Emozione e gioia degli Agostiniani per papa Leone XIV: «Santità, adesso ti aspettiamo a Pavia»
PAVIA. La città adesso aspetta Papa Leone XIV. E ad attenderlo è soprattutto la comunità degli Agostiniana. C’è emozione e c’è gioia nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che ieri era gremita di fedeli, accolti dal nuovo priore Gianfranco Casagrande che ha voluto ricordare quel rapporto, strettissimo, che lega la città del Ticino al nuovo Papa, il primo agostiniano a salire al soglio pontificio.
Padre Casagrande lo ha invitato a tornare poco dopo aver saputo che il conclave aveva scelto il cardinale Robert Francis Prevost come 267° pontefice della storia della Chiesa. Una mail per congratularsi con il nuovo successore di Pietro, entrato appena 22enne nel noviziato dell'Ordine di Sant'Agostino, ordine di cui divenne priore generale.
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«Ti aspettiamo»
Non si è più rivolto a Papa Leone con un semplice “Ciao Robert”, come faceva di solito, ma con un formale “Sua Santità”. Poi però, spiega Casagrande col sorriso, il tono della mail è tornato confidenziale: «Appena puoi, cerca di venire. Ti aspettiamo». Perché è a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, che sono custodite le spoglie di Sant’Agostino, compatrono della città, massimo pensatore cristiano del primo millennio, padre e dottore della Chiesa.
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Come una seconda casa
È un lungo filo rosso quello che unisce Papa Leone XIV a Pavia. Porta lontano. Alle tante visite fatte negli anni alla comunità agostiniana. Il priore mostra un album di fotografie posto accanto al libro che racchiude le preghiere dei fedeli, le ultime sono dedicate al nuovo pontefice. Alcuni scatti immortalano il momento in cui l’allora priore generale Robert Francis Prevost accolse Benedetto XVI durante la sua visita pavese. L’ultima volta che il nuovo pontefice venne a Pavia fu il 25 febbraio 2024, in occasione della conclusione delle celebrazioni religiose per i 1300 anni dell’arrivo delle spoglie del vescovo di Ippona. «Sono figlio di Sant’Agostino», ha ricordato Papa Leone nel suo primo discorso in cui più volte ha parlato di «carità, unità, pace».
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«I concetti che lui esprime non vanno intesi superficialmente – precisa il priore -. Sant’Agostino spiega benissimo il senso della pace cristiana. Nel discorso 354 pronunciato nel Concilio di Cartagena, chiarisce che deve arrivare dalla carità e che noi dobbiamo accoglierla con umiltà, la virtù più grande. Ma solo con l’aiuto di Dio saremo costruttori di pace e avremo la capacità di superare conflitti e muri. Leone XIV ha sottolineato come l’amore del Signore sia l’unica strada per riuscire ad amare gli altri».
Il rettore, che conobbe il nuovo Papa nel 1989 per poi incontrarlo più volte in Perù dove andò missionario, ne sottolinea la grande formazione culturale e le conoscenze teologiche.
Luce accesa
Poi mostra il lume acceso accanto all’arca, il prezioso monumento di epoca gotica in marmo di Carrara e di Candoglia. «Lo abbiamo posto davanti alle reliquie e dedicato al nuovo pontefice perché Sant’Agostino lo assista. Sono certo che lo aiuterà». Insiste sull’importanza dell’unità, parola citata più volte dal Papa. «L’obiettivo del Santo era di unire la Chiesa».
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Fedeli in preghiera
Intanto affluiscono i fedeli. Pregano di fronte alla cassetta argentea di età longobarda all’interno della quale si trova l’urna ottocentesca di cristallo e ottone. Un Santo che non tutti conoscono. «Eppure sapeva parlare alla gente e toccarne i cuori – dice il priore -. Francesco d’Assisi ha valorizzato la povertà, Agostino fece molto di più». E la figura del Dottore della grazia ha influenzato anche la scelta del nome. «Leone XIII beatificò e canonizzò Santa Rita da Cascia e Santa Chiara da Montefalco e promulgò l’enciclica De rerum novarum. Ma ordinò anche la ricostruzione di questa nostra basilica, quasi del tutto distrutta da Napoleone che voleva anche trasferire l’arca in Francia, e impose di riportarvi le reliquie, spostate in duomo». L’ex priore Antonio Baldoni conosce Papa Prevost dal 2001 e nel 2003 fecero insieme un viaggio nella terra di Agostino: «La formazione agostiniana si ripercuoterà nelle azioni del Pontefice, parola che, ricordiamo, significa costruttore di ponti. E oggi è urgente abbattere barriere e costruire ponti tra i popoli. Si impegnerà per superare le divisioni in una Chiesa che è comunione. Insisterà nel ribadire che l’uomo è il suo cuore, è quello che ha veramente dentro e non quello che mostra, concetto caro a Sant’Agostino che sottolineava l’importanza dell’autenticità. E ricorderà ai cardinali l’importanza dell’umiltà. L’autorità non va intesa come potere ma come servizio».
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