Milanesiana al Borromeo, il genio creativo del pianista Pieranunzi nella sera d’esordio
Oltre 80 cd nella sua ricca discografia, collaborazioni prestigiose con jazzisti dello spessore di Chet Baker, Paul Motian, Charlie Haden, Marc Johnson, Joey Baron, il privilegio di suonare e registrare più volte - unico italiano e tra i pochissimi europei - nel mitico Village Vanguard di New York. Ancora, lavori incentrati su Bach, Haendel, Gershwin. E un disco (Americas) in duo con Bruno Canino. A 75 anni (è nato a Roma il 5 dicembre 1949), Enrico Pieranunzi, pianista, compositore, arrrangiatore dalla grande versatilità, ha ancora una voglia infinita di esplorare, creare, sperimentare. Lunedì, sarà protagonista con Luca Bulgarelli e Mauro Beggio (gli altri componenti del Pieranunzi Trio) del concerto “Unlimited” che chiuderà al Borromeo la prima delle tre serate pavesi della Milanesiana, il Festival di cultura, letteratura, arte, musica e fumetto ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi. quest’anno alla 26esima edizione.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15189719]]
«Sarà la mia prima Milanesiana – spiega l’eclettico artista romano – mentre a Pavia sono già stato. Il repertorio di “Unlimited”? Già il titolo spiega molto, spazieremo tra più generi, proponendo brani originali, ma anche un paio di Ennio Morricone, i felliniani La Dolce Vita e i Vitelloni qualche classico americano».
A 75 anni ancora la stessa passione per la musica?
«Sì. Non sono assolutamente stufo di musica. Il desiderio di comporre, arrangiare, improvvisare rimane quello di sempre».
E il palco? Il faccia a faccia con il pubblico?
«Una grande attrazione».
L’erede italiano di Pieranunzi?
«Più di uno ha talento. Tanti giovani promettenti sono cresciuti e si sono imposti anche grazie alla mia attività didattica».
Non la infastidisce la loro concorrenza?
«Beh, nel jazz e più in generale nella musica, è normale ispirarsi al lavoro altrui. Diciamo che quando ero giovane ero io che rubavo l’ispirazione agli altri, adesso sono gli altri che mi derubano... (sorride). Ma per me questo non è un fastidio, semmai un grande onore, un motivo di orgoglio. Snche perchè significa che qualcosa di buono sono riuscito a crearlo».
Lei ha girato il mondo con i suoi concerti, i suoi progetti, le sue idee. Che effetto le fa assistere al massacro quotidiano delle tante guerre che stanno insanguinando il pianeta?
«Come tutti, sono molto, molto preoccupato. Da artista, non posso che vivere con estrema sofferenza una situazione simile».
La musica, l’arte sono impotenti?
«Anni fa ci si era illusi che la musica potesse cambiare il mondo. Adesso siamo tutti in sofferenza. Di fronte alla violenza terribile delle bombe e dei missili, quello che possono fare la musica e ogni altra forma d’arte, è offrire una prova di resistenza, portare la testimonianza che al mondo ci si può stare anche in un modo diverso, senza guerra e morte sotto le bombe ».