Il tribunale di Ivrea si rialza: Antonia Mussa presidente e presto l’arrivo di nove magistrati
IVREA. È una sorta di giorno della liberazione, a Ivrea, l’insediamento della presidente Antonia Mussa, 48 anni, dopo un anno di seggio vacante. «L’aspettavamo sei mesi fa...» , si lascia sfuggire il presidente della Corte d’appello Edoardo Barelli Innocenti, rievocando la vicenda del ricorso della nomina che doveva avvenire a ottobre, ritardata per un ricorso. Fatto che, però, ormai appartiene al passato. Barelli Innocenti non manca di ringraziare il presidente vicario Alessandro Scialabba «che ha retto in questo periodo il tribunale, tutti i magistrati e il personale di Ivrea» per lo «spirito encomiabile», che torna a definire «spirito sabaudo», nel reggere una barca che se fosse solo per i numeri, se la quantità fosse uguale alla qualità, rischierebbe di affondare. Però, ammonisce Barelli Innocenti, di «questo spirito non bisogna approfittare» perché «non è pensabile che nell’organico di questo tribunale non sia neanche previsto un dirigente amministrativo, non è pensabile andare avanti con scoperture del 50 per cento del personale».
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Non sarebbe però un giorno di festa e liberazione, se non ci fosse una luce a far ben sperare. La buona notizia la porta Maria Luisa Mazzola, consigliera del Csm che annuncia l’arrivo di nove magistrati in tribunale: ben 7 giudici e 2 pm. La procura, così, va verso il pieno organico, fatto che non succede ormai da anni. Mentre il tribunale può superare le sue grandissime difficoltà in fatto di giudici, soprattutto penali. Attualmente infatti a fronte di 9 pm ci sono solo due giudici per le indagini preliminari, Andrea Cavoti e Lucrezia Natta, che si trovano oberati di lavoro. «La mia presenza oggi qui – aggiunge Mazzola – vuole essere una testimonianza dell’attenzione del Consiglio a questi uffici giudiziari molto operosi e purtroppo privi delle necessarie risorse».
Se il Csm si è dimostrato sensibile e ha preso consapevolezza delle carenze nell’organico dei magistrati, però, altrettanto non si può dire per il ministero della Giustizia, che è responsabile del personale amministrativo. A ricordarlo, oltre Barelli Innocenti, c’è anche la procuratrice capo Gabriella Viglione. «Il nostro lavoro – ricorda Viglione – passa attraverso l’amministrazione e quindi avere piante organiche che sono le stesse di quando questo tribunale e questa procura avevano un circondario che era un terzo dell’attuale è una cosa incommentabile. E infatti preferisco non commentarla».
La ventata di novità non arriva solo dai 9 magistrati promessi dal Csm, ma traspare dalle parole della stessa Mussa, che parla di una «dirigenza che deve essere reinterpretata in un contesto trasversale tale da implicare non più e non solo competenze giuridiche, ma anche competenze ad ampio spettro. Un’organizzazione improntata su modelli flessibili e in senso lato imprenditoriali, nei quali anche la gestione dell’emergenza deve rientrare nell’ordinaria programmazione».
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Una giustizia che, proprio come il servizio sanitario, «garantisce l’insieme dei diritti fondamentali della persona che secondo la Costituzione devono in ogni caso essere assicurati egualmente a tutti i cittadini. Occorre quindi che i cosiddetti livelli essenziali di giustizia, cioè la ragionevole durata dei processi e la qualità delle decisioni, siano sempre realizzate e mantenute, senza differenze tra un circondario di tribunale e un altro». Parole che fanno ben sperare tutti, anche la presidente dell’Ordine degli avvocati Patrizia Lepore che promette «una piena e leale collaborazione».