La procura ora punta sull’impronta: «Con i nuovi metodi è utilizzabile»
GARLASCO. L’impronta numero 33 trovata sulla parete destra delle scale che portano alla cantina di casa Poggi torna utile per le indagini a distanza di 18 anni dal delitto di Chiara Poggi «alla luce delle nuove potenzialità tecniche oggi a disposizione, sia hardware che software». Lo spiega il procuratore capo Fabio Napoleone sulla base della consulenza affidata a marzo di quest’anno, appena due mesi fa, al tenente colonnello Giampaolo Iuliano, comandante della Sezione impronte dei Ris di Roma (autore nel 2008 della tesi di dottorato sulle impronte “taroccate”), e all’esperto criminologo Nicola Caprioli, incaricati di esaminare tutte le 60 impronte non attribuite o ritenute inutili.
L’impronta, scrivono i due esperti nella conclusione, «è stata lasciata dal palmo destro di Andrea Sempio», indagato nel nuovo filone di inchiesta su Garlasco, «per la corrispondenza di 15 minuzie». La Procura precisa che la traccia riesaminata non è insanguinata, ma trattata, come le altre ritrovate nelle scale dove fu rinvenuto il corpo della vittima, con un reagente, «una soluzione di ninidrina spray», che serve a far emergere tracce latenti e che conferisce alle impronte un colore rossastro.
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Cosa dice la legge
Questa e altre tracce furono ritenute inutili perché non valide sul piano giuridico, in quanto mancanti dei 16 punti previsti. In realtà, come precisano i due consulenti nella relazione, questa premessa è messa in discussione da alcune sentenze della Cassazione, che ritengono valide impronte anche con punti di contatto inferiore, come quella che viene attribuita a Sempio, corrispondente al suo palmo destro per 15 punti di contatto. Tanto che in altri Paesi, come la Svizzera e la Gran Bretagna, ma anche gli StatiUniti e il Canada, «la valutazione dei punti di contatto non si fa», ricordano i consulenti.
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Che aggiungono: «In ambito scientifico la tendenza ricorrente non è basata sul solo dato quantitativo (quindi sul numero di minuzie) ma piuttosto su quello qualitativo», ad esempio «la rarità delle minuzie considerate, la possibilità di distinguere il disegno generale dell’impronta, la presenza o meno di ulteriori livelli di dettaglio». Elementi che, messi insieme e intrecciati con le valutazioni dei nuovi software utilizzati, che non c’erano nel 2007, hanno spinto i due consulenti a dire che l’impronta sulla parete della scala è proprio quella di Sempio.
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La relazione dei Ris
L’impronta sulla parete è stata individuata, dopo avere spruzzato il reagente, il 29 agosto 2007. Si trovava vicina al punto in cui venne rinvenuto il corpo di Chiara Poggi, ma qualche scalino più sotto. I carabinieri della scientifica la fotografarono e il 5 settembre 2007 la asportarono in parte dal muro, grattando l’intonaco con un bisturi sterile: una porzione che risultò priva di “creste”. La restante parte era stata ritenuta dai Ris non utile. Oggi non esiste più, perché nel frattempo la parete è stata ritinteggiata. Ma, fanno sapere dalla Procura, «l’ufficio sta procedendo ad ulteriori investigazioni sul punto». Non si esclude, per esempio, un nuovo sopralluogo dei carabinieri nel vano scala che porta alla cantina di Chiara Poggi, quantomeno per collocare l’impronta sia rispetto al corpo di Chiara Poggi che rispetto alle impronte di scarpe a pallini trovate sul primo e secondo gradino, oltre che in corridoio.
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Il confronto su otto impronte
Su tutte le tracce esaminate i due esperti hanno isolato otto impronte utili al confronto dattiloscopico: quattro impronte sul cartone della pizza, tre sulla superficie interna della porta del soggiorno e quella, appunto, della parete della scala. Solo l’ultima è risultata di Andrea Sempio: i consulenti l’hanno confrontata prima con le impronte prese con lo scanner ottico alla caserma dei carabinieri di Milano e poi con quelle prelevate su inchiostro, alcuni giorni dopo nella stessa caserma. «Per confermare la riproducibilità di tutte le minuzie riscontrate, e l’assenza di artefatti» i consulenti hanno ritenuto «opportuno richiedere una ulteriore acquisizione delle impronte di Sempio mediante la tecnica dell’inchiostrazione», si legge nella consulenza. «Quest’ultima», ripetuta sette volte, ha «confermato in maniera univoca l’identificazione della stessa con il palmo destro» dell’unico indagato.