Tre friulani su dieci sono in pensione, la metà prende meno di 750 euro
UDINE. In Friuli Venezia Giulia un cittadino su tre è in pensione, ma l’assegno mensile troppo spesso non consente di vivere con serenità: nel 51% dei casi l’importo è infatti sotto i 750 euro.
Bisogna però tener conto del fatto che una buona parte di pensionati è titolare di più prestazioni o comunque di altri redditi.
Questi e altri dati sono contenuti nell’ultimo report dell’Osservatorio Inps sulle pensioni (escluse quelle dei dipendenti pubblici) che è stato pubblicato mercoledì 22 marzo a livello nazionale.
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La prevalenza femminile
Per quanto riguarda la nostra regione, l’Inps ha calcolato che sono 382.160 i residenti che ricevono una pensione (ossia il 32 per cento circa della popolazione del Friuli Venezia Giulia). La maggior parte sono donne (216.009 contro i 166.151 uomini).
Le pensioni previdenziali sono 323.543, quelle assistenziali 58.617.
L’importo medio
Dai dati Inps emerge anche che in Friuli Venezia Giulia l’importo medio mensile delle pensioni previdenziali relative alle gestioni private è pari a 1.158 euro; quello delle pensioni assistenziali è di 491 euro, quello delle prestazioni di invalidità civile (che sono in totale 49.442) è di 488 euro.
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Sotto i 750 euro
Inoltre, sono complessivamente 197.546 le pensioni sotto i 750 euro nella nostra regione. Dunque il 51 per cento dei casi. A livello nazionale, sono 9.883.267 quelle con importo inferiore a 750 euro: il 43,1% (4.272.173) beneficia di prestazioni legate a bassi redditi, come integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.
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Sempre a livello nazionale è stato calcolato dall’Inps che il 65 per cento dei 17,7 milioni di pensioni vigenti in Italia nel 2023 è inferiore a mille euro (un dato che esclude i dipendenti pubblici): oltre 11,5 milioni di trattamenti sono inferiori alla cifra. Il 21,2 per cento delle pensioni nel complesso è inferiore a 500 euro. Il dato sale al 23,2% per le femmine. Il 78,7% delle pensioni erogate a donne è inferiore a 1.000 euro.
Il confronto con le altre regioni
Nel confronto con l’Italia possiamo constatare dai dati dell’Osservatorio Inps che la nostra regione è una tra quelle con il più alto numero di pensioni erogate rispetto ai residenti, ossia 32 su cento. Una percentuale più alta si riscontra soltanto in Umbria (36), nelle Marche (34), in Piemonte (33,4), Liguria (32,7), Emilia Romagna (32,1).
L’Osservatorio Inps ha anche indicato l’importo complessivo annuo erogato per pagare le pensioni in tutta Italia, ossia 231 miliardi di euro. Di questi, 206,6 miliardi sono sostenuti dalle gestioni previdenziali e 24,4 miliardi da quelle assistenziali.
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Il 47,9% delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati: quella di maggior rilievo è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, che gestisce il 45,2% del complesso delle pensioni erogate e il 58,1% degli importi in pagamento.
Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 28,3% delle pensioni, per un importo in pagamento pari al 24,6% del totale, mentre le gestioni assistenziali erogano il 22,8% delle prestazioni, con un importo in pagamento pari al 10,6% del totale.
Nel 2022 sono state liquidate 1.350.222 pensioni, il 46,5% delle quali di natura assistenziale. Gli importi annualizzati stanziati per le nuove liquidate del 2022 ammontano a 14,2 miliardi di euro, circa il 6,1% dell’importo complessivo annuo in pagamento al 1° gennaio 2023.
Anzianità, vecchiaia e invalidità
Circa il 74,3% delle pensioni di anzianità/anticipate sono erogate a uomini, mentre tale percentuale si abbassa al 37,6% per le pensioni della sottocategoria vecchiaia.
Anche nell’invalidità previdenziale (legge 222/84) c’è una preponderanza maschile: il 64,7% per l’assegno di invalidità e il 69,3% per la pensione di inabilità.
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Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 20,3% da pensioni e assegni sociali, di cui il 37,5% erogate a uomini; il restante 79,7% delle prestazioni sono erogate a invalidi civili sotto forma di pensione e/o indennità, con un indice di mascolinità del 41,6%.
Il 61,6% delle pensioni previdenziali liquidate nel 2022 è costituito da pensioni di vecchiaia, il 7,6% da quelle di invalidità previdenziale e il 30,8% da quelle ai superstiti. Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 7,0% da assegni sociali e per il 93,0% da prestazioni di invalidità civile.
La concentrazione al Nord
L’area geografica con la percentuale più alta di prestazioni pensionistiche è l’Italia settentrionale, con il 48%; al Centro viene erogato il 19,3% delle pensioni, mentre in Italia meridionale e Isole il 30,7%; il restante 2,0% (358.908 pensioni) è erogato a soggetti residenti all’estero.
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Il Nord ha un numero di pensioni per numero di residenti maggiore per le categorie vecchiaia e superstiti, seguito dal Centro e dal Mezzogiorno, mentre l’ordine si inverte per le pensioni di categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale degli importi erogati, il 55,3% delle somme stanziate a inizio anno sono destinate all’Italia settentrionale (per la vecchiaia la percentuale passa al 60,2%), il 24,3% a Italia meridionale e Isole (per pensioni e assegni sociali la percentuale passa al 55,7%), il 19,7% all’Italia centrale ed infine lo 0,7% a soggetti residenti all’estero.
Pensione media
L’importo medio mensile della pensione di vecchiaia è di 1.359,53 euro, con un valore più elevato nel settentrione (1.456,71 euro).
Età media
L’analisi della distribuzione per età evidenzia una età media dei pensionati pari a 74,1 anni, con una differenza tra i generi di 4,7 anni (71,5 anni per gli uomini e 76,2 anni per le donne). —
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