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Si possono ridurre i disagi nel sistema autostradale in Liguria? Sì, ma per ora vince l’impunità

Nei weekend primaverili emergono tutte le insufficienze delle strade italiane, soprattutto nei tronchi già critici ogni giorno dell’anno. Venerdì 18 aprile, c’è chi ha impiegato 9 ore per raggiungere Champoluc da Milano, 174 chilometri. La tremolante frana di Chiappetti a Quincinetto aveva fatto temere il peggio.

Un amico valdostano ha scritto su Facebook: “Liguria 2.0”. Noi liguri siamo famosi. E nei lunghi weekend di quest’anno la famigerata leggenda della regione più ostica per l’automobilista non è venuta meno.

È possibile ridurre i gravi e continui disagi nel sistema autostradale in Liguria? In attesa di nuove opere attese da più di trent’anni, qualcosa si potrebbe fare. Il presupposto è una ferma volontà politica in tema di restrizioni al traffico pesante, controllo di polizia e integrazione logistica.

La Liguria ha nei suoi porti, alimentati dai mezzi pesanti, un caposaldo storico ed economico. La Liguria, però, è anche terra di transito, come lo sono la Svizzera e l’Austria. Gli austriaci, membri Ue, e gli svizzeri, che non lo sono, applicano drastiche riduzioni al traffico pesante in transito. Possono attraversare l’Austria solo 300 camion all’ora nei dì feriali; e, di notte, viaggiano solo i Tir Euro 6 con merci deperibili. Senza fare paragoni tra la portata delle Autobahnen e Schnellstraßen e quella ben più modesta delle autostrade liguri — martoriate dai cantieri e assolutamente sottodimensionate — perché non adottare la stessa politica, salvaguardando il traffico destinato ai porti e alle industrie liguri? Alcuni hanno stimato che ogni cinque Tir, quattro transitano attraverso i confini regionali.

La tecnologia di controllo è disponibile e a buon mercato. Le motivazioni ecosistemiche danno per ora ragione all’Austria, mai sanzionata dall’Unione Europea nonostante i mugugni italiani e tedeschi. E queste stesse ragioni valgono anche per la Liguria, se vogliamo finalmente mettiamo in pratica il dettato costituzionale che salvaguarda gli ecosistemi.

Le autostrade liguri, A7 e A10 soprattutto, sono assimilate a una pista da piloti più o meno improvvisati, soprattutto con targa straniera, svizzera e monegasca. Il pieno disprezzo dei limiti di velocità e delle distanze di sicurezza è la norma per costoro, grazie anche alla diffusa impunità. Il rispetto del codice è lasciato al buon cuore degli utenti. Il sorpasso tra Tir non è un fatto eccezionale, ma una prassi frequente. Quando si registra un blocco di emergenza in autostrada, qualche autista ignaro viene ingolosito dal navigatore. E imbocca le statali che scollinano in pianura padana e viceversa, incastrandosi. Il risultato è drammatico per il traffico locale e per chi vive nelle vallate. Basterebbe un elementare controllo, manuale o automatizzato, per evitarlo.

Tutor e telecamere registrano tutto, senza distinzioni di targa. Per agire, basta volerlo: l’Italia ha il numero più elevato di tutori dell’ordine tra i paesi dell’Unione Europea. L’impunità è il carburante che alimenta l’indisciplina e gli incidenti, che fanno collassare sempre più frequentemente un sistema già al limite. Gli imprudenti devono pagare, pagare salato e pagare subito, con il sequestro temporaneo del mezzo per uno o più giorni. Ci sono ampi piazzali a Ventimiglia e a Sarzana e, nel caso, ne vanno realizzati altri.

Va infine stimolato l’uso dei traghetti e il trasporto di mezzi pesanti su rotaia, come accade in Svizzera con lo schema tedesco della RoLa, la Rollende Landstrasse o autostrada ferroviaria. A differenza del trasporto intermodale, le autostrade del mare e le ferrovie garantiscono maggiore velocità complessiva. Una logistica siffatta è anche fonte di occupazione locale, un motore di innovazione e un sollievo ambientale.

In Liguria, l’inquinamento dell’aria non viene preso in seria considerazione per via del regime dei venti che, per fortuna, aiutano a disperdere gli inquinanti. Le autostrade, però, rasentano ovunque gli abitati quando non li segmentano. E questa disattenzione potrebbe costare cara alla salute dei cittadini, a medio e lungo termine.

Per ragioni di sicurezza stradale, riduzione del traffico e protezione dall’inquinamento atmosferico e acustico, nei centri urbani francesi sono vietati i mezzi pesanti con massa superiore a 7,5 tonnellate, a eccezione dei veicoli speciali e agricoli. La Francia non è oltreoceano, ma confina con la Liguria.

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