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Il referendum? “Hanno preso una cinquina peggio dell’Inter”. FdI infierisce: “Elly dà i numeri”

La metafora calcistica funziona sempre e mai in questo caso è più azzeccata. Tommaso Foti, ministro degli Affari europei di FdI non usa eufemismi: “La sinistra ha preso una cinquina che in confronto quella dell’Inter era una carezza». E dato che siamo in tema calcistico l’espressione “autogol” è ancora più calzante: «Quando fai un referendum su leggi in vigore da parecchi anni la gente si domanda: perché non le hai cambiate quando eri al governo? Se poi chi ne chiede l’abrogazione è anche chi politicamente ne ha voluto a suo tempo l’approvazione, la manovra risulta contraddittoria”.

Referendum, Foti: “Autogol”

Il giudizio lapidario di Foti prosegue: “Questo referendum  per la sinistra doveva essere prima un voto contro La Russa, poi contro Meloni. Alla fine, un autogol”. Una parabola molto esplicativa e realistica di come sono andate le cose. Ridicolo, spiega il ministro, gongolare che sono comunque andati a votare in 14 milioni di italiani, come ribatte adesso Schlein come un disco rotto. Ridicolo perché mischiare mele con le pere è un insegnamento che ti insegnano fin dalle scuole elementari. E infatti il dato non può sfuggire: “Ma tra i votanti diversi hanno detto no. E il dato secco è questo: i quesiti non hanno smosso oltre i due terzi degli italiani”, sottolinea Foti intervistato da Repubblica.

“La spallata produce lussazione a chi la vuole dare”

E poi il termine “spallata” al governo o “avviso di sfratto” come detto dall’incauto Boccia, non portano bene. “Le spallate quando vengono molto annunciate in genere finiscono per produrre una lussazione della spalla a chi le vuol dare. Anche in questo caso la regola si è confermata: come i pifferai di montagna, partirono per suonare e finirono suonati. Sono convinto poi che i toni così animosi, politicizzati, abbiano scoraggiato qualche cittadino che altrimenti sarebbe andato a votare. Penso anche all’invito al voto durante la manifestazione per Gaza: non credo che nella striscia discutano di Jobs Act. È stato poco commendevole”.

Referendum, FdI incalza

E poi, a dirla tutta, è mancata del tutto la prova di unità delle opposizioni. Che ora raccolgono i cocci. “A dirla tutta, il campo largo mi sembra un campo minato: sono cominciati i bombardamenti tra i vari partiti, al loro interno. Perché alla fine qualcuno la responsabilità di questo fallimento se la dovrà intestare”. Questo qualcuno sono o “i leader, che hanno messo il cappello su una battaglia sindacale di Landini. L’hanno quasi scavalcato e sono finiti in una secca. Detto questo, massimo rispetto per chi è andato a votare, come per chi legittimamente è rimasto a casa”.

Referendum,Malan: “Ci hanno fatto un regalo”

Il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, commenta: «Ci hanno fatto un regalo. È la dimostrazione di quanto certa sinistra sia scollegata dalla realtà». E  contesta i numeri dati da Elly:  “Innanzitutto siamo sotto i 12 milioni perché se è vero che chi ha votato va sempre rispettato, bisogna farlo anche con chi ha votato ‘no’; o ha deciso di lasciare la scheda bianca. Cambia poco però, in democrazia decide la maggioranza e il meccanismo referendario ha funzionato alla perfezione. Mi pare evidente che i quesiti posti non sono stati per nulla percepiti come un tema su cui fosse necessario mobilitarsi. Faccio notare che l’affluenza (30,58% ndr) è stata più bassa persino del referendum sulle trivelle del 2016 (31,19% ndr), quando l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invitò a non votare”, dice in un colloquio con la Stampa.

FdI: “Non ne escono bene né Landini né Elly Schlein”

E se il segretario della Cgil Maurizio Landini parla di “punto di partenza”, Malan replica: “Dipende per chi. Per Landini probabilmente sì: dal suo punto di vista è un successo personale. Non gli servono 20 milioni di consensi – e non credo neppure che i 12 milioni raccolti siano tesserati della Cgil -:ma potrebbe usare questi numeri per scalare il Pd. Ritengo che sia una questione interna al partito, e quindi non tocca davvero la sensibilità del Paese. Poi, in genere, un referendum si fa per vincere; proprio come uno sciopero si dovrebbe fare per ottenere un risultato e non per dimostrare l’esistenza di un sindacato. Si può dire che Landini ha avuto visibilità, ma le sue richieste sono state bocciate in modo netto. E non ne esce bene neanche Schlein”, che “è rimasta impantanata”.

 

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