Saviano: «Che meraviglia Ivrea, vorrei venire a vivere qui»
IVREA, «Che meraviglia. Voglio venire a vivere qui: Ivrea mi piace tantissimo». Lo ha affermato, scherzosamente, Roberto Saviano, sul palcoscenico del Teatro Giacosa, nel pomeriggio di sabato 31, travolto da un applauso senza fine e dall’affetto degli eporediesi che gli hanno riservato un tifo all’americana mai tributato nemmeno gli attori più famosi e benvoluti.
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Saviano, d’altro canto, qui può considerarsi di casa, come ha sottolineato Gianmario Pilo, organizzatore del festival La grande invasione, che ha conversato con lui in palcoscenico, ricordando quando lo scrittore fu a Ivrea, al festival 2022, con il Cortile del Garda gremito e la coda dall’ingresso fino a Porta Vercelli, sotto la pioggia, in attesa di partecipare almeno al firmacopie finale al quale lui non si sottrasse, firmando e stringendo mani per ore, accontentando tutti fino all’ultimo ammiratore rimasto. Cose che non si dimenticano.
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Pilo ha esordito, ricordando la loro amicizia decennale che tante volte li ha visti incontrarsi a New York e si è soffermato sulla chiusura del The Meatball Shop, la loro polpetteria preferita a Williamsburg, il quartiere di tendenza di Brooklyn. Saviano, a sua volta ha ricordato una curiosa teoria sull’origine della pizza, espressa dall’amico scrittore Salman Rushdie e, dopo alcune considerazioni sull’impossibilità di vivere in incognito anche a New York, per la troppa popolarità, è entrato nel vivo della storia portata a Ivrea e narrata nel nuovo libro, L’amore mio non muore, edito da Einaudi, che, dall’uscita, continua a mantenersi saldo in vetta alle classifiche.
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La storia è quella, drammaticamente vera, di Rossella Casini che, a 24 anni, nel 1981, fu torturata, violentata, fatta a pezzi e gettata nella tonnara di Palmi per aver osato rompere il silenzio imposto dalla 'ndrangheta. «Ho deciso di scrivere questo libro – ha spiegato Saviano – per raccontare la storia d'amore più drammatica e potente in cui mi sia imbattuto: quella di Rossella. Una storia che raccoglie tutti i colori dell'umano sentire: l'ingenuità e lo slancio, la devozione e l'ossessione, l'amicizia, il desiderio, il coraggio, la delusione, il tradimento, lo schifo, la tragedia. Eppure, per Rossella, la certezza che proprio nell'amare risieda l'unica possibilità di verità e di senso non viene mai meno». Un amore privato di tutta la sua valenza salvifica, ma ancora permeato di una forza tale da indurre Saviano, a oltre quarant’anni di distanza, a non lasciarlo cadere nell’oblio. Dopo cinque anni di ricerche documentali e incontri, Saviano ha raccontato la storia di Rossella ed è andato oltre, indagando, attraverso la figura di questa giovane fiorentina, sul mistero stesso dell’amore che, come sostiene Majakovskij, «non cammina: o vola o cade».
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«Un libro bellissimo, commovente e profondo» commentano Federica Franzetti e Cinzia Splendore, presenze immancabili agli eventi culturali più importanti in città, ma qui, soprattutto quali ammiratrici di Saviano. Le due amiche, in coda per il firmacopie tardopomeridiano, raccontano: «Alle 6.30 del mattino di apertura delle prevendite, noi eravamo già di fronte al botteghino e abbiamo conquistato due posti in seconda fila, dai quali ci godremo l’incontro di questa sera. Abbiamo anticipato, però, l’appuntamento con il firmacopie, per non fare troppo tardi, dopo la serata, e non fare tardare anche Saviano che, dopo due incontri sarà, indubbiamente molto stanco». «Abbiamo grande ammirazione per lui, per il suo impegno e per il suo lavoro – dicono– . Lo scorso anno, al Salone del libro di Torino, siamo state due ore in coda con il libro, sotto un sole rovente, e oggi siamo grate alla Grande invasione per averlo nuovamente invitato e per consentirci di avere a Ivrea una personalità e un autore davvero d’eccezione che da sempre seguiamo anche sui social».