Terre d’Oltrepo, 107 soci firmano la sfiducia al Cda
BRONI. Resta alta la tensione alla cantina Terre d’Oltrepo di Broni. Con una sottoscrizione di firme, 107 soci (sui circa 500 totali) hanno chiesto la convocazione di un’assemblea per votare la sfiducia al Consiglio di amministrazione e al collegio sindacale della società.
«Profondo dissenso per la gestione attuale della cooperativa», le motivazioni del gruppo. «Così rischia la paralisi in un momento delicato per la Cantina», la replica dell’amministratore delegato, Umberto Callegari. Un tentativo di presentare una mozione di sfiducia era già stato fatto nell’assemblea dei soci della scorsa settimana a Casteggio (dove erano intervenuti anche i carabinieri per placare gli animi), ma i legali non l’avevano ammessa in quanto non iscritta all’ordine del giorno. Così subito dopo l’incontro, il gruppo ha avviato la raccolta delle firme necessarie (il 10% della base sociale secondo lo statuto) e ieri i soci Antonio Morini, consigliere di Coldiretti Pavia, Cristina Duca, Emilia Scaricabarossi e Alfredino Covini hanno depositato la richiesta di convocazione di una nuova assemblea per votare la revoca dei vertici, sottoscritta da 107 conferitori, più del doppio dei 51 richiesti, esprimendo «profondo dissenso per la gestione attuale della cooperativa».
Il testo
«Nel corso dell'assemblea (di Casteggio, ndr), ci si attendeva un momento di trasparenza e confronto costruttivo sull'andamento economico-finanziario della cooperativa e sulle prospettive future - spiegano –. Si è, invece, assistito all'ennesima occasione in cui il Consiglio di amministrazione ha scelto l'autoreferenzialità, eludendo le richieste di chiarimenti concreti e, ancora una volta, fornendo informazioni incomplete, contraddittorie e spesso discordanti rispetto alle comunicazioni precedenti». I sottoscrittori della richiesta, che rappresentano circa il 20% del capitale sociale, criticano anche il comportamento tenuto dalla dirigenza durante l’assemblea, «che ha definitivamente incrinato il rapporto di fiducia e rispetto che dovrebbe essere alla base del funzionamento di una società cooperativa».
Da qui la richiesta di assemblea con all’ordine del giorno la sfiducia per Cda e collegio sindacale. «I promotori di questa iniziativa – concludono -, nel pieno rispetto delle regole statutarie e della democrazia cooperativa, intendono rimettere ai soci la decisione sul futuro della cooperativa, affinché sia finalmente restituita voce e centralità alla base sociale». I vertici dell’azienda confermano il deposito della richiesta e fanno sapere che è al vaglio dei legali della società.
La replica dell’amministratore delegato
«La proposta, tuttavia, non prevede la contestuale nomina dei nuovi organi, esponendo la cooperativa al rischio concreto di una paralisi della governance in un momento di tensione finanziaria – risponde l’ad Umberto Callegari –. La situazione del gruppo è già stata oggetto di una segnalazione formale inviata ieri (mercoledì per chi legge, ndr) al ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla Regione Lombardia e a Confcooperative, corredata da una relazione legale e manageriale che descrive la situazione aziendale indotta da fattori esogeni: drastico calo dei conferimenti, contenzioso sproporzionato con l’ex partner Mack&Schuhle (già respinto dai tribunali), e una pressione organizzata da parte di alcune componenti sociali, inclusa la diffusione di documenti falsi e calunnie già segnalate alla procura. Una decisione assembleare priva di motivazioni oggettive e non accompagnata da un’alternativa strutturata potrebbe solo aggravare la situazione».