Mega impianto di idrogeno per la raffineria, a Marghera partono i cantieri
La bioraffineria Eni di Marghera, primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in impianto per la produzione di biocarburanti idrogenati ottenuti da materie prime biogeniche, continua a svilupparsi.
Mentre è in corso l’ennesima manutenzione programmata degli impianti di via dei Petroli, nella prima zona industriale di Marghera, nei giorni scorsi l’impianto ha ottenuto dal Comune di Venezia il rilascio del permesso a costruire di un nuovo impianto di Steam Reforming che consentirà, grazie al vapore, la produzione di idrogeno da metano, Hvo Nafta e Hvo Gpl.
Il progetto
Progetto che vale, da solo, una novantina di milioni di euro e che lo scorso dicembre ha ottenuto l’ok della commissione Via Nazionale dopo un lungo esame.
L’area interessata dal progetto è denominata “ex-APL” (superficie circa 24.000 metri quadri) ed è adiacente al perimetro della Raffineria. Quest’area, non più operativa da tempo, nel passato era dedicata alla fase di produzione e confezionamento di oli lubrificanti e grassi. Nei prossimi giorni inizieranno i cantieri per costruire il nuovo impianto, con l’obiettivo di vederlo in marcia entro il 2026.
L’impianto di idrogeno servirà direttamente la bioraffineria che quest’anno compie i suoi primi 10 anni di attività, dopo la riconversione.
Venne infatti aperta nel maggio del 2014 ed è stata la prima al mondo riconvertita da Eni. Nel 2019 seguì Gela.
A fine 2022 Eni ha definitivamente escluso l’olio di palma come carica alle bioraffinerie di Venezia e Gela: entrambi i siti sono oggi alimentati prevalentemente da materie prime di scarto, come oli esausti da cucina, grassi animali e residui dell’industria agroalimentare per la produzione di biocarburanti, HVO diesel, bio-GPL, di bio-jet e di bio-nafta destinata alla filiera della chimica. Il mese scorso l’ultimo annuncio: la riconversione degli impianti del polo di Livorno.
A Marghera ora si investe nella produzione di un idrogeno più puro con un capacità di 30 mila Normal per metro cubo ora e consentirà di produrre idrogeno più puro, necessario, spiegano da Eni Live, per il processo di produzione dei biocarburanti.
Oltre al gas naturale, l’impianto, denominato “SR” sarà in grado di produrre l’idrogeno necessario alla Bioraffineria anche utilizzando quale carica di processo i medesimi biocarburanti autoprodotti (HVO Nafta e HVO GPL), o un loro mix, «a seconda delle esigenze di mercato», spiegano dalla multinazionale.
Verso la decarbonizzazione
Il progetto che ha ottenuto il via per i cantieri fa parte di un pacchetto complessivo da 250 milioni di investimenti, avviati con il nuovo impianto Ecofining per produrre nuovi combustibili speciali, come il biojet fuel, utilizzato per gli aerei, e Hvo diesel e un piano di decarbonizzazione che prevede, collegato al progetto per l’impianto di idrogeno, un «impianto di cattura» della anidride carbonica da trasportare via pipeline verso l’offshore Adriatico per lo stoccaggio finale in giacimenti esauriti.
Nella prima zona industriale altri progetti si muovono attorno all’idrogeno: la Cantieri Navali di Venezia scarl che ha rilevato l’ex deposito Api di via Righi intende creare qui un centro di riconversione di imbarcazioni puntando su mezzi elettrici o ad idrogeno per ridurre il moto ondoso. La società Agsm-Aim, sempre in via Righi, intende realizzare un impianto di produzione di idrogeno verde per alimentare, con pipeline, il distributore che Eni realizzerà in zona per il rifornimento della flotta di autobus ad idrogeno del gruppo Avm Actv. Un anno fa sono arrivati i primi 4 mezzi di una flotta di 90 bus a idrogeno, voluti dal Comune di Venezia.