Un passo oltre le nuvole: la rivoluzione gentile di Nina
Dopo il fortunato “La fortuna ha gli occhi a mandorla“ Nina, la protagonista, torna nel nuovo romando di Rossella Cerrone, “Un passo oltre le nuvole“.
Nina è una donna che morde la vita e vive di emozioni, la sua spontaneità è figlia dall’autenticità che la caratterizza. Nelle sue cadute assapora lentamente il dolore, lo attraversa in tutte le sue fasi fino a trasformarlo in energia che la risolleva. Nina si tempra nelle difficoltà conservando immutato il suo amore per la vita. Ne parliamo con l’autrice.
Cos’è che fa soffrire Nina?
Nina soffre di desiderio di autenticità in una società che traccia direzioni, crea modelli imitativi, sceglie cosa sia meglio per le donne.
Lei prende le distanze da dinamiche astringenti e uniformanti intraprendendo un percorso di ricostruzione identitaria prodomo di una profonda introspezione interiore che farà emergere un’insofferenza a restare intrappolata nella sua relazione disfunzionale che nel tempo le ha prosciugato identità ed autostima.
Il primo atto di sovversione verso un sistema sociale intriso di patriarcato e conformismo che pretende l’asservimento al compromesso è proprio quello di metterlo in discussione. Inizia dal suo ambito privato: tronca il suo matrimonio tossico con un uomo che con il maschilismo ed il perbenismo ha inquinato la salubrità di un sentimento fino a portarlo all’agonia.
Da qui in poi inizia la rivoluzione gentile poiché per la sua autodeterminazione affronterà un’escalation di pregiudizi che la inchioderanno all’immagine di donna contrastiva e disturbante che non si è assunta i compiti richiesti dall’impianto patriarcale: continuare a fingersi moglie felice pur di esibire uno status sociale.
Cosa la salverà dal vuoto esistenziale che la attanaglia?
Nina alla luce delle tante insidie che dovrà superare per preservare la sua identità dovrà misurarsi in una staffetta di coraggio che inizialmente la metteranno duramente alla prova fino a condurla in un abisso esistenziale. Tuttavia più la strada diventa in salita e più riacquista consapevolezza che la scuote dal torpore della sottomissione emotiva e sociale fino ad arrivare alla sua vetta completamente libera e affrancata. Spazzate lontano le nuvole condensate di maschera di apparenza, bigotte convenzioni, e regole maschiliste avrà dinanzi a sé un orizzonte nuovo da cui ricominciare rischiarato da una dimensione di autenticità e di indipendenza. Il vuoto pertanto sarà riempito dalla sua natura volitiva, dalla complicità di molti personaggi che ruotano intorno alla protagonista, e dalla sua sfida verso la resistenza sociale sul gender gap, dal valore esperienziale del viaggio e dall’ironia che la contraddistingue e di cui sono intrise le pagine del romanzo. Nina si prende sul serio ma è capace anche di sdrammatizzare molto su quanto le succede, sa bene che la vita è un continuo cambiamento che non bisogna avvilirsi ma aprirsi ed accogliere le sue oscillazioni.
Come nel primo romanzo ricorre il tema del viaggio. Quanto è importante per la protagonista conoscere posti e culture nuove?
Il viaggio è una via di fuga dal ristretto ambito sociale in cui vive scandito da ritmi ciclici e asfissianti fondati su un borghesismo che si nutre di finzione e di apparenza. Le declinazioni della vita fuori dal circuito provinciale le appaiono più chiare, snelle e di contenuti che riflettono il suo mindset. Attraverso il dialogo con altre culture e civiltà la protagonista amplia le frontiere della conoscenza e le sue vedute sulle biodiversità culturali. La pace che tanto si professa in questi tempi di conflitto parte dal confronto di accettazione e arricchimento con popoli di religioni, culture e costumi diversi attraverso cui creare ponti di solidarietà e di scambio umano. La pace è un valore edificabile proprio attraverso la comunicazione e il rispetto fra individui, etnie, governi e società: la corsa al potere ed alla supremazia non fa che distruggerne di continuo le fondamenta. In ogni suo viaggio la protagonista si cala seppur fugacemente nel tessuto sociale dei Paesi che visita e aggiunge odori, suggestioni, sapere, spiritualità dentro di sé. Dopo ogni ritorno si sente una persona migliore e con solide difese per affrontare la vita.
Quanto c’è di Rossella in Nina?
Siamo due donne forti che non tollerano le forme di ingiustizia sociale e i modelli omologanti nei quali tuttavia è più semplice vivere perché essere controcorrente comporta resistenza ed ostilità soprattutto da parte di coloro che si sentono disorientati da comportamenti e scelte liberanti ed anticonformiste. Ci accomuna l’amore per il viaggio visto come occasione di crescita e non di giro turistico. Siamo diverse nella reazione alle difficoltà, Nina si concede una lunga pausa per elaborare una disamina delle sue scelte ed è inclusiva nei suoi momenti di dolore. Io a differenza sua sono più solitaria ed introversa ed i mei momenti di smarrimento non godevano di tempi lunghi, dovevo necessariamente reagire con rapidità. Ha una natura più emotiva, la mia è piuttosto pratica e meno incline ai sentimentalismi. Nina vive poi un apprendistato di parsimonia della felicità che arriva a non riconoscere più, io la ritrovo quotidianamente nell’affetto di mia figlia e del mio compagno dei pochi ma veri amici, nella vicinanza della famiglia e nei piccoli gesti. Sono legata al suo personaggio, mi ha dato la possibilità di farmi conoscere dal pubblico dei lettori che ringrazio per aver lasciato entrare Nina nel loro tempo, nelle loro case e spero nelle loro emozioni.
di Mario Masi
The post Un passo oltre le nuvole: la rivoluzione gentile di Nina first appeared on Itali@ Magazine Arte, Cultura, Musica, Scienza & Ambiente.