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Clean 2, Pappalardo chiede di spostare il processo da Pavia

PAVIA. Clean 2, Maurizio Pappalardo ha chiesto lo spostamento del processo perché a Pavia ritiene non ci sia un clima sereno per giudicarlo. Tra le motivazioni della richiesta, ha allegato l’intervista della Provincia pavese al colonnello Di Gregorio. I giudici hanno respinto la richiesta, ma hanno inoltrato comunque istanza alla Cassazione che si dovrà esprimere sulla questione.

Il processo riprenderà comunque a luglio per le fasi istruttorie (ammissioni testimoni e prove e parti civili) che eventualmente saranno trasmesse al tribunale di Brescia nel caso venga accolta istanza di Pappalardo. Questa mattina l’unica parte civile che ha mostrato l’intenzione di costituirsi è il nuovo compagno della ex di Pappalardo che secondo le accuse fu stalkerizzata dall’ex carabiniere. La donna e il ministero della difesa risultano solo parti offese.

L’ex maresciallo di Garlasco Francesco Marchetto

L’ex maresciallo di Garlasco Francesco Marchetto questa mattina, giovedì, è entrato in tribunale con l’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati. A domsanda, ha spiegato di essere andato in tribunale non per deporre ai pm sul caso Garlasco ma per «Vedere l’inizio del processo Clean, inchiesta che penso centri con il clima che ha portato alla mia disgrazia professionale sulle indagini di Garlasco. Voglio riabilitarmi». Lovati ha detto di essere in tribunale per altro e di essere entrato al palazzo di Giustizia con Marchetto che ha incrociato sul posto.

CLEAN 2

La prima costola dell’inchiesta Clean 2 arriva oggi, giovedì 12 giugno, a pubblico dibattimento. Si è aperto infatti questa mattina di fronte al collegio giudicante (presidente il magistrato Fabio Lambertucci, con i togati Valentina Nevoso e Vincenzo Giordano) il processo a carico di Maurizio Pappalardo, ex ufficiale dei carabinieri da novembre agli arresti domiciliari, che vuole difendersi dalle accuse di corruzione, peculato e stalking e di Daniele Ziri, carabiniere del Nucleo ispettorato del lavoro. Pappalardo sarà difeso dagli avvocati Beatrice Saldarini e Lorenzo Nicolò Meazza e Ziri dall’avvocato Yuri Lissandrin. Si tratterà di un’udienza tecnica, ma con la possibile costituzione delle parti civili: potrebbe esserci anche il ministero della Difesa. Quello per Pappalardo e Ziri è un giudizio immediato, ovvero senza udienza preliminare per evidenza di prove. Saranno chiamati a testimoniare oltre 120 persone, tra cui diversi carabinieri.

Nell’inchiesta Clean 2 sono indagati anche il carabiniere forestale in precedenza in servizio in procura e ora in carcere a San Vittore, Antonio Scoppetta. Proprio Scoppetta ha chiesto il giudizio abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Infine è indagato l’imprenditore Carlo Boiocchi, che aveva già reso la sua testimonianza con un incidente probatorio in tre tappe, e chiederà la messa alla prova, l’avvio cioè di un percorso di riabilitazione con lavori di pubblica utilità. L’indagine Clean 2 riguarda vari filoni. Il primo è l’ipotesi di corruzione: per la procura, Scoppetta, che all’epoca lavorava alla polizia giudiziaria, avrebbe ricevuto da Pappalardo, in diverse occasioni, favori, denaro, prenotazioni alberghiere e altre regalìe in cambio di informazioni su procedimenti in corso. Scoppetta avrebbe redatto anche atti in modo compiacente, arrivando a indirizzare un’attività di indagine per colpire un familiare dell’ex fidanzata di Pappalardo. In questo contesto sarebbe maturato lo stalking da parte di Pappalardo, anche con l’aiuto di Scoppetta, nei confronti della sua ex, che aveva deciso di interrompere la relazione nel 2019. I due carabinieri sarebbero arrivati a impiegare altri militari in attività di controllo della ragazza, a cui sarebbero state perfino sgonfiate le gomme dell’auto. Nell’elenco degli episodi ci sono appostamenti e pedinamenti. In un caso anche l’utilizzo di un Gps sulla vettura della ragazza. Pappalardo deve rispondere anche di peculato per avere utilizzato «in modo reiterato» i veicoli di servizio dell’Arma «per motivi personali». Infine, tra le contestazioni, c’è la vicenda della villa di San Genesio, in via Vittorio Veneto, acquistata da Scoppetta a un prezzo dimezzato rispetto a quello di mercato, che era di 600mila euro: l’ipotesi è che l’imprenditore Boiocchi sarebbe stato costretto ad accettare condizioni economiche svantaggiose in cambio della protezione sui controlli del cantiere, che sarebbe stata garantita dallo stesso Scoppetta e dal brigadiere Ziri.

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