Poste, oggi lo sciopero indetto da Cgil e Uil: rischio sportelli chiusi
PAVIA. Un organico stabile, a livello nazionale, che è dimagrito del 17% negli ultimi otto anni (da 132mila a 109mila), con un aumento del part-time (al 9%), mentre i precari sono cresciuti da 4.500 a poco più di 10mila. Al contempo, utili più che triplicati fino a toccare i 2 miliardi nel 2024 e dividendi di cui hanno beneficiato, oltre a ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti, anche a quel 35% di investitori privati, la maggioranza dei quali istituzionali (banche, fondi, assicurazioni).
Sono i principali motivi a sostegno dello sciopero generale dei dipendenti di Poste italiane proclamato per oggi da Slc-Cgil e Uil Poste, sintetizzati dagli slogan «esplosione della precarietà», «lavoro povero», «dividendi agli azionisti, briciole ai dipendenti» (il costo del lavoro per ciascun addetto in 8 anni è aumentato di appena lo 0,65%). Anche in provincia di Pavia, dove c’è una endemica forte carenza di organico, diversi sportelli potrebbero rimanere chiusi. Se è vero che la Slp Cisl, sindacato che sul nostro territorio ha una schiacciante maggioranza (il 69% alle elezioni per le rsu di due anni fa), non aderisce all’agitazione, così come i sindacati autonomi Confsal Com (9,5%), Failp Cisal (1,7%), Ugl Com(2,7%), da parte di Slc Cgil ci si attende una adesione più ampia rispetto a iscritti e voti ottenuti (17,2%, mentre Uil Poste è ferma allo 0,5%).
«Situazione sempre peggiore»
«Il malcontento anche in provincia è diffuso, su 177 sportelli oltre cento hanno un solo operatore e una quarantina solo in teoria ne hanno due, ma spesso anche qui uno solo – ricorda Emanuele Colombo, segretario generale della Slc Cgil di Pavia – attualmente i dipendenti sono 446 e la situazione è in continuo peggioramento tanto che il piano industriale prevede persino un taglio a 330, con ripercussioni anche sulla clientela visto il rischio di abbandono delle aree interne, meno remunerative. C’è carenza anche in filiale tanto che uno dei piani è stato chiuso e tanto personale che aveva esperienza è andato in pensione. Chi lavora negli uffici postali è sottoposto a trasferte continue, c’è chi è applicato a un ufficio ma di fatto non ci lavora mai. Ed è difficile anche la mobilità interna da altre province perché c’è una situazione che non si riscontra altrove».
Cisl (69% dei consensi) non aderisce: i sindacati trattano in tavoli separati
Tra i motivi che hanno portato Slc Cgil e Uil Poste a proclamare lo sciopero c’è anche il fatto che Poste, azienda controllata dal ministero dell’Economia, «ha di fatto estromesso» i due sindacati dal tavolo delle trattative nazionali per il miglioramento del piano industriale dopo la firma del nuovo contratto. Questa la denuncia dei due sindacati, che segnalano come l’azienda abbia cominciato a trattare solo con Slp Cisl (che in provincia ha il 69% dei consensi), oltre ai sindacati autonomi Confsal, Failp e Ugl.