Il drammatico racconto all’Onu del chirurgo Usa che ha operato a Gaza: “Operavo bimbi con schegge nel cuore e proiettili nel cervello”
“A Gaza ho operato in ospedali privi di sterilità, elettricità o anestesia. Gli interventi chirurgici si svolgevano in ambienti affollati e sporchi. I bambini morivano non perché le loro ferite fossero incurabili, ma perché mancavano antibiotici per il sangue e i beni di prima necessità, facilmente reperibili in qualsiasi grande ospedale del mondo. Non ho visto né curato un solo combattente durante le mie cinque settimane a Gaza”. A parlare all’Onu è Feroze Sidhwa, chirurgo traumatologico statunitense, a Gaza dal 25 marzo all’8 aprile. “I miei pazienti erano bambini di sei anni con schegge nel cuore e proiettili nel cervello, e donne incinte con il bacino distrutto e i feti sezionati mentre erano ancora nell’utero. La maggior parte dei miei pazienti erano bambini preadolescenti. I loro corpi frantumati dagli esplosivi e lacerati dalle schegge di metallo. Molti sono morti. Chi è sopravvissuto si è spesso svegliato scoprendo che le sue famiglie erano scomparse”.
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