Caso Adriatici, i legali della vittima chiedono di spostare il processo
PAVIA. Gli avvocati dei parenti di Youns El Boussettaoui, il 39enne ucciso la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi da un colpo di pistola esploso dall’allora assessore Massimo Adriatici, vogliono il trasferimento del processo a un altro tribunale. Secondo i legali Marco Romagnoli e Debora Piazza ci sarebbero motivi di «legittimo sospetto» tali da «pregiudicare la libera determinazione delle persone che partecipano» al giudizio. Motivi che gli avvocati individuano «nel clima di rapporti amicali tra l’indagato e alcuni giudici».
Il riferimento è ad alcuni messaggi scambiati su whatsapp tra Adriatici e due magistrati: l’allora capo reggente della procura di Pavia, Mario Venditti, e Daniela Garlaschelli, giudice del tribunale. Le chat, va precisato, non riguardano l’indagine a carico di Adriatici e precedono la vicenda per cui l’ex assessore è indagato. «Poco importa – replica Romagnoli –. I contatti dimostrano che il clima all’interno del tribunale era viziato in partenza e che l’indagine è stata fatta in questa situazione. Quei contatti vanno visti alla luce dei punti d’ombra emersi nel corso dell’inchiesta».
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12196811]]
Lo spostamento del processo
La richiesta alla procura generale di Milano per trasferire il procedimento sarà presentata dopo che la procura di Pavia avrà esercitato l’azione penale, con la richiesta di rinvio a giudizio. Pochi giorni fa la procura ha chiuso le indagini con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa: Adriatici, quella sera di luglio, si sarebbe quindi difeso da un’aggressione ma avrebbe calcolato male il pericolo che correva, eccedendo nella reazione.
«Le segnalazioni in procura generale sono state già inoltrate», precisa Romagnoli. Il trasferimento del procedimento è una possibilità stabilità dall’articolo 45 del codice di procedura penale (finora applicata in pochissimi casi a livello nazionale), che prevede che «in ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di Cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello, rimette il processo ad altro giudice». Questo vale sia nei confronti del «giudicante che dell’ufficio della procura», spiega Romagnoli.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:12195659]]
Le chat incriminate
I messaggi finiti nel mirino degli avvocati della vittima sono contenuti nella copia del telefono sequestrato ad Adriatici subito dopo i fatti, che i legali nei giorni scorsi hanno potuto visionare. «Questa possibilità ci è stata data dopo una pronuncia della Cassazione e infine del gip – spiega Romagnoli –. Ma abbiamo potuto solo vedere il contenuto del telefono, prendendo appunti sorvegliati da un carabiniere». Gli avvocati spiegano che il 30 marzo 2021, l’allora procuratore Mario Venditti scrisse ad Adriatici questo messaggio: «L’ho intravista in tribunale. Se è ancora in zona può passare da me»? Adriatici risponde: «Buongiorno dottore, termino l’udienza e sono da lei». Nel pomeriggio un medico scrive ad Adriatici spiegando di avere avuto il suo numero da Venditti «in merito alla revoca della patente a carico di mia figlia». In un altro messaggio Adriatici scrive a un collega di avere spiegato a Venditti «la situazione del personale» e di essersi «impegnato a distaccare un agente». Nel mirino degli avvocati di Youns sono finiti anche due messaggi inviati dalla giudice Garlaschelli. In uno la giudice scrive: «Avvocato, mi pare giusto segnalarglielo perché è un post aperto al pubblico», riferendosi a un post apparso su Facebook sulla gestione della sicurezza a Voghera. In un altro messaggio si fa riferimento a un processo che è prescritto. In un terzo messaggio la giudice chiede se c’è posto nello studio legale per un tirocinante.
«Messaggi tra magistrati e un avvocato davvero poco opportuni – aggiunge Romagnoli –, che ci hanno messo in allarme. Procura e tribunale avrebbero dovuto far subito presente che l’avvocato aveva queste relazioni, il pm poteva astenersi. Se poi a questo aggiungiamo che l’autopsia è stata fatta senza avvisarci, che l’imputazione del porto di armi da guerra sembra svanita nel nulla, che le telecamere della piazza proprio quel giorno non funzionavano, allora questi contatti fanno sorgere un legittimo sospetto».
La difesa di Adriatici
Dei messaggi, gli avvocati di Adriatici, Gabriele Pipicelli e Colette Gazzaniga, danno una interpretazione diversa. «L’avvocato Adriatici ha sempre e solo avuto rapporti istituzionali con la magistratura, nessuna particolare amicizia né favori – dichiarano i legali –. Repubblica (che per prima ha pubblicato le chat, ndr) ha pubblicato comunicazioni tra Adriatici e un magistrato omettendo di riportare per intero la risposta, con l’evidente scopo di attribuire al rapporto altro significato». Alla possibilità di un tirocinante nel suo studio, Adriatici risponde alla Garlaschelli: «Disponibilissimo! Le dica di mandarmi mail con curriculum che la contatto per il colloquio». Per gli avvocati dell’ex assessore «è comunque sufficiente leggere i messaggi pubblicati, dai toni formali, tra interlocutori che si danno del “Lei”, per comprendere l’assenza di qualsivoglia confidenza. Le campagne mediatiche volte a screditare e diffamare, divulgando false informazioni, non verranno ulteriormente tollerate e troveranno risposta nelle aule giudiziarie». —