Ticino, serve una nuova strategia: «Piene non più prevedibili»
PAVIA. Ce ne fosse stato bisogno, c’è un motivo in più per prevenire i danni portati dalle piene del Ticino: il cambiamento climatico. Lo ha certificato il sindaco, Michele Lissia, nel corso del Consiglio comunale aperto chiesto dalle opposizioni e tenutosi giovedì sera.
Il primo cittadino ha notato come «in base alle statistiche e anche alle relazioni di esperti, l’andamento degli ultimi 10/30 anni non è più un dato statistico attendibile, ma in base ai cambiamenti climatici è ormai possibile aspettarsi una piena di qualsiasi tipo in qualsiasi momento».
Parole che liquidano le “tradizionali” piene primaverile e autunnale e mettono i cittadini di fronte a uno scenario nuovo. Che fare allora?
Alcune proposte ed osservazioni sono arrivate dai rappresentanti di associazioni e comitati intervenuti l’altra sera. Alessandro Bacciocchi, presidente del club Vogatori pavesi, ha notato come, ormai, serva un protocollo a livello locale che codifichi gli interventi e un elenco di volontari “certificati”. «Quando c’è la piena – ha citato a titolo di esempio – se l’acqua non arriva al primo piano delle case non è possibile intervenire con barche a motore, ma solo a remi. Inoltre sarebbe opportuno stoccare nelle immediate vicinanze del fiume il materiale che serve, come sacchi di sabbia o power banks per fornire energia elettrica a chi, ad esempio, è costretto a utilizzare un respiratore per vivere». In sostanza, bisogna conoscere bene l’ambiente nel quale si va ad operare.
Guido Corsato, presidente della Battellieri Colombo, ha chiesto a gran voce di rimuovere il legname che si accatasta contro i piloni dei ponti e che costituisce un pericolo. L’intervento di Stefano Gerard, in rappresentanza del comitato spontaneo di Borgo Ticino, ha riguardato principalmente le attività immobiliari che stanno riguardando il territorio: «In campagna elettorale si era parlato di consumo di suolo zero – ha detto – mentre adesso si parla di una riduzione del consumo di suolo. Noi siamo preoccupati perché temiamo che molti costruttori si stiano affrettando a portare a termine i loro progetti. Il nesso con le piene del Ticino è che più il territorio è impermeabilizzato per la presenza di cemento e asfalto, e meno possibilità avrà l’acqua piovana di defluire o di essere assorbita».
Molto concreto anche l’intervento di Enrico Bergonzi, del comitato civico Attenti al Ticino che ha chiesto la manutenzione della rete idraulica minore e delle arginelle e la posa di barriere lungo via Milazzo «come accade in altri Paesi». Bergonzi ha poi riferito dell’ansia provocata dall’idrovora che, in occasione delle piene, pesca l’acqua dal territorio del Siccomario per gettarla in Borgo.
Il sindaco, Michele Lissia, ha detto che l’Università, già coinvolta dal Comune, sta studiando il problema e prospetterà alcune soluzioni
Antonio Bobbio Pallavicini, capogruppo di Forza Italia, ha invece proposto di muoversi subito: «Il Comune ha un avanzo di amministrazione di 13,5 milioni di euro: iniziamo ad accantonare una somma che potrà poi essere co-finanziata da Regione o da Aipo. Non condivido quanto detto dall’amministrazione, cioè che prima ci vuole un progetto e poi si cercano i soldi. Anche perché, solo per fare un esempio, per l’acquisto dell’ex Idroscalo fu addirittura fatta una variazione di bilancio d’urgenza per acquistarlo e in assenza di un progetto». L’invito, insomma, è stato a muoversi rapidamente.