Affresco ritrovato nella chiesa di San Marino a Pavia: fu realizzato nel ’500, all’epoca della Battaglia
Due uomini armati in abiti cinquecenteschi che, forse sorpresi nel sonno, si destano e impugnano spaventati le spade guardando in alto, verso qualcuno o qualcosa che non c’è più. La storia, incompleta, è raccontata in un affresco rimasto per secoli nascosto, protetto da uno strato di intonaco e da un coro ligneo posizionato nel Cinquecento in fondo all’abside dell’ex chiesa di San Marino a Pavia. Per molto tempo, a dire il vero, anche il piccolo e antico edificio, incastonato in una piazzetta che si allarga da via Siro Comi, è stato dimenticato.
Solo di recente, con i lavori di recupero strutturale avviati dal Comune grazie ai fondi del Pnrr, è avvenuta la scoperta: ripulendo la parete, dopo aver spostato il coro (ora ai Musei Civici per il restauro), è affiorata una traccia di colore. Asportando la superficie grigia si è scoperto un lacerto di affresco.
Forse una Resurrezione
L’apertura di una grande finestra nell’abside, avvenuta nel passato, ha privato l’affresco di una parte importante: forse l’immagine di un sepolcro aperto tra i piedi dei due soldati. La posizione della scena nella parete absidale farebbe ipotizzare che si tratti di una Resurrezione.
«Un ritrovamento importante – comunicano congiuntamente la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e il Comune di Pavia – E’ databile alla prima metà del XVI secolo, di notevole qualità esecutiva e in uno stato di conservazione sorprendentemente buono, al netto di alcune importanti lacune imputabili alle trasformazioni architettoniche che hanno interessato l’edificio nel tempo». La chiesa, che la tradizione vuole fondata da re Astolfo (749-756), ha infatti subìto nel corso dei secoli numerosi rimaneggiamenti. Proprio tra il Cinque e Seicento ne è stato modificato l’impianto, portandolo da tre navate a una sola.
Ed è stata ipotizzata, in attesa di approfondimenti, una possibile datazione.
«L’opera, caratterizzata da un vigoroso plasticismo delle figure, dal concitato pathos espressivo e da una tavolozza densa di toni caldi e cupi, estranei alla cultura pittorica locale, sembra risalire al secondo quarto del Cinquecento e rinviare alle esperienze cremonesi del primo Seicento» aggiunge la Soprintendenza.
Quasi coeva o di poco posteriore alla Battaglia di Pavia di cui si commemora l’anniversario dei 500 anni.
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«Il ritrovamento capita casualmente nel celebrato anniversario della Battaglia– commenta il sindaco Michele Lissia – e il fatto di essere praticamente contemporaneo a quel momento storico rende la scoperta ancora più sorprendente. È un esempio perfetto di come la nostra città riesca sempre a parlare con il passato e con il futuro: un patrimonio che riemerge all’improvviso e che ci invita a proseguire nella valorizzazione della nostra identità culturale più profonda. Ora abbiamo il dovere di renderlo visibile, comprensibile e accessibile, perché diventi parte viva della memoria collettiva di Pavia».
L’Università di Pavia e il Comune si stanno attivando per approfondire lo studio dell’affresco e inserirlo nel corretto contesto storico-artistico, in attesa di una presentazione ufficiale alla cittadinanza e alla comunità scientifica, auspicabilmente in concomitanza con la grande mostra ai Musei Civici e gli eventi celebrativi dell’anniversario della Battaglia di Pavia.
Le risorse disponibili al momento consentono la messa in sicurezza del dipinto mural. Sarà invece necessario reperire ulteriori fondi per il restauro e la valorizzazione dell’opera.