L’eurodeputata neomamma Guarda: «Parlamento Ue poco sensibile verso chi ha un bimbo piccolo»
«Pensavo di entrare in un’istituzione più friendly per le neomamme, invece mi trovo a spendere tempo ed energie per convincere altri politici a farmi partecipare ai lavori ed è abbastanza frustrante».
Dalle parole di Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi, emerge tutta l’amarezza e la delusione per il caso che la vede protagonista in questi giorni, dopo che le è stato negato di partecipare da remoto - impossibile viaggiare con una figlia così piccola - alle audizioni dei Commissari Ue designati.
In particolare, è stata respinta la richiesta di porre una domanda a Raffaele Fitto. Un collegamento online nel 2024 non sembrerebbe un grande problema, ma in Conferenza dei presidenti i partiti di destra e centrodestra si sono opposti.
«Nicola Procaccini è stato uno di quelli che ha votato contro. Se al mio posto ci fosse stata Giorgia Meloni o un’esponente del suo partito, avrebbe fatto lo stesso?», si chiede l’eurodeputata veneta. Il problema sembrerebbe essere di tipo regolamentare: aprire alla partecipazione da remoto rischierebbe di innescare una valanga di richieste.
«Dubito che fare un’eccezione per una maternità possa svuotare le istituzioni. E non credo nemmeno che si metta in discussione il diritto al congedo: ma se una persona vuole e può organizzare il proprio tempo, credo che dovrebbe essere obbligatorio darle questa possibilità. La politica non dovrebbe entrare in questo tipo di scelte, ma semplicemente definire una procedura tecnica», dice Guarda.
Poi sottolinea: «Da consigliera regionale avevo seguito la discussione sui fondi del Next Generation Eu e la battaglia al Parlamento Ue che si chiamava “Half of it” - proposta dalla collega Alexandra Geese - che prevedeva di utilizzare metà delle risorse per l’empowerment femminile. Dall’istituzione che ha dato l’input a Comuni e imprese per mettere le risorse sulla parità di genere fare questo tipo di scelta è una cacofonia bella e buona, è inaccettabile».
Guarda è l’unica eurodeputata italiana a essere sia in commissione Affari regionali che Agricoltura, entrambe sotto il controllo di Fitto, se venisse confermato. «Probabilmente non c’è solo un interesse tecnico, di tenere a distanza una donna in maternità, ma anche politico», aggiunge.
Per poi spiegare di aver parlato con la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola: «Mi ha raccontato di aver vissuto un’esperienza simile in passato, quando non aveva potuto partecipare a delle votazioni perché in maternità. Poi mi ha detto che avrebbe provato a trovare una mediazione. Ma per me l’unica mediazione possibile non può che essere quella della partecipazione. Non ho richiesto di votare, capisco che sarebbe una procedura complicata tecnicamente. Ma qual è l’alternativa a un minuto di tempo per poter fare una domanda?».