Ivrea, in tremila in corso Nigra per applaudire il Giro
IVREA. Dalla fontana di Camillo Olivetti alla rotonda di Porta Torino circa 3.000 persone, fra le quali spiccavano bandiere palestinesi sorrette da attivisti per la pace, assiepavano i lati della strada, sabato 31, per salutare il passaggio della tappa del Giro da Verrès a Sestriere. Il transito dei corridori è avvenuto con plotoncini di fuggitivi a precedere il gruppo, in uno di questi la maglia ciclamino di Mads Pedersen.
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Giovanni Bolzanello era lì per sostenere i corridori italiani: «Si stanno comportando veramente bene e molti sono anche bravi in salita. Nella tappa con arrivo a San Valentino il podio è stato tutto tricolore. La mia memoria nel ciclismo risale a Coppi, poi Moser per arrivare al grandissimo Pantani, la cui fine ci rattrista tuttora. Del ciclismo amo però soprattutto le competizioni in pista per l’esplosione di potenza degli atleti a cui si assiste prima dell’arrivo. Al di là dell’evento sportivo questo passaggio del Giro ravviva la città, basta vedere quanta gente è presente». Il giorno precedente era in Valle d’Aosta per seguire la tappa di Champoluc e sabato Caterina Patrizio ha sottolineando l’aspetto attrattivo della corsa rosa: «La gente riempie le strade vivacizzando la nostra Ivrea che spesso è un po’ troppo spenta. Da ciclista amatoriale percorro le strade del nostro territorio che offre pedalate per tutte le condizioni di forma fisica; credo inoltre nell’uso della bici come mezzo di trasporto sostenibile in città».
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L’interesse di Patrizio si estende a tutte le competizioni sulle due ruote: «Seguo il Giro, il Tour de France e la Vuelta perché questo sport è rimasto ancora fedele allo spirito dei pionieri, secondo il quale la fatica paga e anche un gregario può vincere, come ha fatto venerdì Prodhomme. Tifo per tutti questi ragazzi, indistintamente». Il Giro in Canavese rappresenta un ritorno all’infanzia per Mauro Giachino: «Con mio padre e miei zii eravamo sulle strade ad applaudire i corridori. Il ciclismo è uno sport bello da vedere e che offre l’opportunità di conoscere le bellezze dell’Italia. Sebbene oggi il Giro passi solamente per Ivrea la città ed il Canavese avranno la loro visibilità». Un nome fra tutti i campioni: «Marco Pantani: semplicemente indimenticabile, mentre recentemente sono pochi gli italiani che emergono in un panorama dominato dagli stranieri. Ci sono tanti giovani gregari di buone speranze, purtroppo molti sono stati costretti al ritiro per infortunio», conclude Giachino. Rino Boscolo e sua figlia Rossana, entrambi in rosa, erano reduci dalla trasferta al Col de Joux di venerdì. «Il passaggio del Giro è per me gioia perché mi permette di condividere con mio padre una passione che coltiviamo da sempre», ha confessato Rossana che ha anche un passato agonistico: «Nell’adolescenza ho corso in ambito locale per il Velo club eporediese. Ora vado ancora in bicicletta, il piacere delle due ruote è rimasto in me. Ho in mente le gesta dei grandissimi di questo sport, in primis Pantani». Rino ha ancora negli occhi un’impresa eroica: «Giro 1956, arrivo di tappa al Monte Bondone sotto una nevicata, Charly Gaul taglia il traguardo primo, stremato, incapace di parlare, conquista la maglia rosa e la vittoria finale. I miei favoriti? Coppi, Merckx e oggi Pogačar, che non ha rivali. Tuttavia a me piacciono tutti gli atleti perché chi arriva ultimo fatica anche più del primo».