Silvio, il collezionatore di storie dei sangiorgesi
SAN GIORGIO CANAVESE. Immaginate di arrivare in paese, a San Giorgio, fare due passi, incamminarvi lungo vicolo Berchiatti e suonare il campanello di Silvio Giovetti, 44 anni compiuti il 15 ottobre. Un ampio locale al piano terra della sua casa è diventata la sede di Racconti del passato, un museo a tutti gli effetti. Un museo vivo, che cresce. Il museo è stato inaugurato (con tanto di taglio del nastro alla presenza del sindaco Marco Baudino) in occasione dello scorso Mercato della terra e della biodiversità, in maggio. Per Silvio Giovetti, il museo «è un sogno realizzato». Ed è tutt’altro che un sogno statico e polveroso. È vivo e in continua evoluzione. Circa cinquemila oggetti, quattromila fotografie e persone del paese che, via via, contribuiscono incontrando Silvio e aiutandolo a raccogliere e custodire la memoria di San Giorgio.
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UN SOGNO REALIZZATO
Com’è nata l’idea? In realtà, ascoltando Silvia, emerge che non è proprio un’idea, è una passione che ha coltivato con il papà Gianfranco, scomparso nel 2022, quando era bambino. «Ero un ragazzino e, con mio papà, andavo a fare i mercatini dell’antiquariato. Mi piaceva guardare gli oggetti, ho incominciato a collezionare giocattoli, mentre lui collezionava cartoline. Con le mie prime paghette mi compravo oggetti, mi piaceva scovarli tra tanti, scoprirli, custodirli», racconta. E osserva: «Ciascun oggetto ha una storia, che in parte è la storia di chi lo ha posseduto». La collezione, poco per volta, è cresciuta. Ed è partita dagli oggetti legati alle guerre. Militaria di ogni genere e tra mercatini, forum, altri collezionisti che hanno oggetti da scambiare, persone che, conoscendone la passione, recuperano pezzi da cantine rimaste inviolate per anni. Gli oggetti sono diventati centinaia e la mansarda di casa Giovetti si è riempita. Di ogni oggetto, Silvio Giovetti ne conosce la storia, la provenienza, ha cercato ogni dettaglio. Poi, un paio di anni fa, è accaduto un fatto nuovo. Anzi: due. Il primo è stato prendere alcuni pezzi della sua collezione e fare una mostra ospitata al museo Nossi Rais. La seconda è stata creare una pagina Facebook dal titolo “San Giorgio, racconti dal passato” dove, ciclicamente, pubblica vecchie immagini e storie della sua collezione. Le due cose, insieme, hanno dato la spinta finale alla nascita del museo. «La mostra aveva avuto molto riscontro e, di lì, ho incominciato ad accarezzare l’idea – dice – che mi sarebbe piaciuto moltissimo esporre i miei oggetti in maniera permanente». La pagina social, invece, ha mostrato il lavoro di Silvio dietro ogni oggetto e la cura nel ricostruire nomi, cognomi, date, aneddoti, dettagli. «Le persone hanno cominciato anche a contattarmi e darmi delle vecchie fotografie – racconta – e io ne faccio una traccia e cerco, con il loro aiuto, di dare un nome a tutti i volti. Il loro aiuto è prezioso». Giorno dopo giorno, con pazienza, dedicando praticamente tutto il suo tempo libero.
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ARCHIVIO APERTO
«Ho creato un archivio aperto a tutti coloro che vogliano contribuire. La mia ambizione è di raccontare più storie di persone possibili perché siamo tutti importanti e la storia di tutti noi è la storia della nostra comunità», sottolinea con emozione. L’idea del museo permanente a casa sua è diventata impellente: «Ho pensato che dovevo farlo, che rappresentava proprio quello che desideravo e così in questo spazio, a casa mia – dice – ho incominciato ad allestire tutto con cura».
L’INAUGURAZIONE
Il giorno dell’inaugurazione, Silvio Giovetti, era emozionato anche per le parole del sindaco Marco Baudino, per la cronaca un suo amico d’infanzia e del gruppo con il quale ha condiviso anche la nascita del Brick expo. «Che l’avventura abbia inizio – aveva detto Baudino aprendo la porta – . Per me è un grande orgoglio essere qui e inaugurare il museo». E rivolgendosi a Silvio: «Per te è una grande soddisfazione anche in memoria di tuo papà e quello che ha fatto. So già che si sarà un’evoluzione e con sviluppi interessantissimi». E infatti. «Il museo è aperto quando a San Giorgio ci sono degli eventi – spiega Silvio Giovetti – e, per il resto, basta contattarmi e io sono contento di mostrare le mie collezioni».
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IL FUTURO
In effetti, l’evoluzione c’è stata: «Mi chiamano anche da altri paesi qui intorno e mi dicono: ma perché non fai una cosa così anche qui? Non è mica facile. Però ho cominciato, attraverso la pagina Facebook, a pubblicare qualcosa sugli altri paesi». In paese, invece, qualcuno comincia ad affidare a Silvio Giovetti ricordi e vecchi oggetti: «Mi dicono: conservali tu, così non saranno perduti e io lo faccio volentieri. Curiosando tra gli oggetti di Silvio Giovetti c’è l’angolo dedicato al nonno Giacomo, scomparso nel 1986, e quelli dedicati a persone rappresentative di San Giorgio (come ad esempio il medico Giacomo Bardesono). Ci sono anche cose più recenti, dalla collezione dei foulard dei coscritti a miniature del lancio del pallone (tradizione tipica dei rioni). Visibili sono anche alcuni filmati realizzati da Silvio Datta, scomparso nel 2012. Per anni filmò per Rete Canavese tutti gli avvenimenti più importanti di San Giorgio e ha un archivio di grande valore documentale. «Elena Datta – dice Giovetti – ha messo qui questi filmati che raccontano uno spaccato importante della vita del paese, ritenendo che fossero nel posto giusto». Il futuro? «Continuare e avere la possibilità di raccontare sempre più storie».