Finti dentisti a Vigevano, tre indagati: anche un’accusa di violenza sessuale
VIGEVANO – Un presunto studio dentistico abusivo, senza medici abilitati ma attrezzato con strumenti professionali e operante in maniera sistematica. È quanto hanno scoperto i carabinieri della Stazione di Vigevano. Le indagini erano partite il 15 aprile a seguito della denuncia presentata da una donna, sette mesi prima, il 13 settembre 2024.
Prestazioni sanitarie senza abilitazione
La donna ha raccontato ai militari di aver ricevuto cure odontoiatriche di scarsa qualità presso un laboratorio situato a Vigevano, dove operavano tre persone – due donne e un uomo – prive, secondo quanto emerso, delle necessarie qualifiche mediche. I successivi accertamenti hanno confermato che nessuno dei tre è in possesso della laurea in odontoiatria o di altri titoli abilitanti alla professione sanitaria.
Una delle due donne risulta in effetti abilitata, ma solo alla professione di odontotecnico. Lei e la sorella sarebbero titolari sia dello studio dentistico in questione sia di un laboratorio odontotecnico sempre in città. Le visite e i trattamenti venivano eseguiti direttamente da loro, senza la presenza di un medico abilitato.
Accuse di molestie: "Sconto in cambio di favori sessuali"
La denuncia ha fatto emergere anche un’accusa di violenza sessuale nei confronti dell’uomo coinvolto. La donna ha dichiarato di aver subito esplicite avances durante una prestazione sanitaria, con la promessa di un forte sconto sulle cure in cambio di favori sessuali. Nel corso delle perquisizioni effettuate presso gli studi, i laboratori e le abitazioni degli indagati, i Carabinieri hanno sequestrato trapani, frese, bisturi, specilli, pinze e altra attrezzatura odontoiatrica, ricettari medici in bianco, timbri riconducibili a medici realmente abilitati, cartelle cliniche e impronte dentarie.
Pagamenti in contanti e attività senza ricevute
Alcuni pazienti ascoltati dai militari hanno confermato di aver ricevuto visite, trattamenti e protesi dalle due donne, sempre in assenza di un medico. Le prestazioni sarebbero state saldate in contanti, senza alcuna emissione di ricevute fiscali, nel tentativo di eludere ogni forma di tracciabilità. Dalle indagini emerge l’ipotesi di un accordo illecito tra i tre indagati, con una precisa suddivisione dei compiti, finalizzata a garantire la continuità dell’attività sanitaria abusiva. I tre sono stati deferiti in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Pavia per esercizio abusivo della professione sanitaria. L’uomo è inoltre indagato per violenza sessuale in relazione ai fatti denunciati dalla paziente. L’inchiesta è ancora in corso.