Delitto di Garlasco, si allunga la lista delle persone a cui sarà prelevato il Dna
GARLASCO. È destinato ad allungarsi l’elenco delle persone che saranno sottoposte al prelievo del Dna in vista del maxi incidente probatorio che sarà avviato il 17 giugno alla polizia scientifica di Milano nel filone della riapertura delle indagini sul delitto di Chiara Poggi, che vede indagato il trentasettenne Andrea Sempio.
Nell’elenco sono finora compresi alcuni investigatori, il medico legale che entrò in casa per esaminare il corpo della vittima, gli amici del fratello della vittima Marco Poggi, l’avvocato e all’epoca amico di Chiara e del fidanzato Alberto Stasi, Marco Panzarasa, e le due gemelle Stefania e Paola Cappa, cugine della vittima.
La giudice Daniela Garlaschelli aveva dato libertà di manovra ad ampliare la rosa dei nomi, e in questi giorni gli avvocati e i consulenti delle parti coinvolte stanno valutando gli altri nominativi da inserire.
I prelievi saranno eseguiti in una clinica di Milano, probabilmente il Fatebenefratelli, e saranno successivi alla giornata del 17, quando i due periti nominati dal giudice Denise Albani e Domenico Marchigiani cominceranno ad esaminare i reperti a disposizione per le analisi genetiche.
Tra questi, il contenuto della pattumiera della casa di via Pascoli rinvenuto la mattina del 13 agosto dopo il delitto (alcune confezioni vuote di biscotti e due barattoli vuoti di Fruttolo) e le fascette para adesive con le impronte digitali.
Si cercherà soprattutto di capire se sarà possibile estrarre Dna dall’impronta catalogata come numero 10 e refertata sull’anta interna della porta d’ingresso della villetta di via Pascoli: un’impronta lasciata da una mano sporca (non è escluso sangue o altra sostanza organica) forse dell’assassino mentre lasciava l’abitazione dopo aver commesso l’omicidio.
I Ris sull’impronta 33 e gli esami fatti nel 2007
"Inibito": cosi' venne definito, in termini scientifici, il tentativo di scovare del dna nella provetta 'Dattilo' che identificava l'ormai nota impronta 33. Il risvolto e' contenuto negli atti dell'indagine sull'omicidio di Chiara Poggi in cui si svela che nel 2007 i Ris di Parma fecero delle analisi per individuare la presenza di Dna.
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L'esito risultò "inibito", cioè incerto, probabilmente per la "scarsa presenza di materiale". Nel corso dei sopralluoghi nella villetta di via Pascoli vennero prelevati con un bisturi sterile "frammenti di intonaco relativi alla parete destra delle scale della cantina sui quali era deposta un'impronta di materiale verosimilmente ematico". E' l'impronta attribuita dalla Procura di Pavia ad Andrea Sempio. Ma di sangue non se ne trovò. Una frazione del materiale venne sottoposto al combur test con esito dubbio. Si decise poi di operare un obti test, più sensibile per il sangue umano, "che anch'esso ha fornito un esito negativo". "Data la scarsa presenza di materiale, vengono inviati nella loro interezza ai processi estrattivi alcuni campioni", tra i quali il 'Dattilo 33', si legge ancora nel documento dei carabinieri che vanno a caccia dell'invisibile sugli scenari dei delitti. "Si concorda di conservare quota parte dell'eluito per successive ed eventuali controanalisi" viene poi precisato ma è assai difficile che sia rimasto qualcosa ancora da analizzare, vista l'esiguità del materiale, anche se ufficialmente per ora non si nulla sulle sorti di quella provetta.