Un morto, malori e overdose di metadone dopo la rivolta: cos’è successo nel carcere di Trieste
TRIESTE Un morto, malori e overdose di metadone. La rivolta di giovedì in carcere a Trieste, sedata a tarda sera grazie a una mediazione del magistrato di sorveglianza Rosa Maria Putrino, è tutt’altro che archiviata. Gli strascichi ci sono, eccome.
Un detenuto morto
Venerdì, dopo i sei detenuti soccorsi dal 118 durante e subito dopo la protesta, le ambulanze sono intervenute numerose volte. In un caso non è stato possibile fare nulla, se non constatare il decesso: si tratta del quarantottenne sloveno Zdenko Ferjancic, in cella per spaccio di stupefacenti.
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Sono stati i compagni a dare l’allarme. Quando i sanitari sono arrivati sul posto, attorno alle 15 e 30, la persona si trovava già in una condizione di rigidità cadaverica. Era spirato da circa due ore.
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Infermeria saccheggiata
La causa non è nota, servirà un’autopsia. Ma ciò che è accaduto potrebbe avere una correlazione con i fatti di giovedì: nel corso della rivolta i carcerati, oltre ad aver distrutto finestre, arredi e ad aver appiccato incendi (chi ha visto gli ambienti parla di condizioni «allucinanti»), hanno saccheggiato l’infermeria. Sono spariti psicofarmaci e molte fiale di metadone. C’è chi, in queste ore, ha abusato di quelle medicine assumendole senza controllo.
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Malori e overdose
Non a caso, tra pomeriggio e sera, il 118 è stato chiamato (oltre che per un detenuto che si è sentito male per un problema cardiaco) per due overdose di metadone. Uno attorno alle quattro e l’altro alle sette. Ma già di mattina si contava un intervento del 118, dopo altre emergenze nella notte tra giovedì e venerdì di cui non si conosce l’esatta natura.
Chi era la vittima
La morte di Ferjancic, in cella per cessione di stupefacenti, potrebbe essere dovuta all’assunzione di psicofarmaci o metadone dopo la protesta? L’ipotesi c’è. I legali che difendevano da tempo lo sloveno, gli avvocati Alice e Paolo Bevilacqua, sono stati avvisati del decesso.
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«Lo incontravo in carcere una volta alla settimana – afferma Paolo Bevilacqua – l’ultima un mese fa. Aveva le problematiche che in genere si ravvisano nelle persone con disagio psicologico. Negli ultimi appuntamenti mi è parso intontito, diceva che gli davano pillole. Intendiamo fare luce su quanto successo anche perché conoscevamo bene la persona, tanto che di recente gli avevamo suggerito di farsi prendere in carico dal Sert per un percorso terapeutico. Anche se non ci risultano problematiche recenti di tossicodipendenza».
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I motivi della rivolta
Restano da chiarire i motivi che hanno determinato la rivolta, oltre ai problemi del sovraffollamento acuiti con il caldo di questi giorni (ieri sono stati fatti portare dei ventilatori per le celle). Qual è stata la miccia? I carcerati in rivolta accusano – e lo avevano urlato con insistenza durante la protesta di giovedì – il direttore Graziano Pujia. Sostengono che avrebbe sferrato uno schiaffo a un detenuto diciottenne sottoposto a procedimento disciplinare. Un’accusa che non trova però nessun riscontro con altre fonti interne al carcere. Che, anzi, smentiscono categoricamente il fatto. Da quanto risulta, inoltre, sembra che quando è scoppiata la protesta il direttore non fosse al Coroneo. L’accusa dello schiaffo è stata inventata e usata come pretesto? Andrà accertato. Gli atti sull’accaduto saranno trasmessi in Procura. Certo è che una rivolta del genere, secondo chi conosce bene le dinamiche carcerarie, non si improvvisa.
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Le reazioni
I fatti di venerdì hanno innescato prese di posizione. «Stiamo facendo degli incontri nazionali, anche con il sottosegretario Mantovano, per cercare di aumentare le risposte da dare alla popolazione carceraria», osserva il presidente della Regione Massimiliano Fedriga. «Detto questo, quanto avvenuto a Trieste è ingiustificabile, inaccettabile e intollerabile».
Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani: «Il governo sta facendo leggi e decreti che aumentano i reati e i detenuti, creano situazioni disumane e alzano la tensione nelle carceri: così i disordini sono favoriti. Nelle prossime settimane voteremo un altro decreto farsa che non produrrà nessun effetto e pure le nuove assunzioni non risolveranno la cronica carenza di organico. A Trieste i mali che affliggono il sistema carcerario italiano – aggiunge – si stanno aggravando nel totale disinteresse della destra, come dimostra la reazione di Fedriga».
Il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo (Pd), esorta l’aula a sollecitare il governo per intervenire subito sulla situazione «insostenibile» delle carceri. In particolare quella di Trieste, evidenzia la capogruppo M5S in Consiglio comunale Alessandra Richetti, «dove ho visto una situazione drammatica». —
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