Mandrie dimezzate per il caro bollette nel Bellunese. «Sessanta aziende a rischio chiusura»
Il risvolto della decapitazione di una parte delle mandrie è socialmente pericoloso, ancorchè inevitabile. «Si rischia di ridurre ulteriormente il numero degli alpeggi in alta montagna, e quindi di abbandonare le quote più alte», avverte Michele Nenz, direttore di Coldiretti.
«Quassù in alta montagna», conferma, infatti, Fabrizio Pescosta, con stalla a Sappade e malga al Passo Valles, «si soffre già per lo spopolamento. Vengono a mancare le condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori, spesso a causa dei bassi prezzi e per la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero e adesso anche con la minaccia del latte sintetico realizzato in laboratorio e sostenuto da investimenti milionari da parte delle multinazionali».
Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado.
«Altro che produzioni tipiche. Il crollo della capacità produttiva rischia appunto di comportare importazioni da paesi che non applicano le pratiche sostenibili allevatoriali che caratterizzano», dice Nenz, «il sistema produttivo europeo o, ancora peggio, la spinta proprio alla produzione di cibi sintetici».
«E a rischio», continua Pescosta, «c’è anche il presidio del territorio dove la manutenzione è garantita proprio dall’attività di allevamento con il lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali».
Il parlamentare bellunese Luca De Carlo assicura che questa problematica sarà al centro delle prime riflessioni del nuovo Governo in materia agricola. «Lo sa già il nuovo ministro che dalle Dolomiti arriva questo allarme», aveva detto il parlamentare. «Che è per la sopravvivenza dell’agricoltura alle quote più alte»