Tamaro e il post-Covid: «La scienza è davvero tale quando ammette il dubbio»
TRIESTE. Che la specie umana sia a rischio estinzione ce lo ricorda Susanna Tamaro nel suo libro appena pubblicato, Tornare umani (Solferino 2022, pagg. 288, euro 17,50). Qui la scrittrice riprende il racconto sul Covid 19 iniziato lo scorso anno con “Invisibile meraviglia”, ma questa volta all’entusiasmo per la perfetta sincronia che fa funzionare all’unisono la vita del pianeta ha sostituito uno sguardo pieno d’orrore. Documenta infatti con puntigliosa perseveranza come scelte scellerate per sfruttare al massimo le risorse del pianeta abbiano distrutto quel miracoloso ecosistema, con conseguenze catastrofiche. Tamaro non fa sconti a scienziati e politici, economisti e burocrati, industriali e allevatori di bestiame, informatici e tecnici della comunicazione, accusati di aver confuso lo sviluppo con il progresso, ottenendo così il penoso risultato di aver arricchito pochi “pescecani” e reso ciechi ed obbedienti cittadini sempre più manipolabili da chi è in grado di controllare l’informazione.
Un cambio di passo che faccia trionfare, nei vari campi, la ragione etica piuttosto che quella economica, è la richiesta inderogabile, se è proprio la biodiversità vegetale ed animale, ma anche culturale, a garantire la nostra sopravvivenza su un pianeta che comunque può continuare benissimo a girare nei cieli in salute senza di noi. L’aver reciso le proprie radici con la natura e l’essersi alienati in beni di consumo, oltretutto, hanno provocato al genere umano danni psicologici enormi, che stanno ora riguardando anche l’infanzia.
Tamaro racconta l’esperienza propria e dei suoi famigliari ed amici, intrecciando una narrazione che si avvale di numerosi inserti documentari. Parlando della trafila medico-burocratica cui il Covid 19 l’ha obbligata, inserisce nel racconto, tra le altre, la storia delle varie epidemie che hanno attraversato i secoli, la dinamica dei meccanismi che fanno prosperare le case farmaceutiche, le descrizioni di diverse tipologie di virus, ma anche di culture particolarmente sensibili al rapporto tra uomo e natura, a dimostrazione che tutto ciò che nel mondo accade è strettamente collegato e necessario a far armonicamente procedere la vita sulla Terra: dal microbo, che considera le persone solo come mammiferi in cui riprodursi, all’uomo e alla sua anima, che ben dovrebbe comprendere il valore della complessità e difendersi dagli attacchi nemici in maniera meno aggressiva.
Tamaro conduce una battaglia a tutto campo, avvalendosi di esemplificazioni che a volte sfociano in considerazioni volutamente divisive. Racconta la sua vita nel casale sulle colline umbre, dove ha scelto di allevare il bestiame in modo naturale, al contrario di quanto accade nelle terrificanti stalle-lager, volute da una logica cinica che potrebbe riguardare un giorno anche il genere umano. Ne consegue che, mancando una sana selezione naturale anche a causa di accanimenti terapeutici insensati, i numeri degli esseri da sfamare sono ormai troppo alti. Attacca poi la modalità della cura che ha abolito il dialogo tra medico e paziente, rimarcando che la guarigione è affidata certamente a fattori chimici e fisiologici, ma anche ad altri più inafferrabili, spirituali.
A questo punto non può esimersi dallo sparare a zero sulla gestione medica, farmaceutica e mediatica della pandemia e sull’obbligo di vaccinarsi, ottemperato dai più per non dover rinunciare al lavoro e alla vita civile. Comprensibili secondo lei sono allora le rivolte sociali che si sono scatenate, giustificate anche dal fatto che, tra l’altro, non si è pensato di mettere in chiaro i rischi futuri sulla salute che il vaccino comporta. Sono considerazioni che culminano in un’affermazione provocatoriamente tranchant: «Nel culto del vaccino non era più presente neppure la più lontana parvenza di scienza». L’assioma da cui deriva è che «la scienza è davvero tale soltanto quando ammette il dubbio e la possibilità dell’errore. La scienza eretta a verità assoluta non è altro che il volto postmoderno del totalitarismo».
D’accordo, anche se forse non basta indicare l’uso di un sano «buon senso» al posto di vaccini e dei relativi protocolli medici per risolvere il problema. Certo, l’obiettivo di Susanna Tamaro è di scuotere il lettore, che si è un po’ troppo abituato ad essere “intrattenuto”, piuttosto che spinto a prendere decisioni coraggiose, certamente più difficili ed articolate di quelle suggerite dal sistema manicheo dei nuovi media. Perché se abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo che sappia ripristinare una razionalità capace di arrendersi anche al mistero che incombe sulla vita, allora l’indicazione può venire proprio dagli esempi concreti di chi ha avuto il coraggio di fare delle scelte difficili: Marie Curie, che non ha ceduto le sue scoperte alle profferte economicamente vantaggiose dell’industria; Alfred Hirsch, morto nei campo di concentramento per proteggere i bambini; Franz Jägestätter, ucciso per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista.
Ma intanto anche i meno risoluti qualcosa possono fare per il pianeta cui dobbiamo la vita e verso la cui salute dovrebbe “portarci il cuore”: non a una Terra “madre” capace di sacrificio per i suoi figli dovremmo pensare, ma a una Terra “figlia”, da curare con attenzione, umiltà ed amore, per farsi perdonare al più presto la «cupa maledizione dl nostro orgoglio».