Il Veneto fissa l’agenda del governo. Zaia: «Priorità alla crisi, poi autonomia e opere»
«Giorgia Meloni? La conosco bene», confida Luca Zaia «abbiamo debuttato insieme da ministri mantenendo i rapporti nel tempo, lei è una persona determinata, un’operativa, ha una visione identitaria della politica e dovrà affrontare grandi sfide, le stesse che attendono il popolo italiano. C’è chi l’ha attaccata prima ancora dell’insediamento, mi piacerebbe che, all’americana, il leader che vince elezioni fosse accolto come il presidente di tutti gli italiani e a sua volta interpretasse le esigenze e i valori del Paese intero, inclusi quelli che non l’hanno votato».
«In questi anni io ho collaborato con governi di sinistra a volte molto lontani dalle mie idee e l’ho fatto nell’interesse primario dei cittadini, oggi esprimo un augurio di buon lavoro a tutti i nuovi nominati e, in particolare, ai neo ministri veneti».
Quasi uno scorcio di humour involontario alla luce dell’esclusione in toto dei leghisti del Veneto dalle cariche ministeriali più che mai monopolizzate dai lumbard... Tant’è. Il galateo istituzionale non basterà a soddisfare le aspettative di una regione scossa da disincanto, turbolenze e criticità sociali. «A dettare l’agenda è l’attualità, a cominciare dall’economia, da questa congiuntura negativa che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese: spero che questo sia il dossier numero uno da affrontare in maniera urgente, altrimenti ci sarà il rischio di più serrande abbassate e di un sempre maggior numero crescente di disoccupati».
Immancabile la sortita federalista nel quinto anniversario del referendum per l’autonomia con la sua valanga di sì rimasti ad oggi sulla carta.
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«È vero, siamo ancora in attesa ma abbiamo ultimato la bozza della legge quadro che, una volta approvata dalle Camere darà mandato all’esecutivo di firmare direttamente le intese con le Regioni. Non è trascorso un quinquennio di immobilismo ma di lavoro incessante grazie alla delegazione trattante. Ciò detto, per noi l’autonomia rimane la madre di tutte le battaglie e rappresenta un progetto assolutamente in linea con la Costituzione».
Difficile immaginare che Fratelli d’Italia, erede legittimo di una destra statalista e centralista, sprizzi gioia all’idea di cedere poteri, competenze e risorse ai territori. «Io sono convinto che l’autonomia differenziata, da nord a sud, costituisca un banco di prova per l’intero centrodestra, è come l’opera scolpita da Michelangelo, ottenuta cavando tutto il marmo in più compreso nel blocco iniziale. È a portata di mano ed è il motore per il futuro del Paese».
Al riguardo, Zaia se la vedrà con il ministro amico Roberto Calderoli, un autentico veterano dell’aula, non alieno – in passato - dalle frecciate al Mezzogiorno fannullone e allo spauracchio islamico.
Non solo architettura istituzionale: «Ci sono altre priorità importanti come quelle che riguardano le infrastrutture, l’ambiente e, in generale, le molte attività che abbiamo in cantiere. Ricordo, inoltre, che il Veneto è la terra delle Olimpiadi sulle quali dobbiamo tenere l’attenzione ai massimi livelli per far sì che questo evento sportivo internazionale diventi il nuovo rinascimento per la montagna veneta. Infine rammento anche le grandi sfide di investimenti e di attrazioni e capitali stranieri come la partita Intel, che è seguita costantemente dalla Regione».
L’allusione corre al nuovo, ingente, insediamento italiano del colosso statunitense del microchip: il governatore del Balbi conta di calamitarlo nel Veronese ma in ballo c’è anche il Piemonte. Chissà se all’Economia Giancarlo Giorgetti, darà un mano al vecchio amico Luca.