – spiega Simone Porcelli, il ricercatore dello studio – Bisogna capire se il muscolo determina l’invecchiamento del sistema nervoso o viceversa e come il livello di attività fisica individuale modula questa traiettoria. Quando abbiamo saputo dei record sensazionali che ha stabilito, abbiamo deciso di includere nel progetto Emma Mazzenga. Tornerà a breve da noi per fare una rivalutazione, ad un anno e mezzo di distanza dalla prima».
«Il progetto – continua Porcelli - vuole capire come l’attività fisica modula il processo di invecchiamento neuromuscolare e avere come modello una persona molto anziana che fa una quantità di attività fisica estremamente elevata per la sua età, ci porta ad avere l’esempio migliore per un confronto rispetto a donne di pari età o anche più giovani, che praticano meno attività fisica. Studiamo i parametri fisiologici che caratterizzano la prestazione aerobica, quindi il massimo consumo d’ossigeno, la produzione di forza e le caratteristiche strutturali e funzionali del muscolo scheletrico, quindi raccogliamo un campione di sangue e un campione di muscolo, per comprendere le modificazioni proteiche e genetiche alla base dell’invecchiamento».
Un’idea che guarda evidentemente anche oltre lo sport: «Può servire per sviluppare processi di analisi o eventualmente terapeutici in persone con patologie, come diabetici, scompensati. Si tratta di un progetto triennale. Il reclutamento si è chiuso a maggio, tuttavia in queste settimane saremo a Toledo, in Spagna, dove raccoglieremo dei dati di soggetti anziani molto attivi, grazie ai colleghi dell’università iberica che ci hanno messo a disposizione 20 dei loro anziani sani che noi abbiamo monitorato in maniera periodica ogni sei mesi, andando lì a fare il test». Il progetto coinvolge l’Università di Pavia, di Padova, il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino e l’azienda ospedaliera Emilia Romagna di Parma.—
FRANCO SCABROSETTI