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Cave a cielo aperto, il no della Regione: stop definitivo all’attività in quattro siti

Cave dei Colli Euganei: la Regione mette una pietra tombale sui progetti proposti per il rinnovo dell’escavazione della trachite.

Mercoledì 4 dicembre il Comitato tecnico regionale ha espresso un parere contrario alla prosecuzione dell’estrazione a cielo aperto in quattro siti tra Vo’ e Cervarese Santa Croce, proposta attraverso quattro distinti progetti da altrettante aziende euganee.

La decisione è stata motivata non solo dalle incongruenze rispetto all’articolo 32 della legge regionale n. 13 del 2018, ma anche dai pareri negativi della Soprintendenza e del Parco Colli.

Si è trattato dell’ultimo iter di un procedimento cominciato nel 2023, in concomitanza con la scadenza dell’autorizzazione, durata dai 15 ai 20 anni, per l’estrazione di trachite con metodi tradizionali nel comprensorio euganeo.

Quattro anni fa, infatti, la Regione aveva introdotto una legge che imponeva di mettere in atto nuovi metodi di coltivazione, con una particolare attenzione alla ricomposizione ambientale, al paesaggio e all’ambiente. Le ditte interessate, per poter proseguire la loro attività, avevano redatto delle nuove proposte di escavazione che erano state sottoposte agli uffici del Parco, che avevano previsto alcune prescrizioni.

La Consulta del Parco, invece, aveva bocciato le progettualità e la scorsa settimana il voto contrario era arrivato anche dalla Soprintendenza e dalla Comunità del Parco, formata da sindaci e da rappresentanti di varie istituzioni.

L’ultima parola sulla questione spettava al Comitato tecnico regionale, chiamato ieri a decidere se autorizzare o meno la Valutazione di impatto ambientale (Via), cioè la procedura che verifica la compatibilità ambientale di un’opera.

Assunti i pareri degli altri organi consultivi e rispettando la normativa promulgata dalla stessa Regione, il Comitato ha votato contro i progetti, chiudendo definitivamente la questione che – a 53 anni dalla legge che aveva fermato l’assalto delle escavazioni – aveva riportato alla ribalta le cave degli Euganei.

Un colpo di scena ha però segnato la vicenda, creando scalpore sia tra i rappresentanti del Parco sia nel Coordinamento delle associazioni ambientaliste.

Dopo il voto contrario ai progetti da parte della Comunità della scorsa settimana, nella giornata di martedì nove sindaci hanno di fatto ritrattato la loro posizione. Sollecitati dai cavatori, hanno firmato un documento in cui chiedevano alla Regione di posticipare la decisione sulla Via per le cave a cielo aperto. Una missiva che, però, a fronte dei fatti, non è stata presa in considerazione dall’organismo della Regione, che ha scelto di procedere ugualmente.

Gli imprenditori dell’attività estrattiva, dopo la bocciatura dei loro progetti, non potranno proseguire nel loro lavoro e dovranno invece procedere alla ricomposizione ambientale delle cave, come previsto dalle progettualità autorizzate in precedenza.

La decisione della Regione non mira a estinguere l’estrazione della trachite nei Colli Euganei, ma sollecita un cambiamento nelle modalità di coltivazione, compatibile con l’ambiente e il paesaggio. I cavatori, che promettono ricorso al Tar, potranno seguire un nuovo iter che, se autorizzato dagli organi competenti, potrà dare loro la possibilità di presentare nuovi progetti (a un’altra ditta, ad esempio, è stato concesso lo scavo in galleria) per chiedere la prosecuzione della loro attività.

I cavatori polemici: «Vogliono la morte del settore»

Le quattro ditte impegnate nell’estrazione della trachite dei Colli, dopo la decisione della Regione, sono costrette a fermare le escavazioni. Cosa succede ora per i lavoratori e per il comparto? Lo spiega Luigi Gandi, portavoce di Trachite Euganea, Cave Trachite Toniolo, Canella Trachite Zovonite e Cave di Montemerlo, ditte che vogliono in primis tranquillizzare i circa cinquanta lavoratori e i clienti, spiegando che, grazie alla solidarietà tra le aziende e ai materiali in giacenza, il fabbisogno di trachite verrà comunque soddisfatto.

Anticipano che decisione della Regione verrà impugnata nelle sedi legali opportune: «Stiamo permettendo il restauro e il mantenimento di Venezia e i cantieri in corso a Treviso, Padova, la stessa Venezia, Caorle e Chioggia: il materiale è sufficiente per soddisfare gli interventi su vari monumenti. Continueremo a lavorare per garantire la prosecuzione dell’escavazione della trachite, nel rispetto dell’ambiente e delle nostre tradizioni. Gli operai proseguiranno a operare con diverse mansioni e le aziende continueranno a fornire il materiale presente in loco, messo a riserva, dato che prevedevamo un simile atteggiamento, che riteniamo però inaccettabile da parte degli enti, i quali di fatto volevano e vogliono la morte del settore».

I cavatori sottolineano che le loro attività resisteranno anche grazie al sostegno reciproco e allo scambio di materiali in caso di esaurimento: «La condotta del Parco porta con sé un grave danno al settore, come anche il parere incongruente della Soprintendenza e della Commissione Via di ieri», continuano gli imprenditori. «Per questo ricorreremo al Tar con una procedura d’urgenza. Sono stati infatti numerosi i sindaci che hanno compreso l’importanza delle ditte estrattive della trachite e che ci hanno espresso solidarietà».

Concludono i cavatori: «Noi resisteremo aspettando tempi migliori e il pronunciamento della magistratura, che giudicherà su quanto accaduto. Nel frattempo, continueremo a far capire a tutti l’importanza della trachite, pietra di Venezia e del suo territorio storico».

Il presidente del Parco: «Un tavolo per le scelte future»

Il presidente del Parco Colli, Alessandro Frizzarin, per cercare in futuro di gestire al meglio la questione delle cave negli Euganei, propone l’istituzione di un tavolo tematico di confronto.

Dopo settimane concitate, il presidente cerca una strada diversa per affrontare situazioni difficili che coinvolgono più enti: «Ho chiesto alla Regione un “tavolo cave” che coinvolga tutti gli organi in questione, per mettere in primo piano le finalità Mab Unesco e del Piano Ambientale», sottolinea Frizzarin. «In questo modo potremo portare avanti una discussione che sia inter-istituzionale».

Il presidente sottolinea che la decisione della Regione ha mantenuto la linea decisa dalla Comunità del Parco: «La trachite è una risorsa preziosa e proprio per questo va gestita in modo più approfondito e con iter diversi, tenendo conto da subito delle prescrizioni di leggi», continua il presidente.

«Il tavolo permetterebbe agli enti preposti di poter discutere sulle eventuali prospettive di prosecuzione dell’escavazione di trachite sulla base dei dettami che la legge ha imposto e delle direttive Unesco, a differenza di quello che affermano i cavatori».

La richiesta di Frizzarin è già stata protocollata e si augura che venga istituito a breve il tavolo tematico: «Il nostro obiettivo è tutelare l’ambiente e anche lo sviluppo economico, ma sempre in un’ottica di rispetto del territorio e delle normative», conclude il presidente.

Gli ambientalisti: «Parco in balìa degli interessi»

Un epilogo positivo per la tutela paesaggistica e ambientale, che ha visto impegnato in prima linea il Coordinamento delle associazioni ambientaliste.

Il gruppo, però, vuole mettere in luce alcune incongruenze della vicenda, rilanciando anche il sit-in “Idee, proposte e iniziative per il Parco” previsto per sabato alle 15.30 davanti alla sede del Parco Colli a Este, a cui seguirà un convegno alle 16.45 all’ex vescovile.

«Lo stop alle cave con metodi tradizionali è un ottimo risultato, che però ha messo in luce le falle di questo sistema», sottolinea la portavoce Christianne Bergamin. «Com’era ovvio, il Comitato tecnico regionale è andato dritto per la sua strada e ha confermato la bocciatura dei progetti di prosecuzione delle cave. Il Parco, però, non poteva condurre peggio di così questa vicenda e chiede oggi di indire un tavolo “cave”, quando c’era tutto il tempo, almeno dal 2018, di elaborare opportuni approfondimenti sulla linea da tenere, in modo da affrontare la questione senza doverlo fare sotto l’urgenza delle scadenze».

Bergamin sottolinea come su questo tema sia stato incalzato più volte il Consiglio direttivo, il presidente attuale e quelli precedenti: «Inoltre è stato dimostrato che il Parco non è in grado di fare il suo lavoro e che è in balìa dei vari interessi di parte senza riuscire a tenere le redini del proprio ruolo», continua la rappresentante.

«C’è voluto infatti il “deus ex machina” della Soprintendenza perché la Comunità del Parco fosse costretta ad esprimere un parere, pur morbidamente, contrario. A condire il tutto poi, dopo una settimana, un certo numero di sindaci, incalzati dai cavatori, ha pensato di rimangiarsi quanto espresso in sede di Comunità e ha inviato una sorta di petizione affinché la Regione concedesse tempo per riconsiderare le istanze. Che brutto spettacolo hanno messo in scena i nostri amministratori», conclude Bergamin.

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