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Luciano Castellini ricorda su TN Agroppi: “Per Aldo il Toro non era mai morto”

La notizia della morte di Aldo Agroppi ha rattristato tutto il mondo Toro. Come ha scritto saggiamente Carmelo Pennisi su Toro News, quando si parla di un personaggio come Agroppi non serve dire altro. Probabilmente le uniche parole degne davvero di nota sono quelle di chi l'ha conosciuto bene, di chi ha condiviso con lui lo spogliatoio, le vittorie, le sconfitte, i derby, le cene e le trasferte. In esclusiva Toro News si affida al "Giaguaro" Luciano Castellini, portiere di quel formidabile Torino. Castellini in granata si è laureato campione d'Italia nel 1976, Agroppi no perché salutò nell'estate 1975 insieme ad altre colonne del gruppo come Angelo Cereser. Buongiorno Luciano. Che ricordi con Aldo... "Noi eravamo dei. I giocatori da Toro di quel periodo erano fratelli, cugini, familiari. Purtroppo non hanno trovato le trasfusioni da Toro per aiutare Aldo a sopravvivere".  Com'era Aldo? "Beh, aveva un assoluto pregio: è sempre stato uguale, da giocatore, da allenatore e da commentare. Una persona schietta, che diceva tutto in faccia senza tanti giri di parole".  Ieri, giovedì 2 gennaio, se n'è andato un amico, non solo un ex compagno... "Sì, proprio così. È morto un mio grande amico, sono e resto molto commosso. Trovo difficile commentare la notizia perché non so bene cosa dire". Tra l'altro il vostro incontro si è inserito in anni professionalmente straordinari. "Sì, ma la correggo. Furono straordinari anche se non avessimo vinto niente. Noi eravamo davvero famiglia. Sembra una frase fatta, in realtà serve a identificare quello che eravamo. Si tratta della pura realtà". In campo e nello spogliatoio com'era? "Schietto, questo sicuramente. E poi era ironico. Quell'ironia non l'ha mai persa. Ci caricava con le sue battute, con il suo modo di essere. Però, quando si perdeva, bisognava aiutarlo perché ci teneva troppo alla causa. Era un trasgressivo, sapeva trasmettere fiducia a tutti. Lui partiva sempre da un presupposto: il Toro non era mai morto. L'ho sempre detto e lo ribadisco oggi: lo Scudetto del 1976 lo dobbiamo anche ad Aldo. Lui non era più in rosa ma il suo insegnamento era rimasto ed è stato fondamentale". La storia narra che i giocatori di quel Toro sono rimasti sempre in contatto: conferma? "Confermo e aggiungo che non soltanto noi giocatori siamo rimasti in contatto, ma anche le mogli continuano a sentirsi ancora oggi. Ecco perché la parola famiglia è la più corretta per descrivere quel Toro. Oggi come ieri non è cambiato nulla. Aldo mi mancherà".   

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