Garlasco, inquirenti inondati da segnalazioni anonime
GARLASCO. Fioccano le segnalazioni anonime sulle piste da seguire nella nuova indagine di Garlasco. Come 18 anni fa, quando ai carabinieri (all’epoca di Pavia e Vigevano, oggi di Milano) giunsero 80 lettere da mittenti sconosciuti con ipotesi, consigli e suggerimenti. Indicazioni su dove indagare, quali piste prendere in considerazione. Nessuna indicazione precisa, con riscontri attendibili, ma solo suggestioni frutto della fantasia popolare. La storia, a distanza di anni, si ripete. E chissà che il procuratore Fabio Napoleone non debba pensare, come fece all’epoca il suo predecessore, Alfonso Lauro, capo della procura di Vigevano, di istituire un numero verde per raccoglierle tutte e vagliarle. All’epoca i carabinieri le passarono al setaccio, ma nessuna si rivelò attendibile.
Le piste si rivelarono cieche, le indicazioni farlocche. Come quella arrivata alla polizia locale, con tanto di foto di due garlaschesi che vivevano di espedienti e che, secondo l’anonimo, potevano avere avuto un ruolo nel delitto.
Andavano in bici per Garlasco, e visto che una bici era stata vista vicina alla villetta di via Pascoli, qualcuno pensò di spingere le indagini su di loro. I vigili passarono la segnalazione ai carabinieri, che non trovarono nulla a carico dei due soggetti. In altre segnalazioni si sollecitavano gli investigatori a scavare tra i parenti di Chiara o gli amici di Alberto Stasi, o perfino tra i pendolari che viaggiavano con la vittima fino a Milano, dove lavorava. Piste rimaste senza uno sbocco.