Treviso, dieci avvocati indagati per le fotocopie
Tra i corridoi del tribunale di Treviso c’è molto riserbo. Ma l’indagine avviata dalla Procura dura da alcuni mesi e vede nel mirino una decina di legali che operano nelle aule trevigiane. L’accusa è truffa ai danni di un ente pubblico, in questo caso lo Stato, o per meglio dire il Ministero della Difesa.
Al centro della questione non un raggiro da migliaia di euro, ma una frode da poche decine di euro per ciascuno. Contravvenendo alle disposizioni in vigore avrebbero infatti preferito fotografare i vari fogli dei faldoni delle inchieste che vedevano coinvolti i loro assistiti anzichè fotocopiarli, pagando i relativi costi, calcolati a pagina e destinati al Ministero.
La segnalazione che è confluita poi nella serie di indagini ai carico dei vari legali è partita dagli uffici. Sono stati proprio i tanti occhi che circolano nei corridoi della procura a evidenziare il comportamento scorretto degli avvocati, poi ufficializzato dalle telecamere a circuito chiuso che inquadrano i corridoi. «Un atteggiamento scorretto» sottolineano dalla Procura, «il cui vantaggio peraltro è piuttosto limitato, tanto da renderlo ancor più incomprensibile».
La linea della Procura, ad oggi, sarebbe quella di archiviare le indagini a carico della decina di legali, ma far scattare immediatamente la segnalazione all’Ordine degli avvocati di Treviso che a quel punto dovrebbe prendere immediati provvedimenti nei confronti dei legali.