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Alla Procura di Firenze suggerisco: invii all’Antimafia le intercettazioni del generale Mori

La presidente Colosimo definisce “fantasiosa” la fonte che ha rivelato a Report quanto emerso sull’offensiva che il generale Mario Mori ha scatenato (qui non serve il condizionale) contro una lunga serie di nemici, che comprende Federico Cafiero De Raho e Roberto Scarpinato, abusando della Commissione parlamentare antimafia ed in particolare dell’inchiesta sulla strage di Via D’Amelio, ebbene c’è una cosa semplicissima da fare (e non è discolparsi su Instagram! Come la Colosimo ha tempestivamente fatto!) e cioè acquisire immediatamente gli atti dalla Procura di Firenze e metterli a disposizione del Commissari nelle forme opportune.

Anzi, mi permetto di dare un suggerimento alla Procura di Firenze: inviate la documentazione di cui sopra senza aspettare che la Commissione ve la richieda, sulla base di quel dovere di leale collaborazione istituzionale invocato dalla Procura di Caltanissetta quando mesi fa trasmise alla Commissione parlamentare antimafia le intercettazioni telefoniche tra gli ex magistrati Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato (attualmente senatore e componente della Commissione Antimafia). Un precedente, quello della Procura di Caltanissetta, che fece inorridire più di un osservatore non soltanto perché si trattava di conversazioni del tutto irrilevanti penalmente, ma perché ad essere (casualmente) intercettato era un Senatore della Repubblica e tuttavia, nonostante queste ed altre gravi perplessità, le intercettazioni arrivarono prontamente sulle scrivanie dei Commissari dell’Antimafia e rafforzarono il tentativo, anch’esso inaudito, della destra di mettere per legge fuori gioco Scarpinato e De Raho, attraverso quella norma sul “conflitto di interessi” evocata anche durante la puntata di Report ed attualmente in effetti alla studio del Parlamento.

La “leale collaborazione istituzionale” non può essere evocata a corrente alternata, all’occorrenza, insomma: soltanto quando fa comodo. E dunque la Procura di Firenze, con o senza richiesta da parte della Commissione e nelle forme più adeguate per evitare che vengano bruciati spunti investigativi relativi alla ipotesi gravissima per la quale sta procedendo a carico del generale Mori, trasmetta gli atti.

Così non soltanto si potrà verificare quanto sia stata “fantasiosa” o meno la fonte di Report, ma si potrà misurare il livello di condizionamento subito dalla Commissione parlamentare antimafia a causa della “offensiva” vendicativa scatenata dal generale e dai suoi sodali. Un condizionamento che al di là delle condotte specifiche emerse durante la trasmissione, riferite alla nomina dei consulenti, parrebbe rivendicato, a prescindere ed in generale, dal Generale. Un condizionamento finalizzato a dimostrare il coinvolgimento “morale” se non penale del “nido di vipere” ovvero dei colleghi di Borsellino nella strage di Via D’Amelio, spazzando via dal campo delle ipotesi ogni altra spiegazione che, butta caso, faccia riferimento all’eversione nera ed alla drammatica ristrutturazione del potere in Italia a seguito del terremoto politico innescato dal 1989, dalla rivelazione di Gladio fatta da Giulio Andreotti nel 1990, dalla sentenza del “Maxi” nel gennaio 1992 e dall’avvio di Mani Pulite nel Febbraio di quello stesso anno.

Una drammatica ristrutturazione del potere che ebbe tra i suoi protagonisti ineludibili quel gran galantuomo di Marcello Dell’Utri, pluripregiudicato e condannato anche per concorso con la mafia, al quale Mori e De Donno non smettono di tributare imperitura stima. Il concetto di “condizionamento” è tanto centrale nel valutare quanto stia accadendo in Antimafia che proprio lì va a chiudere il post su Instagram della Colosimo, che scrive infatti “Il mio lavoro NON è condizionabile”. Perché è proprio questo concetto a fare la differenza? Perché sul piano politico e deontologico segna lo spartiacque tra un utilizzo corretto ed autorevole dei poteri di inchiesta della Commissione parlamentare antimafia ed un utilizzo fazioso e depistante degli stessi. Se il condizionamento fosse documentato anche al di là della vicenda dei consulenti, resterebbe davvero poco da fare se non ottenere le dimissioni della Presidente Colosimo oltre a chiedere (ancora una volta!) perdono ai famigliari delle vittime della strage di Via D’Amelio.

L’approfondimento necessario sulle carte di Firenze deve servire però anche a fare chiarezza su un altro passaggio della “fantasiosa” fonte, quello volutamente lasciato oscuro durante la puntata di Report e cioè il presunto contatto tra Mori ed un “alto magistrato” (in servizio o prestato alla politica?) per risolvere un problema serio.

L'articolo Alla Procura di Firenze suggerisco: invii all’Antimafia le intercettazioni del generale Mori proviene da Il Fatto Quotidiano.

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